THE CASUALTIES – Written In Blood-Cleopatra Records

THE CASUALTIES – Written In Blood-Cleopatra Records

Frankie ha sentito per noi il duecentesimo disco dei Casualties: purtoppo manca Jorge Herrera, ma i ragazzi sono belli incazzati lo stesso!
Sirene della polizia, basso e batteria pulsanti, cori ripetuti: inizia così l’ultimo album dei Casualties e capisci che i re del metal punk sono tornati!
Written in Blood è il decimo album della band di NYC, che negli ultimi vent’anni ha consolidato il proprio sound, particolarmente riconoscibile e peculiare, e lo ripropone in ogni lavoro, mantenendo la formula invariata (o quasi), al grido di “squadra che vince non si cambia”. è il primo album pubblicato per Cleopatra Records, etichetta che ha ospitato tra gli altri The Vibrators, UK Subs e The Damned.
Grande novità è l’assenza del cantante Jorge Herrera, membro fondatore e vero e proprio marchio di fabbrica dei Casualties. Personalmente la sua voce, esasperatamente rauca e afona, è stato il motivo principale per cui mi sono avvicinato a questa band nel 2004 e la sua mancanza si sente immediatamente. Basta andare a leggere i commenti di YouTube al video dell’album completo, per comprendere quanto l’assenza di Jorge sia pesante! Intendiamoci: David Rodriguez svolge il suo lavoro in maniera impeccabile (anche se resta un timbro di voce un po’ più anonimo) ma Herrera aveva creato intorno a sé anche un personaggio che difficilmente sarà dimenticato dagli hardcore fans.
Torniamo al disco: la prima traccia, 1312 (ovvero ACAB, e potete intuire la tematica) è l’esempio perfetto per descrivere lo stile dei Casualties: canzone veloce e aggressiva, cori che ripetono il ritornello, assoli di chitarra: c’è tutto!
La terza traccia, Ashes of my Enemies, a mio avviso è alquanto particolare perché ha un arrangiamento piuttosto allegro per gli standard della band, che ci ha sempre abituato a canzoni abrasive e incazzate.
Le successive Demolition, Guard Dogs e la title-track tornano al classico stile dei newyorkesi, mentre sorprende l’intro di Feed Off Fear, suonato al pianoforte che però si rivela solo l’incipit prima della solita distruzione totale!
So Much Hate si distingue invece per un ritornello molto melodico e orecchiabile, grazie ai cori di sottofondo alla voce di David.
Anche in questo lavoro non poteva mancare la canzone in spagnolo, elemento sempre presente in qualsiasi disco della band, e Ya Basta fa la sua porca figura.
L’album si conclude con le ultime cinque canzoni senza particolari scossoni o colpi di scena ma riuscendo comunque a mantenere alto il livello di attenzione.
Per concludere, Written in Blood, nonostante l’assenza del vecchio singer, riesce a portare a casa il risultato in maniera più che soddisfacente, anche perché il resto della band (Jake alla chitarra, Rick al basso e Meggers alla batteria) è insieme da parecchi anni, rodato e a quanto pare riesce a produrre ancora musica interessante.
Li aspettiamo a gennaio per le date del tour europeo a supporto dell’album, che passerà anche nel nostro Paese!
Frankie

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