Punk in Drublic Fest @ Circolo Magnolia Milano

Punk in Drublic Fest @ Circolo Magnolia Milano

Il nostro nuovo adepto Frankie ci racconta il Punk in Drublic Fest: grazie! Seguite il suo esempio: scriveteci dei concerti dove andate…

Il Punk in Drublic Fest è il festival itinerante promosso e capitanato dai Nofx (prende il nome proprio dall’ album del 1994 della band californiana), che sta attraversando l’Europa con al seguito un bel assortimento di band che varia a seconda della data.

Sono stato alla data milanese, al Circolo Magnolia di Segrate dove, insieme ovviamente ai Nofx, come headliner c’erano Mad Caddies, Less Than Jake, L7, The Bronx, Giuda e Bad Cop/Bad Cop.

Il Magnolia è il luogo ideale per un evento del genere: da una parte le varie zone all’ aperto rendono il clima molto rilassato e festaiolo (numerosi gli stand tra cui anche quello della Tsunami edizioni, dove i Nofx hanno firmato le copie del loro  libro) e dall’ altra, grazie agli spazi contenuti, si riesce a mantenere quasi un’intimità da club.

Arrivo al Magnolia molto tardi (dura la vita da padre…) e stanno già iniziando i Less Than Jake.

L’ultima volta che ho visto la band di Gainesville è stato nel lontano 2014 a Dublino, quindi l’attesa per questo live è spasmodica!

Iniziano da subito con il piede sull’ acceleratore con Sugar in your gas tank e il pogo si accende immediatamente. I pezzi si susseguono velocemente pescando dai vari album ma soprattutto da Anthem. Suonano anche Whatever the weather dall’ ultimo ep, annunciandola come la canzone dei LTJ preferita da Fat Mike (con tanto di comparsata sul palco del cantante dei Nofx). I brani si avvicendano fino ad esplodere con All my best friends are metalheads, cantata a squarciagola da tutto il pubblico.

Grande ritorno per una grande band che è sempre una garanzia!

Il cielo comincia a imbrunire mentre salgono sul palco i Mad Caddies. Non sono mai stato un grande fan della band e non li ho mai visti dal vivo, quindi curioso di vederli in azione.

I ritmi veloci dello ska-punk dei LTJ  lasciano spazio a tempi più rilassati in stile reagge. I primi brani ingranano la marcia bassa per poi far decollare la set list alla terza canzone. I californiani se la cavano davvero bene, in particolare si fa notare il trombettista, abile sia con il suo strumento sia con la voce.

Questa sera la band presenta anche la loro ultima fatica, Punk Rocksteady, in cui rivisitano alcuni brani punk con il loro particolare stile. La loro versione di She dei Green Day fa cantare tutto il Magnolia e in effetti le dona una luce nuova e molto interessante.

La set list si chiude con il classicone Monkey e sicuramente manterrò un bel ricordo di questa performance.

A questo punto, sotto il palco del Magnolia si accalcano tutti quelli che fino a quel momento erano stati in disparte e l’atmosfera si fa incandescente.

Si sa che i Nofx sono una band fuori dagli schemi e vederli iniziare il concerto con Fat Mike che sale sul palco e canta in playback Time Warp tratto da The Rocky Horror Picture Show mi ha fatto sorridere ma non mi ha meravigliato più di tanto.

Il concerto vero e proprio si apre con 60% e Seeing double at the triple rock. Dopo qualche pezzo, suonano Louise, brano totalmente improvvisato sul palco e che, a detta loro, non suonavano live da diversi anni. Lory Meyers è accompagnata egregiamente nella parte femminile da Stacey Dee, cantante delle Bad Cop/Bad Cop.

Diversi sono i momenti in memoria di Steve Soto, bassista degli Adolescents recentemente scomparso, ma il momento è imbarazzante quando Melvin e Fat Mike propongono un momento di silenzio e il pubblico continua a parlare… (bah)

Si susseguono i brani (ovviamente tutti intervallati dai discorsi ironici/sarcastici di Fat Mike, che stasera sembra comunque più sobrio del solito) sia vecchi sia presi dall’ultimo lavoro, fino ad arrivare a I’m so sorry Tony, canzone dedicata all’amico Tony Sly dei No Use For A Name, che chiude la scaletta “ufficiale”.

L’encore regala ancora Fuck the kids, Linoleum, Bottles to the ground eReeko. Il balletto su Everyone’s a little bit racist che coinvolge membri della band, di altre band e dello staff chiudono il concerto in puro stile Nofx.

Pollice in su per la performance e per l’intero festival. La location è stata soddisfacente, anche se a conti fatti un po’ troppo ridotta, soprattutto durante l’esibizione degli headliner. Le band coinvolte interessanti e variegate.

Attendiamo allora la prossima edizione e, viste le recenti vicissitudini (http://www.brooklynvegan.com/nofx-joke-on-stage-about-vegas-shooting-at-least-they-were-country-fans/), forse vedremo più spesso i Nofx in Europa.

Frankie

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