American Hi-Fi – Anywhere Else But Here – Rude Records

American Hi-Fi – Anywhere Else But Here – Rude Records

Ricordate gli American Hi-FI? 

Lo ammetto: quando ho ricevuto in anteprima il nuovo EP degli American Hi-Fi da ascoltare, un sorriso compiaciuto mi si è subito stampato sul volto, forse (anzi, certamente) con qualche rughetta in più rispetto a quando uscì e iniziò a spopolare ‘Flavor Of The Weak’ nel 2001.
Ammetto anche di aver consumato l’omonimo disco d’esordio e il successivo ‘The Art Of Losing’, ma di aver successivamente perso le loro tracce senza più aver avuto modo, tempo o piacere di continuare a seguirli e ascoltarli.
Adesso però vorrei proprio sapere quanti, al di fuori del loro leader Stacy Jones, sapevano che oltre ai due dischi sopracitati, il combo di Boston avesse pubblicato altri 4 album, di cui l’ultimo, datato 2016, interamente acustico.
Gli American Hi-Fi sono stati una band dal successo effimero, a mio parere; hanno sparato immediatamente le proprie cartucce migliori ed è un peccato, perché l’appeal di vecchi singoloni quali ‘Another Perfect Day’ e ‘The Art Of Losing’ forse avrebbe meritato dei capitoli successivi all’altezza o comunque più duraturi nel tempo.
Veniamo al dunque, ecco ‘Anywhere Else But Here’ (alzi la mano chi ha avuto un pensierino per gli Ataris ), nuovo EP contenente 5 cover piuttosto eterogenee a livello di artisti tributati: Joe Jackson, Madness, Elvis Costello & The Attractions, Squeeze, The Boomtown Rats (il pezzo è quello che state pensando).
La band è tornata alla formazione originale degli esordi, infatti è rientrato il batterista Brian Nolan, sostituito per alcuni anni da Jason Sutter nonché dallo stesso frontman Stacy Jones, che musicalmente nacque come batterista nei Veruca Salt.
Forse un EP di cover per una band ferma con un disco “vero” da una decina d’anni può fare troppo poco rumore, a livello mediatico… fatto sta che l’attacco con ‘Steppin’ Out’ di Joe Jackson è molto convincente, chitarroni power-pop in primo piano e sezione ritmica portante, un ottimo arrangiamento per un pezzo epico e bellissimo (almeno secondo me).
Siccome i Madness sono stati una band fondamentale per il sottoscritto, mi riprometto di non avere aspettative troppo alte ma al tempo stesso nutro una fortissima curiosità… come l’avranno resa?
Ecco… come cantava un trio sanremese parecchi anni fa, “si può dare di più ”; forse potrebbe anche essere l’episodio tecnicamente più difficile da riadattare tra quelli scelti, ma è una rilettura quasi pedissequa persino nei cori, giusto un piccolo distorto a renderla stilisticamente un pezzo (ri)fatto dagli American Hi-Fi, ma personalmente mi ha deluso… bello e di gran gusto a parere mio soltanto lo stop’n’go nell’ultima strofa prima del finale.
Le riletture dei pezzi di Elvis Costello e degli Squeeze sembrano decisamente più sentite oltre che “nelle corde” della band, mentre la celeberrima ‘I Don’t Like Mondays’ in chiusura, seppur senza stravolgimenti, mi sembra davvero convincente e, assieme all’opener di Joe Jackson, la reputo miglior episodio dell’EP.
Finisce così, senza trionfi, senza vincitori né vinti, un ascolto piacevole ma in parte scontato, in definitiva nulla per cui strapparsi i capelli… perché non aggiungere alla tracklist un pezzo inedito a farcire e rendere più appetitoso il piatto, dico io?

Koppo

TRACKLIST:
1. Steppin’ Out (Joe Jackson)
2. Our House (Madness)
3. Oliver’s Army (Elvis Costello)
4. Another Nail In My H eart (Squeeze)
5. I Don’t Like Mondays (The Boomtown Rats)

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