the Queers + The Manges + Hakan @ Bloom Mezzago

the Queers + The Manges + Hakan @ Bloom Mezzago

Parto dalla fine.

Maglietta sudata, anzi, bagnata fradicia. Masarata.

Tolgo.

Doccia, calda.

Check: dolore alla mandibola. Ho ben in mente il cresta che mi spara un gomito in faccia.

Livido al fianco: da dove cazzo viene? Boh.

Chiudo l’acqua, esco, specchio.

Sorriso, sorriso a denti stretti, di quelli compiaciuti.

Messaggio all’amico spagnolo “di che stiamo palando. Cazzo sono i Queers! Non perderteli a Barcellona!”.

A letto stanco e pesto.

Sorriso.

Torniamo all’inizio. Avete presente quei film americani dove si vedono le assurde rimpatriate delle classi delle superiori, dove il nerd scopre che il capitano della squadra di football è diventato un ciccione sfigato? Feste che sono al 99% tristi come una drive beer analcolica?

Ecco, i Queers al Bloom sono una di quelle feste-Raduno (non a caso proprio i ragazzi del Punk Raduno organizzano) ma la sensazione è opposta.

Qui si trovano vecchie facce e vecchi amici che hanno voglia di rivedersi. Entro alle 21.00 e non smetto di salutare, di passare birrette e di dire “cazzo ci sei anche tu?”. Veneti (tanti, grandi), Brianzoli (la Brianza si spopola solo per la fiera del mobile e per i Queers), facce che vedi spesso, ma soprattutto gente che vorresti vedere più spesso. Bloom mega impallato fin da subito.

Io ero partito coi vecchi amici Skalos e Momoramone: carichi ma con la solita domanda. Ce la farà Joe alla veneranda età di 60 e rotti a dirci ancora qualcosa?

Che cazzo, dovrei aspettare la fine per creare attesa…ma è chiaro che la risposta è SI. Fanculo Joe. Sei incredibile: non sei come quelle plasticose rockstar che non invecchiano mai, visibilmente sei sempre più scavato e magro, ma che cazzo dal palco sei ancora un gran bell’animale. Sei dritto, veloce, incazzato. Cazzo Joe, sei davvero sempre il King!

Cerchiamo di dare parvenza di ordine al report. Arriviamo, 100 saluti, entriamo in sala e ci accorgiamo che c’è un banchetto merch gigantesco. Joe ha svuotato i magazzini e gli amici di Striped e Badman non sono da meno, come ovviamentene il buon Max Galli.

Salgono sul palco i bergamaschi Hakan. Subito qualcosa che non quadra. Sono in due, chitarra e batteria, manca il basso. Chiedo al buon Mass che mi dice che il bassista ha avuto un incidente pochi giorni fa e loro han scelto di fare il concerto in due. Minchia, tanto di cappello!

E devo dire che, anche da duo, i ragazzi spaccano. So che hanno un disco in uscita ma onestamente non li conosco. Fanno un punk rock molto garage e melodico. Bravi (e coraggiosi!).

Nel frattempo il Bloom si imballa sempre più e spuntano da ogni dove vecchie facce sorridenti e birre offerte a destra e manca…

Tocca ai Manges. A ben pensarci è un po’ di tempo che non li sento. E anche oggi, purtroppo, si fa fatica a sentirli…purtoppo l’acustica, soprattutto nelle primissime file, lascia proprio a desiderare e la voce, soprattutto nella Wonder Wheel cantata da Mayo, è difficile da distinguere.

Solita intro budspenceriana e solito concerto molto dritto. Onestamente i quattro non sono mia stati animali da palco, ma la loro performance è dritta, veloce e tirata. Come deve essere.

Il pubblico ovviamente è lì (anche) per loro e tutti cantano e singalongeggiano sulle note di canzoni vecchie e nuove. Endless detention, Bad Juju, Barrage of hate, Live in hell, Motion picture rest home (grande!), punch ball…. scaletta che tien dentro tutti i dischi. Si accenna un timido pogo soprattutto su my rifle e  i tried to die young. Bella sorpresa la “vecchia” Summer’s gone. Finale senza la solita generation dei Methadones ma con un pezzo nuovo (credo….). Bene così!

Ancora birrette e chiacchere e, dopo il cambio palco più lungo del mondo (viene smontata la batteria completamente) ecco finalmente i vecchi, fottuti Queers!

Sorpresa iniziale! Hanno un’intro (musica classica) di musica diffusa e un’intro suonata dalla backing band, Wipeout, su cui il chitarrista capellone italico, già visto qualche anno fa al Raduno, scatena le sue doti da metallaro. Mai visti i Queers con un’intro e l’intro non mi piace.

Ma poi sale Joe. E non ce n’è per nessuno. Prima ventina di pezzi dritti, velocissimi tirati.

Si parte con Tamara is a punk e il mondo si ferma e si torna indietro di 20anni. Che cazzo, devo dirvi la scaletta? via una e subito l’altra: no tits, Granola head, Debra Jean, you’re tripping, Ursula, I met at the rat, Brush your teeth…cazzo ma di cosa stiamo parlando?? E finalmente scoppia un bel pogo, piccolino, una ventina di persone, ma scatenato. Mi ficco subito in mezzo e non esco più. Bello, tirato. Queers.

Fuck the world, monster zero, another girl, cindy’s on methadone…cazzo!

Il chitarrista italo-capellone (non ho capito il nome ma solo che viene da Savignano, che non so dove sia) si dimostra un bel manico, il bassista, timidissimo mega panzuto americano viene presentato come tirato su all’ultimo momento; ma ci sa fare anche se si vede che è molto intimidito. Joe lo guida spostandolo spesso al centro della scena. Lui sa suonare e coreggia da dio.

Il batterista è una macchina e pesta come un pazzo.

E Joe? Cazzo Joe senza dover suonare la chitarra ha perso 25 anni. Sguardo incazzato e dito puntato e, incredibile, i problemi di audio sono svaniti completamente, il concerto è godibilissimo anche dal lato acustico e per la prima volta in 20 anni Joe non blatera parole a caso ma si capisce cosa canta!

Danny Vapid con strofa cambiata (ain’t no faggot lascia spazio a ain’t no rabbit...mah: cazzo di politically correct…) e poi Love love love, la nuovissima e attesa Fanculo a ciucci, cover Ramonesiana immancabile con KKK e una punk rock girls che scatena un delirio.

40 minuti tirati, tiratissimi, pesto e sudato. Abbraccio Skalos e sorrido.

Fanculo a tutti!

27tommy

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