Intervista agli Scraffs

Intervista agli Scraffs

Domanda: Anche se la band è recente e voi molto giovani mi sembrate molto ben strutturati, forti probabilmente di tanta musica vissuta. Mi parlate un po’ del vostro background? Cioè la vostra traccia Eire Head non sfigurerebbe affatto un un disco dei Rancid vecchio stile.

Payoff intro risposta: Ogni pezzo parte da noi, dai nostri incontri, dalle birrette post-live e dai concerti che ci hanno fatto alzare i bicchieri.

Grazie mille, ci fa davvero piacere questo paragone con i Rancid!
Anche se siamo una band giovane, nata ufficialmente nel 2024 in
Valdarno, la nostra storia parte qualche mese prima, quando Leonardo (chitarrista) ha iniziato a collaborare con Michele, che oggi è anche il nostro produttore. Da lì, Leo ha cominciato a reclutarci uno a uno, incontrandoci tra concerti e birrette post-live, fino a creare un progetto che è un vero quadro collettivo, dove ognuno ha portato la propria pennellata unica.
Siamo cresciuti con la musica nelle orecchie e sotto i palchi più autentici che riuscivamo a raggiungere, tra concerti, scambi di idee e tante esperienze dal vivo.
Abbiamo background diversi, ma ci siamo trovati su un terreno comune fatto di
realtà underground, voglia di sperimentare e un amore viscerale per i dettagli, anche quelli più grezzi e sporchi.
Questo mix di influenze e passione è sicuramente la base di quel sound che hai riconosciuto in “Eire Head”.

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Domanda: È tutto molto curato, era così anche in sala prove o il mix ha limato tanto? (Domanda cattivissima, lo so, ma non scriverei per irritate se non fossi un pochino stronzetta
 Non prendetela male!). In cosa pensate di aver margine di miglioramento e in quale direzione stanno andando le vostre idee future? Sia chiaro, a me arrivate tanto proprio perché avete mescolato bene, ma senza ricalcare, il sound di band storiche dandogli una freschezza diversa.

Payoff intro risposta: Non cerchiamo la perfezione, cerchiamo la sostanza che ti fa perdere la testa e battere il cuor

Ahah, non prendiamo male la domanda! La apprezziamo proprio per il suo essere un po’ “cattiva”!

In sala prove non siamo maniacali: preferiamo far scorrere l’energia e lasciare che i pezzi trovino la loro forma in modo naturale, senza troppa rigidità. Per noi, la verità del brano sta in quel “grezzo” che si trova negli ambienti dove suoniamo: che sia il capannone dove proviamo o il garage dove registriamo con Michele. Lì, in quell’ambiente un po’ rozzo e industriale che è tipico anche della scena del Valdarno (come dimostrano band come Punkcake, Brumale o Grandi Raga), sguazziamo e creiamo novità dal fango. Quella è la nostra comfort zone.

Il lavoro in mix ha poi aggiunto un ulteriore livello di profondità. Michele, il nostro produttore, sa che il punto è “levigare senza distruggere”. Non mira alla perfezione sterile, ma a modellare la personalità dei brani, imperfezioni incluse. È un lavoro di bilanciamento: vogliamo che l’energia fisica, quella che si sente in un pezzo come Eire Head, resti sempre molto viva. Volevamo che l’odore di birra e sudore restasse impresso nel master, non solo come reference al live, ma come metafora di onestà e urgenza. Michele in questo è un alleato, esalta quel carattere e quelle imperfezioni che modellano la personalità dei brani.

Sappiamo di avere ancora tanto da dire e da scoprire, ogni nuovo pezzo ci spinge un po’ oltre. Per il futuro, vogliamo continuare a sperimentare e mischiare influenze diverse, ma senza mai perdere quell’energia sporca e quell’onestà emotiva che, secondo noi, fanno la differenza.

Domanda: Mi raccontate dei testi? A me son piaciuti molto

Payoff intro risposta: Le parole nascono da ciò che viviamo, da incontri che ci scuotono, e diventano storie che chi ascolta può sentire sue.

Grazie mille, fa davvero piacere sapere che i testi ti siano piaciuti! Per me (Daniel) scrivere è trasformare esperienze personali in storie universali, qualcosa che possa parlare a chiunque, anche a chi non ha vissuto esattamente le stesse cose.

Prendi “Eire Head”: è nata da alcuni incontri a Manchester con un senzatetto su Oxford Road, che mi hanno fatto riflettere profondamente sulla vita di chi vive per strada, sulla giovinezza e sul desiderio di riscatto. La canzone è un dialogo interiore tra smarrimento e ricerca di senso, con un tocco di ironia che fa da scudo alla durezza della realtà.

In “Loth” ho voluto catturare quella solitudine che provi quando ti trovi intrappolato nelle aspettative altrui, costretto a indossare una maschera senza riuscire a cambiare davvero.

Lotus Lily” è la nostra nostalgia in musica, il desiderio di tornare a un tempo più semplice, anche se sappiamo che non si può. Un ragazzo ha commentato sotto al nostro brano pubblicato su YouTube che gli ha trasmesso quella sensazione “dolceamara di tornare a casa da scuola sotto la pioggia”, e credo renda l’idea perfettamente.

Gasoline Blood” parla della lotta contro sé stessi, quel ciclo autodistruttivo da cui provi a scappare senza riuscirci davvero. È un confronto duro con le proprie contraddizioni.

Infine, “Time’s Fingertips” è una lettera al passato, un dialogo complesso con me stesso dove rimprovero, conforto e confusione si intrecciano. È quel momento in cui ti confronti con tutto quello che non hai detto, con le paure e i silenzi, mentre cerchi di capire chi sei diventato. Un gioco di ruoli che si confonde, perché a volte ti senti perso e altre volte pronto a imparare, senza mai smettere di cercare una risposta.

Ogni pezzo è una riflessione, ma anche una scintilla di speranza. Metto sempre qualcosa di personale nei testi, ma l’obiettivo è che chi ascolta possa riconoscersi, sentirsi meno smarrito nelle proprie emozioni e trovarci un proprio significato.

Domanda: Qual è la cosa più stupida che vi è successa live o in tour?

Payoff intro risposta: Il caos è parte del gioco, e a volte ti regala i momenti più assurdi da ricordare.

Una delle scene più assurde ci è capitata davanti all’Alcazar, a Roma. Stavamo aspettando di entrare per il soundcheck, strumenti ancora nei case, tutto tranquillo. A un certo punto vediamo un senzatetto prendere la chitarra di Leo con la massima calma e iniziare ad allontanarsi. Lo fermiamo al volo, e lui, serissimo, ci dice: “Volevo solo suonarvi qualcosa.” Ci ha spiazzati completamente, ma alla fine ci abbiamo riso sopra tutti insieme. Un’anteprima imprevista del live.

E poi c’è stato il WIP di Terranuova. Durante Eire Head, il pogo era così acceso che un’asta del microfono mi è volata addosso. Nessuno si è fermato: siamo andati avanti con tutta l’energia che ci stavano dando loro.

È stato un momento di caos puro, ma anche di connessione fortissima.

Domanda: Ultimamente ho mandato alcune domande per l’intervista alla band del figlio di una mia amica: la loro etá media è di 10 anni…se poteste dare un consiglio ai voi stessi di quell’ età, quale sarebbe

Payoff intro risposta: Non esiste una strada giusta, esiste la tua strada.

Se potessimo dire qualcosa a noi stessi a dieci anni, sarebbe questo:
Non c’è un modo giusto di fare le cose. Seguire la strada degli altri non è un obbligo, e anche sbagliare fa parte del gioco.
Vai storto, vai strano, ma vai come ti pare. Le esperienze, anche quelle toste, ti formano più di qualsiasi regola. Quindi non cercare di essere perfetto o “giusto”: cerca solo di essere vero. E fregatene se non tutti capiscono.

Domanda: Film, libro e disco preferiti…come sempre a chiusura delle mie bislacchissime interviste.

Payoff intro risposta: Ci piacciono le cose storte e difficili da digerire.

Tim Burton è il primo nome che mi viene in mente quando penso ai film: riesce a trasformare il grottesco in qualcosa che ti resta addosso, come un sogno strano che non capisci ma non dimentichi.
Per i libri, mi piacciono quelli che
ti sporcano le mani: Baudelaire, Wilde, Kafka, Hemingway, Bukowski. Gente che non ha mai avuto paura di guardare le cose storte.
E per la musica ascolto un sacco Fontaines DC, Viagra Boys, The Garden, ma
le botte vere arrivano da band sconosciute, viste nei pub o trovate per caso.

Quelle che non devono dimostrare niente a nessuno, e proprio per questo ti arrivano dritte in pancia.

Resta fermo che poi le domande le sistemo meglio basandomi sulle vostre risposte. Ah, se avete altre date scrivetemele così le le inserisco, stesso discorso se avevate altro da dire e non ve l’ho chiesto! In irritate massima libertá

Ci muoviamo spesso tra Firenze, Valdarno e Roma (per ora!). Tutto quello che bolle, dai live in arrivo alle novità più storte, lo trovi su Instagram: @scraffsband.
Siamo anche su
YouTube, SoundCloud e Apple Music, se vuoi farti un giro nei nostri mondi (ma per capire davvero chi siamo vieni ai live, senti la scena dal vivo e beviamoci una birra insieme!)

FINALE

Alla fine è tutto qui: non ci interessa la perfezione, ci interessa che le canzoni respirino nel sudore delle emozioni, con i loro spigoli e la loro personalità. Se ti riconosci in questo, ci vediamo sotto il palco — lo shot lo offriamo noi.

Vixen

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