Sick Of It All + Comeback Kid + Spaced @ Circolo Magnolia, Segrate | 08/08/22

Sick Of It All + Comeback Kid + Spaced @ Circolo Magnolia, Segrate | 08/08/22

I Sick Of It All probabilmente sono la band che ho visto più volte dal vivo nella mia vita ma ogni volta che, precisi come un orologio svizzero, si presentano dalle parti di Milano non posso fare a meno che partecipare alla family reunion!
Se poi ad accompagnarli ci sono niente meno che i Comeback Kid, la serata diventa davvero imperdibile. Inizialmente dovevano esserci anche i Madball ma poi hanno dovuto annullare tutto il tour europeo: a quel punto sarebbe stato veramente epico ma anche così non ci possiamo lamentare.
Ad aprire le danze, gli Spaced da Buffalo che è quella chicca in più che rende ancora più gustosa la serata.

L’8 agosto, proprio la data del concerto, mi appresto a tornare dalle vacanze con la famiglia e inizialmente vedevo improbabile poter raggiungere il Magnolia ad un orario almeno decente. Grazie però alla magnanimità del traffico e soprattuto a quella di mia moglie che si accolla tutti i figli da mettere a letto, riesco a partire da casa alle 20:00. Nonostante la corsa, mi perdo completamente il set degli Spaced che ci racconta Reeko, anche lui presente al concerto:

Spaced: sorpresa della serata. Me li ascolto mentre raggiungo il Magnolia per arrivare non proprio impreparato e mi beccano subito. La band si auto definisce Buffalo Style e onestamente l’etichetta non potrebbe essere più azzeccata: ci sento molto della vecchia scuola (a tratti la voce mi rimanda addirittura ai Beastie Boys) ma con anche qualche effetto e qualche trovata eccentrica alla Turnstile che gasa parecchio. Tengono bene il palco, trascinati dalla cantante Lexi, suoni tutto sommato discreti. Alla loro prima apparizione nel vecchio continente si guadagnano decisamente la mia stima. Unica pecca: non hanno dischi da vendere! Un vero peccato perché di sicuro glie l’avrei preso. Il resto del merch però è figo, segue il trend anni 90 che ha preso piede ultimamente. Band da seguire attentamente.

Il Magnolia secondo me è la location perfetta per questo tipo di concerti: all’aperto, immerso nel verde, con palco piccolo. Unico (anche se grande) difetto: transenne e gorilla pronti ad agguantare chiunque faccia crowd surfing o provi a salire sul palco.

Oltre alle band, protagonista della serata è anche la presentazione di “The Blood and The Sweat. La storia dei Sick Of It All e dei fratelli Koller. La biografia della band è stata editata nella sua versione italiana da Tsunami Edizioni e Lou era a disposizione per firmare le copie e scambiare due parole con i fans. Non vedo l’ora di leggermelo e scoprire mille chicche sulla storia della band! (Ecco il sito dove potete trovare le info sul libro)

Tempo di salutare un po’ di presenti e il banner di Heavy Steps dei Comeback Kid compare sul palco del Magnolia. E infatti ad aprire il set dei canadesi è proprio l’omonimo singolo di lancio dell’ultimo disco, che fa subito infuocare il parterre.
La band è carica a molla e riversa tutta la sua potenza su un pubblico che risponde altrettanto calorosamente. In particolare Andrew, il cantante e frontman, è preso benissimo e potrebbe bastare lui a coinvolgere il pit sottostante con le sue continue discese dal palco e avvicinamenti alle transenne per porgere il microfono ai kids infoiati (lo farà penso una decina di volte).
A livello di suoni, siamo a livelli altissimi: si sente da Dio dall’inizio alla fine, il suono è compatto e travolge per bene il pubblico.
Con la scaletta si pesca un po’ da tutta la discografia: Talk Is Cheap, G.M. Vincent & I, False Idols Fall, Die Knowing, Wasted Arrows, Somewhere Somehow, All In A Year e si conclude ovviamente con l’inno della band Wake The Dead.
Ormai i Comeback Kid sono una certezza e ogni loro concerto è sempre uno show impeccabile che, stai sicuro, ti farà male e ti farà divertire.
Nuovi veterani.

Con Reeko e gli altri ci si chiedeva, dopo una prova così devastante dei canadesi, se i Sick Of It All sarebbero stati in grado di mantenere un livello così alto di performance. Avendo visto la band di NYC svariate volte, non avevo dubbi sul fatto che sarebbero stati una bomba.

Ad essere sinceri però il concerto degli headliners parte un po’ in sordina per diversi motivi:
1. La mancanza di Pete: lo storico chitarrista e fratello di Lou è assente a causa di un’operazione per un’ernia. A sostituirlo c’è Craig Silverman, attuale secondo chitarrista degli Agnostic Front. Se non si mette in dubbio il curriculum del buon Craig e neanche le sue doti di chitarrista, a livello di presenza sul palco non c’è paragone con il fratello Koller. Infatti il sostituto è piuttosto immobile e lontano anni luce dalle giravolte a cui ci ha abituato Pete.
2. Suoni impastati: soprattutto all’inizio i suoni non sono assolutamente ottimali e il confronto con quelli dei CBK è impietoso per la band di New York.
3. Pubblico vecchio: soprattutto nella prima parte del set il pubblico cambia rispetto a quello di 15 minuti prima e i giovani lasciano spazio a chi probabilmente ha visto i Sick Of It All per la prima volta nel 1994. Non che questo sia un male di per sé ma vedere l’età media alzarsi inizialmente mi ha messo un po’ di tristezza.

Considerato tutto questo, dopo qualche brano di assestamento (Injustice System, un altro pezzo vecchio e Death or Jail), il concerto sembra finalmente decollare: i suoni si aggiustano, anche se non raggiungeranno mai i livelli dei Comeback Kid), la partecipazione del pubblico inizia a coinvolgere tutti. Quella voce nella testa che mi diceva “a sto giro la new school vince sulla old school” pian piano scema finché con viene sotterrata da una sequenza di pezzi devastanti: Take The Night Off, Friends Like You, Sanctuary, Us. vs Them.
Mi prendo veramente bene e inizio fare crowd surfing a cannone (complici anche le tasche giuste dei pantaloni che tengono al sicuro portafogli e cellulare).

Momento di ilarità quando Lou dice: “il periodo che abbiamo vissuto negli ultimi due anni è stato pessimo. Addirittura mi sono dovuto trovare un lavoro vero! E quella merda fa schifo! Ma ora, grazie a voi, sono libero!!!” A seguire ringraziamenti a tutti i fan italiani che non hanno mai abbandonato la band dal 1994 ad oggi.
Altro momento da incorniciare è stato quando Lou tra un brano e l’altro incita il pubblico a fare mosh dancing e chiede a Craig Setari di fare una dimostrazione. Il bassista accenna dei timidi passetti provando a rimanere serio ma quando Lou dice: “questo è la peggior mosh dance che abbia mai visto”, Craig si lascia andare ad una risata nell’ilarità generale.

Al termine del concerto, i quattro ci concedono qualche pezzo extra fuori scaletta e lo show si chiude con Uprising Nation e Built To Last.

Morale della favola: i Sick Of It All hanno asfaltato tutto come al solito nonostante la mancanza di un membro fondamentale come Pete. Meglio quindi i Comeback Kid o Sick Of It All? Per rispondere alla domanda citerei proprio l’ultimo brano che hanno suonato questi ultimi:
Let’s not praise the past, just a fact
Built to last
Old school or the new
Doesn’t mean a thing if your heart’s not true

Frankie & Reeko

Ps: scrivo questo report dalla sala d’attesa del pronto soccorso mentre attendo l’esito della lastra al torace. Che qualche crowd surfing di troppo mi abbia rotto qualche costola? Il responso nelle prossime puntate… Take care!

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