FLOGGING MOLLY + DESCENDENTS + MUTE + LINEOUT @ Carroponte, Sesto San Giovanni

FLOGGING MOLLY + DESCENDENTS + MUTE + LINEOUT @ Carroponte, Sesto San Giovanni

Serata sicuramente variegata quella dell’altra sera al Carroponte di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, organizzata dalla Hub Music Factory.

Questo già era evidente dagli headliners, anzi co-headliners: da una parte i Descendents, la storia del punk rock che ha impresso uno stile unico e originale nella scena americana e mondiale, e dall’altra i Flogging Molly, band Irish punk ormai portabandiera del genere. In apertura i canadesi Mute e i nostrani LineOut, hanno arricchito ulteriormente la serata con la loro carica di velocità, assoli e tecnicità.

Non si può nascondere che la scelta delle band presenti e il running order degli headliners (prima i Descendents e poi i Flogging Molly), ha fatto storcere il naso ad alcuni fan. Questo principalmente per due motivi: primo perché le fanbase delle due band si intersecano solo in parte e secondo perché far suonare una band che ha fatto scuola a partire dai primissimi anni 80 prima di una band che si è fatta notare negli anni 00, può comprensibilmente urtare i punk di vecchia data.

Riprenderò questo aspetto nel corso del live report, ma adesso andiamo con ordine.

 

LINEOUT

Devo ammettere che la prima e unica volta che ho ascoltato i LineOut prima di vederli dal vivo al Carroponte, era su Spotify il giorno precedente al concerto. Non mi avevano colpito particolarmente e mi sono approcciato al loro live senza grandi aspettative. Il fatto che sotto al palco ci fossero poche decine di persone, sembrava confermare il mio pregiudizio. 

Invece mi sono dovuto ricredere. I quattro milanesi propongono un melodic hardcore piuttosto tecnico, con cambi di tempo, sfuriate alternate a momenti più groovie. La potenza sprigionata è notevole, grazie alla coppia di chitarre e alla batteria veloce e precisa. Protagonista indiscusso della scena è però il bassista, innegabilmente talentuoso, che nel corso della setlist sciorina praticamente tutte le tecniche per suonare le quattro corde. Convincente la voce del cantante/chitarrista, aggressiva al punto giusto, pur rimanendo quasi sempre pulita.

I venti minuti a disposizione per la band terminano velocemente e non ci resta altro che attendere il prossimo live della band per confermare l’ottima impressione di questa sera.

 

MUTE

Lo stile dei Mute assomiglia a quello dei LineOut, anzi si può dire che i primi siano fonte di ispirazione per i secondi. Tuttavia i canadesi non riescono a conquistarmi come hanno fatto i loro predecessori.

Forse perché, mentre i LineOut mantengono un’attitudine ancora punk rock, i Mute sembrano musicisti metal prestati al punk (il chitarrista solista sfoggia una maglietta degli Angra!). O forse perché i quattro d’oltreoceano non sono particolarmente simpatici (il batterista a un certo punto dice una cosa tipo: “Appena finiamo di suonare dobbiamo ripartire subito per l’Austria. Faremo tutta la notte in viaggio senza dormire. E là suoneremo ancora con i Descendents.” Bravo, vuoi un applauso?)

La gente sotto al palco è un po’ più numerosa rispetto a prima ma l’affluenza è ancora piuttosto bassa; inoltre i fan della band  si contano sulle dita di una mano.

Simpatica la chiusura con la cover di To Be With You dei Mr. Big, ma non è sufficiente a farmi cambiare idea su questa band, seppur valida, ma che non è proprio nelle mie corde.

 

DESCENDENTS

Come già accennato prima, molta gente è venuta qui anche da fuori Milano esclusivamente per loro e un buon numero di questi se ne andrà dopo il loro live.

Appena salgono sul palco, questa è il quadro che si presenta al pubblico. 

Milo Aukerman: occhiale con cordino d’ordinanza, calzino bianco e borraccia di plastica che terrà a tracolla per tutto il concerto e dalla quale ogni tanto succhierà qualche sorso di chissà quale bevanda (probabilmente acqua).

Stephen Egerton: solita maglietta anonima ed espressioni epiche tipo “bocca a culo di moffetta”.

Karl Alvarez: sguardo dritto davanti a sé per tutto il tempo e dita tentacolari sul suo basso ormai logorato dagli anni.

Bill Stevenson: sommerso dai piatti dal quale ogni tanto emerge la sua testona sorridente.

I Descendents da sempre sono la punk band per eccellenza perché sono l’anti-punk band. Nerds, sfigati, anticonformisti anche verso la “moda punk” e per questo amati alla follia.

Suburban Home ha il compito di aprire le danze e ovviamente si scatena l’inferno. La scaletta è ben bilanciata tra pezzi degli anni 80 (Hope, I’m Not A Punk, I Don’t Wanna Grow Up, Silly Girl), quelli degli anni 90 (Rotting Out, I’m The One, Everything Sucks, Coffee Mug – con super wall of death) e pezzi più recenti (On Paper, Shameless Halo, Feel This, Without Love). 

Mi dispiace che non abbiano fatto Smile, una delle mie preferite in assoluto, ma il tempo a disposizione – poco più di un’ora – non permette di poter fare una setlist troppo estesa. Descendents chiude il set senza bis e chi si è visto si è visto.

L’unica nota dolente del concerto sono stati i volumi. Come già era successo l’ultima volta sempre al Carroponte, il volume complessivo era veramente basso. Persino Milo quando parlava al microfono tra una canzone e l’altra si faceva fatica a sentire. Personalmente non conosco il motivo. Una scelta della band? Un’imposizione comunale (questo no perché le altre band si sentivano meglio)? Un incompetente al mixer? Il terremoto? Le cavallette? Se qualcuno conosce la risposta, ce lo faccia sapere!

 

FLOGGING MOLLY

L’atmosfera cambia, il pubblico in parte cambia. 

Entra Dave King, con ciuffo rosso e l’immancabile Guinness in mano, seguito da tutta la banda e sulle note di (No More) Paddy’s Lament inizia il set dei Flogging Molly. Quest’oggi a sostituire Bob Schmidt al mandolino e banjo c’è un tizio barbuto che viene presentato all’inizio. 

La scaletta (devo dire – per fortuna) è sbilanciata sui pezzi dei primi quattro album, mentre dall’ultimo Life Is Good vengono estratte solo Crushed e The Days We’ve Yet To Meet e nessuna canzone da Speed of Darkness.

Dopo i primi due pezzi, il concerto decolla definitivamente con Drunken Lullabies e lo spiazzo del Carroponte si trasforma in una bolgia che salta su e giù. Numerosi anche i circle pit e i (tentativi di) wall of death: in questi casi si percepisce la presenza di gente non troppo avvezza ai concerti punk, che quindi gestisce in modo goffo questi momenti.

Gli episodi più concitati, come ad esempio Likes Of You Again, Swagger, Black Friday Rule, Devils Dance Floor sono davvero coinvolgenti mentre quelli più introspettivi – e il culmine di questo è sempre If I Ever Leave This World Alive – cantati a squarciagola da tutti. Era da tanto che non mi divertivo così a un concerto dei Flogging Molly!

Seven Deadly Sins chiude nel migliore dei modi il concerto, senza concedere bis, come anche i Descendents avevano fatto.

Per concludere, questa serata al Carroponte è stata diversa, con proposte differenti l’una dall’altra, ma tutte valide (al di là dei gusti personali). In queste occasioni è solo il modo con cui affronti la serata, che ne può cambiare l’esito. Poi ognuno faccia quello che crede.

Frankie

One thought on “FLOGGING MOLLY + DESCENDENTS + MUTE + LINEOUT @ Carroponte, Sesto San Giovanni

  1. Vedere i Descendents di spalla ad una anonima band di irish punk mi ha fatto triste. Gli inventori del punk rock modertno che aprono ad una improbabile evoluzione dei pogues (magari)????
    Secondo me anche i volumi dei Descendents sono stati una scelta della produzione, altrimenti i pifferai avrebbero davvero sfigurato. Anche se l’ipotesi del fonico incompetente è possibile in quanto oltre a non esserci botta quello che usciva dall’impianto era pure bruttino.
    Li hanno trattati e considerati alla stregua delle altre sue band. Evidente anche dal setting dello stage e dalla coreografia inesistente.
    Di contro ho visto di non essere l’unico 50enne ad aver fatto 400km per vederli e che un sacco di giovani conosceva i pezzi.
    Fossi in loro bandirei il promoter dalla loro lista

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