Never Trust a Punk: quella volta che sentii the Decline dal vivo

Never Trust a Punk: quella volta che sentii the Decline dal vivo

Inizia oggi la nostra rubrica Never Trust a Punk: racconti, aneddoti, pensate, frizzi e lazzi….Oggi Koppo ci racconta di quando ebbe una gran botta di … fortuna. Si è beccato TUTTO the Decline dal vivo!

THE DECLINE … dal vivo!

Come molti di voi sapranno, il 10 aprile 2020 i Nofx hanno pubblicato in anteprima su YouTube il video integrale live di ‘ The Decline’ accompagnati dalla Baz’s Orchestra.
Brividi… veramente pazzesco.
Quanti di voi hanno visto e sentito dal vivo l’esecuzione di quello che (giustamente) viene ritenuto il capolavoro assoluto di Fat Mike e soci?
Ora vi racconto la mia esperienza in merito.

18 giugno 2008.
Estragon, Bologna.
C’è in programma un festival chiamato ‘Rock The Week’ e la line-up promette benissimo: Zox, Anti-Flag, Coheed and Cambria, Funeral for a Friend, Rise Against, Nofx.
Giornata caldissima, non solo per la temperatura ma anche perchè la presa bene si è già impossessata di tutti noi.
Eravamo 3 amici in auto (spero che Gino non ci chieda la Siae dato che è soltanto una citazione, per giunta messa per iscritto), da Bergamo alla volta di Bologna. Siamo io e il mio amico fraterno (nonché compagno di concerti da una vita, oltre che bandmate) Ange , quindi coppia rodata e vista all’opera in giro per i concerti di tutta italia dalla fine degli anni 90.
In quell’occasione si era aggregato last minute il nostro coscritto Alberto, preso bene di natura ma noto per andare facilmente e velocemente “fuori giri”. Arrivammo con buon anticipo (il sottoscritto è un indescrivibile rompicoglioni e soprattutto per i concerti fuori porta la partenza è prevista non oltre metà mattina), circa due ore e mezza di strada in cui, come consuetudine vuole quando si viaggia in direzione Nofx, ci si accompagna per tutta la durata del tragitto con gli aneddoti del loro ultimo concerto visto in ordine di tempo.
In quel caso si trattava di una data molto recente, avevano suonato infatti all'”Idroscalo Rock” a Milano , il 2 settembre del 2007, headliners della seconda giornata che su due palchi vide alternarsi loro, Turbonegro, The Locust, Sottopressione, Ignite, Sick Of It All e Persiana Jones, tra gli altri.

C’era già una gran bella affluenza di persone, da tutta italia, anche perché i Nofx in quel tour avevano due date italiane, ma l’altra logisticamente non era molto facile da pianificare (Cagliari).
Il nostro socio Alberto, come se non lo sapessimo, già dopo un quarto d’ora di attesa fuori dal tendone dell’Estragon prima che la security inizi a vidimare biglietti e fare entrare la gente, iniziava a dare segni d’indolenza.
Il suo ‘vaffanculo’ con tanto di coda finale sulla ‘o’ che nemmeno i cori di “Don’t Call Me White”, urlato in faccia a un addetto della security alto 20 cm in più di lui e grosso 3 volte tanto … diciamocelo, non fu una mossa troppo intelligente. Lo presero di peso e credo che per i successivi cinque minuti della sua vita ci fosse la scimmietta di Homer Simpson che nel cervello mentre girava gli urlava ‘sei un coglione’.
Spoiler: finì preso, ripreso, preso un’altra volta e portato fuori dall’Estragon almeno altre 3 volte quel giorno…non ce lo siamo mai detti, ma non so neppure se almeno un concerto per intero sia riuscito a vederselo quel giorno. Fu comunque l’ultima volta in cui si aggregò a noi.​

Tempo di entrare, dare un’occhiata al colpo d’occhio e a dove sono dislocati banchetti del merch e bar, inizia lo show: io e miei soci siamo attaccati alle transenne appena decentrati verso sinistra (mia postazione da concerto preferita ormai da tempi immemori).

Ai concerti ci sono quattro tipologie di persone:
– Quelle che NON possono perdersi neppure lo spegnimento di un led sul palco dall’inizio della prima band fino a quando il roadie dell’ultima band ha portato via dal palco gli ultimi ‘case’ , che si accampano davanti e (forse) solo un nubifragio o un terremoto possono convincerle a staccarsi. Forse.
– Quelle che sono interessate principalmente a una/due bands e durante il resto della giornata vagano, girano, escono, rientrano, mangiano, bevono, dormono, copulano (occasionalmente), fotografano cose a caso, impostano tribune politiche, fomentano le folle a caso, in generale rompono i coglioni a chiunque abbiano intorno nel raggio di 50 metri.
– Quelle che hanno accompagnato figli/e, parenti, fidanzati/e, trombamici/che, amici/che ma conoscono soltanto di nome o per un paio di canzoni solo e soltanto gli headliner e arrivati a metà giornata o inizio serata hanno già le palle piene come le guance di Johnny Rotten nelle sue foto recenti.
– Quelle che non gliene frega proprio un cazzo e sono lì solo per dare fastidio, polemizzare, attaccare bega e dare fastidio. No, non è un refuso. Intendo proprio dare fastidio “alla seconda”. Il bello è che hanno pure pagato il biglietto… non li capirò mai.
Purtroppo, io appartengo alla prima tipologia… bellissimo incontrare vecchi amici e facce già viste e che rivedrai sicuramente a quei concerti anche in futuro, pubbliche relazioni, raccontarsela su, qualche birretta, ma quando le luci si abbassano io devo essere là, in postazione.

Si alternano le bands e i rispettivi concerti carichi di entusiasmo e sudore, nessuno si risparmia e data la postazione a ridosso dell’uscita/entrata di addetti alla security, si ha anche l’opportunità di farsi due chiacchere e qualche foto con Justin e Pat degli Anti-Flag alla fine del loro set, deflagrante come sempre.
Ma la prima chicca della giornata è un’altra: a una certa si palesa questo individuo, si piazza in zona transenna a fianco a noi, poi lo vedo andare oltre le “barricate” e mettersi a chiacchierare un po’ con chiunque e spiegare, indicare, gesticolare, poi fa foto al palco, alle prime file, all’Estragon. Qualcuno lo blocca e gli chiede qualcosa, lui ride e la racconta su, poi torna e ritorna lì all’altezza della transenna dove ci troviamo noi, va così per tutta la giornata e l’andazzo dei concerti… prima che inizino i Rise Against si aggira tra le prime file in cerca di una sigaretta e alla mia risposta negativa, ride chiedendomi se ho dell’erba. Poi sparisce. Era Kent, il manager dei Nofx .
Ed eccoli, i Nofx.
Si parte.

Quante volte tu li abbia già visti, non importa. Il magone e quella salivazione che si azzera ti accompagneranno per sempre.​

Il 90% dei presenti al festival è lì fondamentalmente per loro, la controprova è che dopo l’intro strumentale parte ‘Dinosaurs Will Die’ e niente, l’Estragon è già venuto giù. Sono in forma, viaggiano a 200 all’ora e tra un pezzo e l’altro i siparietti consueti di scherno, presa per il culo e racconti vari sono ridotti al minimo. A una certa Mike si ritrova con un cappello da cowboy in testa, non so se tirato dal pubblico o arrivato dalle quinte, comunque stanno eseguendo una scaletta pazzesca.

Fanno 45 minuti buoni tenendo alto il ritmo, poi si fermano un attimo e Fat Mike alla sua maniera sentenzia al microfono “Oh, questa è una canzone che non abbiamo mai suonato qui. Ne sono abbastanza sicuro. È una canzone un po’ lunga”. Il tempo di pensare e metabolizzare quella frase non c’è, Smelly è già partito con le bacchette sul charleston. È appena iniziata The Decline.
Ora, è impossibile anche che possa solo cercare di provare a mettere per iscritto che
cosa sia avvenuto nei successivi 18 minuti …
Dal vivo è un pezzo che scorre veloce, velocissimo come un pezzo di tre minuti, tu ci sei dentro e tante parti non riesci a cantarle, perché in gola hai un groppo che ti trattiene quasi il respiro.
Mi ricordo i miei amici in silenzio, come tantissimi dentro l’Estragon. Non è che ci fosse il silenzio assoluto, tanti cantavano e sbraitavano quelle parole come la più sentita delle preghiere, ma gran parte di noi era lì sotto, impietrita e con le lacrime agli occhi.
Gente che cantando piangeva urlando.
La stavano suonando.
Verso il finale mi è capitato di fianco un ragazzo sardo, urlava “non ci credo! Non ci credo !”, ci siamo abbracciati e siamo rimasti così fino alla fine, senza proferire parola. Li avevo sentiti suonare in tre occasioni un “pezzo” di The Decline, che partiva da “and so we go…” e arrivava fino alla fine, devo dire che gasava parecchio, erano brividi per davvero.
Lì ce l’avevano appena suonata tutta.
Non era l’ultimo pezzo previsto in scaletta, ne suonarono altri prima di finire lo show e fu tutto sbalorditivo. Mentre suonavano “Reeko”, Fat Mike si sedette sul palco proprio davanti a noi, ero carico
di adrenalina, avrei voluto andare da lui e abbracciarlo come se fosse mio fratello, andai al di là delle transenne passando dalla zona security, ero lì proprio al suo fianco e andai in estasi mistica.
Qualcuno mi scattò una foto, la foto della vita.
Ma… di me, in quella foto, si vede solo un pezzo di braccio (sigh.).
Comunque, la consapevolezza di aver assistito a un qualcosa di unico nel suo genere, enorme e perché no, a suo modo storico, ci pervadeva il corpo e lo spirito. Quella data fu pazzesca, persino il merchandise era forse il migliore di sempre tra i loro: c’erano magliette personalizzate per ogni singolo membro della band e delle bellissime calze (andate esaurite in tempo zero).

Ange le prese tutte quelle magliette, una per tipo, io presi solo quella di Fat, credo perché ancora pervaso da quell’allucinazione a sfondo mistico avvenuta poco prima sottopalco.
Quando annunciarono questo tour europeo (in supporto all’uscita di “They’ve Actually Gotten Worse Live!”) eravamo fortemente tentati di andare anche a Cagliari.​ Se avessero avuto quella data in una qualsiasi città italiana raggiungibile in auto, io & Ange avremmo fatto la doppietta, senza indugi.
A maggior ragione, se capitasse la prima serata a quel livello. Quando si tratta dei Nofx ovviamente e comunque ne vale sempre la pena, farlo quella volta sarebbe stato qualcosa oltre il tremendamente epico!

Koppo

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