Teenage Bottlerocket+Tough @ Legend Club (Milano)
Quando, circa a metà concerto, Ray, in uno dei rari momenti di pausa, dice: “è la dodicesima volta che veniamo a Milano (o nei dintorni, aggiungo io)” ricordando il mitico Honky Tonky di Seregno, non posso far a meno di pensare ai Teenage Bottelrocket come a dei vecchi amici d’infanzia che si sono trasferiti da qualche tempo e che ritornano al paesello natio ogni anno o poco più: siamo cresciuti con loro ed ogni volta ritrovarsi è un rito che fa bene al cuore…
Quest’intro Deamiciasiana semplicemente per raccontare quanto sia stato figo il concerti di ieri dei quattro ragazzacci del Wyoming.
Le premesse non erano delle migliori: partenza sonnacchiosa dopo una giornata a macinare kilometri alla giuda; bidoni (giustificati) di 3/4 della redazione di irritate people, birra calda dell’Esselunga di Barzanò che non può permettersi un cazzo di frigor (maledetti!). Insomma, stavolta è merito dell’insistenza di Skalos e del redivivo Donnie se mi presento al Legend.
Chiacchiere di rito fuori dal locale ed entriamo: ormai gli orari milanesi prevedono partenze molto anticipate e di questo fanno spesa i primi pezzi dei piacentini Tough, ritornati sulla scena da qualche tempo.
In effetti l’avvio è questi agghiacciante: ci saranno sì e no 15 persone in sala, vuoto cosmico…ma tutto cambia nel giro di un paio di minuti. Il tempo di intonare un paio di pezzi e il locale si riempie. Sulle note di losers and surrenders, radio pop, Tokio, hurricane, daddy beat me il pubblico inizia a scaldarsi. I quattro tirano fuori un set dritto e ramonico, chiudendo furbescamente con I wanna strangle you degli Weasel.
Azzeccatissima la scelta di far aprire ai Tough la serata: veterani e ben conosciuti e decisamente in linea con quanto ascolteremo più tardi. Tra l’altro anche Ray Bottlerocket si aggira tra il pubblico e apprezza molto il set: in seguito inneggerà più volte ai piacentini.
Brevissimo cambio palco e subito si scatena l’inferno. Donnie, le cui doti predittive si rivelano pessime, mi accenna da buon veterano “ho visto la scaletta dei giorni scorsi: faranno tantissimi pezzi nuovi“. Questa rivelazione, unita a birra calda e stanchezza, mi fanno pensare ad un concerto da seguire bello tranquillo a lato palco. Col cazzo Donnie. Tutto sbagliato!
So parte con so cool e in men che non si dica sono già in mezzo; don’ wanna go, Kiss, Freakout…ma cazzo siamo nel 2005???
I quattro ragazzotti del Wyoming sfoderano uno schema semplicissimo (esattamente quello che avrebbe dovuto usare il mio amato Milan negli stessi istanti e a pochi kilometri di distanza): dare tutto, anima e corpo. Partire a cannone come non mai. Letteralmente devastare il pubblico sotto i colpi di Bloodbath at burgerking, They call me Steve, down in the basement. Tutti i pezzi attaccati; zero pause, solo colpi in testa, uno dopo l’altro! Un inizio semplicemente FENOMENALE!
E allora ecco che mi rendo conto ancora una volta di quanto i TBR siano una band incredibile, un meccanismo unico ed efficacissimo. Ray, il tamarro del gruppo, ciuffo sempre più lungo, faccia da schiaffi, battuta pronta e gestione perfetta del palco. Sembra ringiovanito di vent’anni tanto continua a saltare su e giù dalla pedana della batteria; incredibilmente la sua antitesi totale è Kody: un vero eroe. Zero movimenti, fare da assoluto nerd, manico assoluto alla chitarra con una nonchelance che non può non fartelo amare alla follia. Terzo incomodo è quel folle di Miguel, con le sue pose da fuori di testa, il suo continuo roteare del collo e la sua divaricazione quadrangolare delle gambe. Il batterista Darren completa l’opera col suo fare disinteressato e la sua precisione millimetrica.
Energia pura. E noi lì sotto a prendere tutto il meglio. Donnie aveva promesso che su Skate or die sarebbe salito sul palco. Nemmeno il tempo dell’assolino iniziale e mantiene alla grande. Poi scende esaltato e me lo ritrovo in mezzo al pogo con un paio di occhiali da sole che si era portato apposta. Era dai tempi del tutozzo acrilico che non lo vedevo così carico!
Dopo la sfuriata a 300 all’ora è giunto il momento di mettere in ghiaccio la partita (avessero fatto così i rossoneri…sigh…). Qui i Bottlerocket si rivelano veterani di 1000 palchi abbassando il ritmo senza mai risultare noiosi. Allora Ray rallenta le canzoni e poi le velocizza; piazza una strofa di Blitzkrieg Bop tra un pezzo e l’altro, incita il pubblico al countdown 1-2-3-4!; nel frattempo Miguel,sempre suonando, regala plettri incollandoseli sulla testa e porgendo il capo al pubblico; Kody si scola alla goccia due birre medie di fila,mandando il visibilio i presenti. Eseguono balletti, mosse coordinate e salti. Insomma, sfoggiano tutto il repertorio scenico appreso in anni di gavetta.
C’è ancora tempo per headbanger, Radio (oh oh) e poi si chiude.
Davvero una bellissima serata: ci rivediamo qui il prossimo anno (o giù di lì)…
27tommy