Real McKenzies @ Legend Club (MI)

Real McKenzies @ Legend Club (MI)

Quando la mattina la sveglia ti fa sobbalzare e, mentre con lentezza riacquisti contatto con la realtà, realizzi di aver dormito sul divano, che hai un leggero ma rindondante cerchio alla testa, della bavetta alla bocca e un timbro sbiadito sulla mano, i casi possono essere solo due: serata fighissima o serata da dimenticare in fretta.

Per fortuna quella di ieri si può decisamente catalogare come una gran bella serata: merito dei Real McKenzies, ma soprattutto della scalcagnata e fortuita compagnia che mi ha accompagnato al concerto.

Procediamo con ordine dicendo che non sono un grande ascoltatore di celtic punk, come molti l’ho apprezzato alle prime uscite dei Dropkick Murphys e dei Flogging Molly ma l’infatuazione è presto scemata.

In realtà però il mio rapporto con la band Canadese-Scozzese è molto più stretto. Li scoprii quasi casualmente  nel 2012 vedendoli dal vivo in una mitologica quanto casuale data alla festa dell’unità di Tregasio, frazioncina di poche centinaia di abitanti nella più sperduta Brianza monzese. Mai ho capito cosa ci facessero lì, ma fu un colpo di fulmine vero e proprio. E non solo per me, ma anche per il mio compaesano Gianluca che, si può dire, conobbi proprio lì, in quella sperduta festa con 20 vecchiacci che si stupivano di questi alcolizzati e scatenati scozzesi che urlavano “Go! Socialistes!!!”.

Ed ecco che, a distanza di quasi 15 anni, appena vengo a sapere del ritorno in Italia dei celtic punk rockers, contatto Gianluca e il resto…lo fa lui.

Mette in piedi una serata degna degli anni ’90: compagnia di sei persone dai 22 ai 55 anni, con tanto di pullmino che parte carichissimo per il Legend. Tra chiacchere e birrette e un parcheggio da veri lavoratori brianzoli abituati a difficilissime consegne nei luoghi più inospitali del Belpaese, siamo al locale prestissimo.

No problem. Altre birrette e la serata può avere inizio.

Devo dire che appare subito strano il fatto che non ci sia una band d’apertura (a mio parere una grossa pecca dell’organizzazione: avrebbero potuto mettere davvero chiunque e sarebbe stato meglio che fa suonare i McKenzies da soli) e che le solite facce note da concerto siano ben poche.

Il locale è comunque bello pieno quando salgono sale sul palco la giovanissima band che accompagna lui, il vero cuore del gruppo, l’Iggy Pop scozzese: ovvero Paul, unico membro fisso del progetto Real McKenzies.

La formula è presto detta: Paul da anni si porta in giro persone musicisti diversi, molto più giovani di lui.

Abbiamo dunque, oltre a basso, chitarra e batteria, due energumeni enormi, uno alla chitarra che aizza il pubblico e fa la faccia cattiva, l’altro alla cornamusa che fa il buono, guidando cori e handclapping. In mezzo a loro questo indemoniato frontman, sicuramente invecchiato e con una voce non sempre all’altezza ma con un carisma gigantesco, il fisico asciutto e provato di chi ha visto tutto nella vita e lo sguardo spiritato di un vero marinaio davanti alla tempesta.

Che puoi fare davanti ad un gruppo così? Semplicemente lanciarti nel pogo che, immediatamente si forma e rispondere “si-signore” ad ogni proposta che Paul lancia dal palco con quel suo inglese smozzicato e quasi incomprensibile. E allora pogo, circle pit, hanclapping e vogate a ritmo di chitarre taglienti e cornamuse scozzesi danno un senso a questo dannato Martedì sera.

I sei ci danno dentro alternando pezzi più tirati a ballatone da singalong, incontrando sempre l’approvazione e la risposta dei presenti, segno evidente che un ottimo gruppo guidato da un frontman che trasuda energia da ogni angolo della pelle siano sempre un progetto vincente.

Devo dire che il set è intenso ma piuttosto corto, avrebbero potuto suonare quei dieci minuti in più e sicuramente sarebbe stato gradito…ma Paul sa farsi perdonare scendendo immediatamente dal palco e ballando sulle note della musica diffusa, stringendo mani, facendo foto con chiunque e piazzandosi al banchetto del merch per scambiare due chiacchere (con chi fosse in grado di capire cosa dicesse).

Il concerto è terminato fin troppo presto: che fare? Per tener fede alla tradizione scozzese torniamo verso la Brianza e chi infiliamo in un pub facendo morire la serata tra una pinta e un whiskey. 

Gran bel Martedì sera; oggi si lavora!

27tommy

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