Teenage Bottlerocket live @salarocksound Barcelona

Teenage Bottlerocket live @salarocksound Barcelona

locandina

Live report da Barcelona: nel frattempo la Spagna è uscita dal mondiale ma la cazzo di Francia è in finale

 

Non vedo i ragazzi del Wyoming dal 2015 all’ Honky Tonky di Seregno anche per colpa della prematura scomparsa del batterista, e ho scoperto solo un mese fa che sarebbero passati in città, ma forse meglio così perché dopo un’anno e mezzo di nulla assoluto finalmente posso andare a un concerto senza dover prendere un aereo, e spetto lo show come tutti gli altri cittadini europei hanno atteso l’inizio dei mondiali di Russia (Ventura ammazzati, Buffon fottiti). Finalmente è arrivato, in una sola parola… epico, ma come sempre: Ordine ragazzi! Ordine!

Alle 20 c’è Spagna-Iran e il concerto inizia alle 21,30, ma prima dei TBR suona un altro gruppo catalano di cui non me ne può fottere di meno, quindi ho tutto il tempo di rifugiarmi in una zona franca, casa di un amico uruguaiano e gufare come Dio comanda contro le furie rosse, e tutti sappiamo com’è andata (anche se vedere Piquè subire un tunnel da uno che probabilmente si guadagna da vivere vendendo cammelli non ha prezzo).
Arrivo alla sala rock sound alle 22,30 e ad accogliermi fuori dal locale c’è Ray che cazzeggia da solo sul marciapiede ed è lui a salutarmi per primo, sembra quasi sia contento che almeno qualcuno è venuto a sentirlo suonare, e la cosa mi spaventa un poco, ma la paura sparisce appena entro nel locale, che sta per esplodere. Il gruppo spalla sta suonando l’ultima canzone e io mi pento amaramente di non essere arrivato prima, perché anche se i vecchietti sul palco non so chi siano suonano da paura, e il pubblico risponde alla grande.
Il posto è fighissimo e merita un’accurata descrizione. Una specie di grande garage adibito a locale, il bancone a ferro di cavallo occupa il centro della sala, il  soffitto bassissimo è foderato di copri rullante firmati dalle band che hanno suonato qui. Le pareti nere non intonacate sono coperte di  graffiti, poster, adesivi, e foto di gruppi di ogni genere e attraversate da una mensola ad altezza gomito che percorre tutto il locale, completamente occupata da bottiglie di birra, non c’è un centimetro libero, i camerieri raccolgono solo a fine serata, ma sembra siano in sciopero da un mese. Il  palco è come piace a me:  microscopico, alto 30 centimetri e praticamente interamente occupato dagli strumenti e dai ventilatori che tentano invano di combattere il caldo soffocante. Se devo dirla tutta io il CBGB me lo immagino così, e una un’insegna a grandezza naturale appesa a una parete mi fa pensare che il proprietario ne sarebbe contento.
Tempo per una birretta, rigorosamente in bottiglia di vetro, e inizia il concerto. Ad aprire le danze in realtà è Milo, il figlio di 9-10 anni di Ray che ci delizia con un assolo di batteria. Il giovincello probabilmente è in vacanza dalla scuola e non sa dove passare l’estate, quindi gira per l’europa in tour con papà. (Nell’arco della serata farà la sua apparizione 3 o 4 volte, e alla fine, diciamola tutta, con i suoi diti medi e facce da duro ha anche un po’ rotto il cazzo, e non sono l’unico a pensarlo, infatti  qualcuno lo prende e lo lancia in uno stage-diving forzato con il solo scopo di farlo sparire). Finalmente si inizia per davvero e non c’e n’è per nessuno, breve intro suonata e poi subito Skate or Die, la gente in delirio indici puntati tutti a cantare e corpi che passano sopra il pubblico senza sosta, come immaginabile 15 secondi tutti sono fradici di sudore.
Anche dal punto di vista del suono l’attitudine punk del locale non viene tradita, la batteria la fa da padrona, le chitarre sono praticamente inesistenti e le voci si sentono il minimo indispensabile per poter capire che canzone stanno suonando, ma non importa, perché il pubblico catalano è stra preso bene e le canta tutte, tanto che anche quelli che stanno sul palco si guardano compiaciuti per il singalong del pubblico e nel corso della serata ne approfitteranno più di una volta per tirare il fiato, si, perché l’unica cosa che è mancata è l’ossigeno arrivano alla fine esausti, il bassista suona le ultime tre canzoni appoggiato a un ventilatore, e il batterista, che comunque non ha mollato pare che stia per vomitare dalla fatica, Kodi è talmente sudato che la sua chitarra sembra stia piangendo, e ci si chiede come cazzo fai ad essere così grasso se suoni tre sere a settimana?.
La scaletta non me la sono segnata (non ho un attimo di respiro e sono talmente preso bene che mi accorgo solo a fine concentro di essere stato tutto il tempo abbracciato al cantante del gruppo spalla) hanno pescato un po’ da tutti gli album, soprattutto quelli vecchi e in un’ora e mezza di concerto le hanno fatte tutte le canzoni più fighe. Tutte. Tranne una. La mia preferita.
Il film del concerto finisce con una scena che richiama quella dell’inizio, ci siamo io e Ray, con i gomiti appoggiati al bancone e con una birra rigorosamente in bottiglia di vetro in mano. Per la seconda volta nella serata lui mi saluta e mi sorride, segno che anche la prima non era disperato ma semplicemente gentile. Questa volta ancora carico vinco la timidezza e gli rispondo, lo ringrazio per il concerto, gli dico che erano quasi tre anni che lo aspettavo e che ne è valsa la pena. Lui felice ringrazia. Ci ho preso gusto, e lui sembra abbia voglia di chiacchierare, quindi gli chiedo perché non hanno fatto Maverik, la mia canzone preferita. Lui fa una faccia schifata si gira e se ne va senza salutarmi. Poco male, sarà per la prossima volta, speriamo tra meno di tre anni.
El chorizo

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