Jawbreaker @ Circolo Magnolia Milano

Jawbreaker @ Circolo Magnolia Milano

Con l’inganno e promesse da marinaio ottengo la recensione del concerto dei Jawbreaker a Milano: chi meglio di Chesterfield King poteva farla? Io c’ero ma onestamente di Jawbreaker è meglio che non parli troppo, comunque serata figa anche per me che non capisco un cazzo…e grazie a RZR….ma ora parola al King…

Tommy mi ha richiesto di buttare giù una recensione del concerto dei Jawbreaker a Milano del 29/5. Lo faccio volentieri. In cambio Tommy mi ha promesso che presto metterà sul sito una sezione dedicata alle prossime date di concerti, visto che quella sezione che era ottima nella defunta Troublezine non ha ancora trovato una degna sostituta. Mi spiego, ci sono alcuni siti che danno qualche indicazione, ma si parla solo di gruppi tipo NOFX o Punkreas di cui a me non frega assolutamente nulla e che comunque in un modo o nell’altro si viene comunque a sapere che ci sono. C’è bisogno invece di qualcosa che dica per esempio anche quando suonano in giro per l’Italia gruppi piccoli in posti piccoli. Per cui: grazie Tommy, sei tutti noi!

Ma veniamo ai Jawbreaker.

Dunque, inizialmente pensavo che venissero in Europa solo al Groezrock e a Londra: mi ero già messo via di non vederli. Quasi rassegnato di morire senza vedere dal vivo i Jawbreaker. Invece il buon Tommy mi ha informato di questa data milanese e gli sarò grato per sempre per questa informazione, oltre che per la nuova rubrica di cui sopra!
Sulle prime, il concerto doveva essere all’Alcatraz. Poi è stato spostato al Magnolia e, da quello che ho visto l’altra sera, direi che lo spostamento è stato dovuto causa “ridimensionamento” dell’evento rispetto al pubblico partecipante. Infatti al Magnolia ci saranno state al massimo 300 persone (per questo hanno allestito un palco piccolino, mentre sulla dx c’era un palco gigante destinato probabilmente ad eventi più numerosi).

Arrivo al concerto con il mio amico di mille avventure mr. Dick e il mio pargolo 12enne anche lui appassionato di Jawbreaker (cioè, diciamo meglio, gli piacciono giusto quelle 7-8 canzoni cult che non si possono non conoscere e non amare: ci tengo all’educazione io). Entriamo al Magnolia dunque verso le 21:30. Giusto il tempo di sentire un paio di canzoni di una scassacazzi americana che non ho capito molto che genere faccia e che non saprei riconoscere visto che non ho messo gli occhiali per vederla bene in faccia, da quanto poco mi ha interessato. Il tempo di prendermi un whisky al bancone esterno e i Jawbreaker sono già sul palco. Belli e tenebrosi con il loro immancabile stile casual e le facce ormai scafate dal tempo. Come quelle di buona parte del pubblico (anche se, devo essere sincero, pensavo più gente anziana tipo dei miei anni, invece mi è sembrato di vedere anche molti early 30s).

Il concerto inizia senza troppi fronzoli con Chemistry, una delle canzoni che tirano di più in famiglia: quella preferita da mia moglie. Diciamo subito una cosa: Chemistry non è una canzone particolarmente veloce; è uno dei pezzi più grungeggianti di Dear You. Strofa sofferta e ritornello liberatore. Bene, i Jawbreaker la suonano rallentata. Diciamo subito una seconda cosa: i Jawbreaker suonano tutte le canzoni rallentate! Meno male che me lo aspettavo, visto che, da quello che ho visto in internet, fanno così dalla reunion di 2 anni fa. Quindi, in generale, il ritmo del concerto non è brutale tipo Queers al PRR dell’anno scorso. Però dai, poteva andare molto peggio: un po’ di movimento sotto il palco c’è stato (cmq c’è anche da dire che, vista la presenza di mio figlio ancora ragazzino, io non ho potuto dare  particolarmente gas). Nel frattempo direttamente dal boschetto di Rogoredo si presenta anche Stewie un altro amico ritardatario. E si va avanti con un altro must in famiglia: the Boat dreams from the Hill, canzone di apertura di quel capolavoro di album che è 24 Hour Revenge Therapy. Anche qua, non eseguita velocissima ma stupenda comunque. E’ il momento poi di Want, la preferita di mio figlio che infatti sbiascica lì anche lui qualche pezzo di strofa e si sgola al ritornello. Ahiaiahiahaiah I want you. Avrei sognato molti più pezzi da quell’album ma come sopra non mi ero fatto illusioni visti i video di alcune date precedenti. Tra l’altro, non so se non suonano più quei pezzi per mancanza di voce (molti sono praticamente urlati) o semplicemente perché si sono stancati di fare quei capolavori. Forse più per mancaza di voce (ecco, c’è da dire che Blake certamente non ha più la voce di anni fa e qualche volta sembra anche un po’ fuori tempo rispetto alla musica ma, dal mio punto di vista, si tratta di dettagli insignificanti). A seguire un altro paio di pezzi (tra i migliori e più veloci) di Dear You: Save your Generation e Sulltering May 4th, e, subito dopo, forse la regina delle canzoni dei Jawbreaker: Condition Oakland. In pratica, nelle prime 6 canzoni si sono sparati quasi tutti i proiettili più pesanti. Qualcuno da sotto il palco chiede a gran voce Equalized. Ma mi è sembrata giusto una richiesta tipo tentativo ironico di far suonare un pazzo che i Jawbreaker credo avessero già smesso di suonare da anni, già al tempo in cui si sciolsero nel lontano 1996.  E’ poi il momento OK per Ache, una canzone che di punk ha davvero poco ma che stranamente e straordinariamente mi piace assai, seguita da un altro pezzo che aspettavo con ansia: Jinx Removing. A questo punto mio figlio mi dice: papà, quelle che conosco le hanno fatte tutte, ce ne andiamo a casa? Per fortuna gli ricordo che all’appello delle sue canzoni conosciute manca ancora Boxcar e che quindi vale la pena aspettare ancora. A seguire poi un paio di pezzi un po’ lenti (e di certo non i miei preferiti) presi da Dear You (Accident Prone e mi pare Jet Black). Ah, mi sono dimenticato di dire che da qualche parte prima  hanno fatto anche Sea Foam Green, un pezzo simpatico incluso in Punk USA, una vecchia compilation Lookout.  Le ultime tre sono tre pezzi che adoro: Chesterfield King, Shield Your Eyes e Kiss the Bottle. E poi finito tutto.

Gli amici dicono che hanno cannato la scaletta facendo tutte le più belle all’inizio e niente Boxcar. Direi che un po’ c’hanno ragione. Poi, a parte Boxcar, ce n’erano altre (tra quelle che fanno nei tour) che sono rimaste fuori: niente West Bay Confidential, per esempio. Però, tutto sommato, Boxcar è anche una canzone un po’ banale: e diciamocelo, se dovevano lasciarne fuori una, meglio lei che Oakland o Want.

Non so se torneranno mai in Italia, visti anche i non molti presenti. E quindi, diciamo che c’è la possibilità,  in quanto a età mia, ma soprattutto età loro, che io e i Jawbreaker non ci rivedremo più in questa vita. E quindi, per me si è trattato di un concerto epico. Atteso ma inaspettato. Una di quelle esperienze che tutti dovrebbero provare almeno una volta prima di morire.

Chesterfield King

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