Strike Anywhere + Stanis @ Legend Club Milano

Strike Anywhere + Stanis @ Legend Club Milano

Tanto tempo fa, in una Milano lontana lontana…

È un periodo di gasa.

Uno sbarbato sedicenne, dopo aver intercettato una conversazione tra amici di amici, riesce ad ottenere il suo primo biglietto per un concerto punk. Il primo giugno dell’anno 2004, i ribelli ottengono ferie e permessi dai genitori per raggiungere il MAZDA PALACE, una location dotata di mega palco e Half Pipe in grado di distruggere la noia di un’intera generazione…

Inseguiti dai biechi sbirri dell’Impero, i regaz giungono ai cancelli del DECONSTRUCTION TOUR, dove alcune tra le band più fighe del pianeta sono pronte a combattere per ridare la libertà alle loro fanbase…tra tutte, una in particolare rimarrà impressa nelle orecchie e nel cuore di quell’ingenuo pischello per accompagnarlo, da quel momento, sempre sulla via della forz…ehm…della musica:
GLI STRIKE ANYWHERE

Assenti dal suolo italico dall’altrettanto (ahimè) lontano 2008, come da loro ricordato anche durante il concerto, pure una pandemia globale si è messa di traverso sulla loro personale via del loro ritorno dalle nostre parti ma finalmente, in data astrale 10 ottobre 2023 i cinque di Richmond Virginia, sono finalmente in grado di compiere il loro destino.
Non senza qualche (altro) intoppo, certo: pochi giorni prima della fatidica data infatti, il batterista Eric si rompe una mano (proprio come uno Skywalker qualsiasi che si fa tagliare una mano dall’Imperatore!), facendoci rischiare un bel fiasco ma…beh ci arriveremo.

Si capisce subito che la serata è una di quelle TCOR (Tutto Cuore e Ossa Rotte): ci sono in giro un botto di facce amiche, molte delle quali non vedo nemmeno più così spesso e quindi…beh ragazzi io sono uno di quelli dal cuore che si taglia con un grissino, ci siamo capiti.
Questa sera toccherà agli Stanis sverginare il palco e dopo averci scambiato un paio di abbracci e quattro chiacchiere capisco che anche per loro si tratta di una serata speciale…un traguardo, un sogno che si avvera. Mi sembrano emozionati come se stessero facendo i conti con la loro prima volta sul palco, ma quando ci salgono sopra dimostrano completamente un’altra pasta.

Il loro show è davvero impeccabile, forse non eccelso a livello di presenza scenica ma i regaz hanno i cazzo di pezzi e tutto il resto, se si suona come loro sanno fare, può passare tranquillamente in secondo piano. A livello tecnico danno sicuramente la paga agli headliner della serata – non certo famosi per i virtuosismi, diciamocelo pure senza vergogna – e a tratti mi fanno venire in mente addirittura qualcosa dei Propagandhi dei vecchi tempi. L’unica cosa che mi lascia un po’ di amaro del loro set è la resa della batteria, che nonostante sembra sia microfonata a dovere esce come se non lo fosse. La cosa ovviamente non è in alcun modo dipendente dalla volontà della band ed anzi, il buon Cicco ci mette una gran pezza pestando tutto il tempo come un fabbro, mi spiace solo per questo piccolo neo che una band così valida e così presa bene non si meritava proprio in una serata come questa.

Ora è il momento di arrivare al dunque però.

Appena prima dell’inizio dello show degli headliner sopraggiunge anche Frankie, completamente a sorpresa. L’intervento provvidenziale di Koppo Wan Kenobi (un vocale sulla chat di Irritate People -LOL-) gli ha permesso di raggiungere la location corretta perché appena messosi in macchina, ci confessa, stava guidando in direzione Bloom. Risultato, anche la redazione di Irritate People è quasi al completo sotto il palco. La presenza di Tommy probabilmente mi avrebbe fatto davvero versare qualche lacrima.

Maaaaa il batterista degli Strike Anywhere di cui abbiamo parlato all’inizio?? Beh ragazzi…la sorpresa più grossa della serata, almeno sopra il palco diciamo, è che a sostituire l’infortunato Eric ci sarà ALEX GAVAZZI. La leggenda, il Josh Freese der Colosseo, quello che mentre tu facevi le torte in lockdown ha ri-registrato interamente uno dei migliori dischi dei Satanic Surfers (ascoltare per credere). Nessuno poteva aspettarselo, forse neanche lui. Mi spiace molto per lo sfortunato amico d’oltreoceano, ma questa notizia mi rende ESTREMAMENTE felice.

La gente aspettava gli Strike Anywhere da tanto tempo. Tanto tempo davvero. Nel 2008 me li ero persi e nel momento in cui salgono sul palco mi rendo conto che sono passati quasi vent’anni ormai dalla prima ed unica volta in cui li ho visti dal vivo. Aprono con Refusal e io non capisco più un cazzo: Change is a Sound è stato il mio disco dell’estate 2004 insieme al loro primo EP Chorus of One, che forse non in tantissimi si ricordano.
Mi sento male.
Purtroppo sono pochi i pezzi in scaletta prelevati dal primo album, ma i ragazzi portano sul palco tutto il cuore e l’energia che la gente si aspetta da loro.

Tom non è più il folletto impazzito che mi ricordavo saltare come una pallina magica da una parte all’altra del palco del Mazda Palace – che scoperta – ma quella sua peculiarità di passare da timido scricciolo nelle pause tra un pezzo e l’altro a diavolo inferocito quando la band dietro di lui suona ce l’aveva allora e ce l’ha anche oggi. Nei momenti in cui parla al pubblico sembra addirittura che non abbia nemmeno voce, ma quando canta tira fuori di tutto e di più, concedendo il microfono al pubblico solo nelle parti corali più concitate.
Il buon Gavazzator fa un lavoro magnifico: questa sera l’impegno richiesto a livello tecnico è parecchio al di sotto delle sue reali doti, forse per lui la parte più difficile è stata ricordarsi tutti i pezzi imparati – dicono – in soli cinque giorni. Il sostegno e la stima del pubblico nei suoi confronti si sentono tantissimo: sono diverse le occasioni in cui dalla folla si levano vari “DAJE ALEEEEEXX”! Inutile dire che tutto questo calore è ampiamente meritato, a prescindere dal suo ruolo in questo spettacolo.

Non manca lo spazio per alcune riflessioni sociali, altra costante immancabile degli show della band americana, ma i vari temi vengono affrontati con innata concisione e senza risultare pesanti o deprimenti, quasi come quando si intavola un discorso serio tra amici e alla fine ne esci arricchito e stai bene perché non ti senti solo ad affrontare la realtà e la vita.
My Design fa scendere il sipario chiudendo la scaletta in maniera egregia. Non posso essere più felice di quello a cui ho appena preso parte, peccato solo per il banchetto del merch davvero striminzito (maglie a prezzi onesti, ma disponibili solo in taglie XL e 2XL), pazienza. Mi sarei voluto rifare di quando, quella magica estate del 2004, in assenza di soldi e (stranamente) di Negative (giornale di merch per corrispondenza dell’epoca) mi stampai da solo la mia maglia degli Strike Anywhere in casa. Rimango comunque del parere che loro avrebbero apprezzato lo sforzo creativo.

Serata (iper)spaziale.

Reeko

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