Four Year Strong – Pain Brain

Four Year Strong – Pain Brain

I Four Year Strong sono una delle band più rappresentative del cosiddetto easycore, il genere che mescola sonorità pop-punk a elementi hardcore, molto apprezzato negli USA, non troppo qua da noi. Habituè del Vans Warped Tour, sono passati più volte dalle nostre parti anche se mi sembra che manchino all’appuntamento ormai da qualche anno.

Io personalmente li ho amati nei primi album, in particolare Rise or Die Trying e Enemy of The World, quelli che li hanno portati sotto i riflettori.
Reputo il successivo In Some Way, Shape or Form un po’ meno interessante perché il sound è più rockeggiante, anche se all’interno della tracklist c’è forse la mia canzone preferita della band, Stuck in the Middle. Con il self-titled album sono tornati a riprendere lo stile degli inizi senza però raggiungere il livello qualitativo dei lavori precedenti.

L’artwork di Pain Brain è molto curato e reputo la copertina una tra le più belle della produzione della band di Worcester. Il disco esce per Pure Noise Records, una delle etichette del momento, che sta facendo uscire o farà uscire molti dischi più che validi, tra cui il nuovo degli Spanish Love Song, Rotting Out, Masked Intruders, Counterparts e Knocked Loose.

In generale il sound non subisce scostamenti rispetto a quello che ci hanno abituato negli ultimi dischi: strofe ritmate, ritornelli super catchy, breakdown spezzacollo e sfuriate hardcore qua e là. Come al solito, i due cantanti/chitarristi Dan O’Connor e Alan Day si prendono la scena alternandosi con fraseggi e controcanti alla voce e alla sei corde. Questo è sempre stato il loro cavallo di battaglia, nonché tratto distintivo, e su questo non deludono.
La prima traccia, It’s Cool, funge da intro per tutto l’album perché parte soft ma incalzante per poi esplodere improvvisamente in un drumming furioso. La canzone si conclude con un breakdown stupendo lasciato in sospeso.
Get Out Of My Head è uno dei singoli estratti per la promozione dell’album. Solitamente, e anche in questo caso è così, i singoli sono i pezzi con una melodia più pop, tentativamente più radiofonici. In particolare però questo brano secondo me ha un difetto: è come se restasse in un limbo di attesa di compimento che non giunge mai, resta in sospeso, non c’è il ritornello che apre ma il riff pulsante di chitarra dura fino alla fine senza risolversi mai (effetto voluto?).
Tra i singoli preferisco sicuramente Talking Myself In Circles e ancora di più Learn To Love The Lie, con strofa e ritornello veramente fighi.
Altri pezzi sono in pieno stile FYS, come ad esempio Crazy Pill, Mouth Full Of Dirt, Usefully Useless, in cui i rimandi ai cari vecchi tempi sono molto apprezzabili.
Be Good When I’m Gone è una ballad che, se non erro, è la prima della loro carriera. Senza dubbio questa traccia è figlia del disco precedente del 2017, Some of You Will Like This, Some of You Won’t, dove hanno reinterpretato i loro vecchi pezzi in versione acustica.

In conclusione Brain Pain non è il disco migliore dei Four Year Strong ma è il disco migliore tra gli ultimi rilasciati: prende le sonorità degli esordi e le rielabora in una versione più matura e potente. Se non avete apprezzato i lavori precedenti, probabilmente non vi ricrederete con questo, ma se i 4 americani sono stati o sono parte della vostra playlist, di certo Pain Brain sarà aria fresca per i vostri polmoni musicali. Bel lavoro, Four Year Strong!

Frankie

Tracklist:
1. It’s Cool
2. Get Out Of My Head
3. Crazy Pills
4. Talking Myself in Circles
5. Learn to Love the Lie
6. Brain Pain
7. Mouth Full of Dirt
8. Seventeen
9. Be Good When I’m Gone
10. The Worst Part About Me
11. Usefully Useless
12. Young At Heart

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