Die Toten Hosen + Bull Brigade ALCATRAZ (Milano) – 28.05.2026

Die Toten Hosen + Bull Brigade ALCATRAZ (Milano) – 28.05.2026

AMICHEVOLE GERMANIA-ITALIA: Die Toten Hosen + Bull Brigade
ALCATRAZ (Milano) – 28.05.2026

L’ ultima volta che i “pantaloni morti” sono passati dal Belpaese, se escludiamo una partecipazione ad un festival in Trentino Alto Adige, è stata nel 1998, all’interno della line-up del Warped Tour, a Milano.
Campino duettò sul palco con Greg Graffin mentre i Bad Religion eseguivano “Raise Your Voice” … insomma, bei tempi, belle line-up, bei festival.
Al tempo, almeno per noi italiani, i “noiosi” (è il significato di “tote hose” in slang) non lo erano di certo, ma onestamente, oltre alla presa bene inevitabile che riuscivano a trasmettere, in mezzo a tutte quelle band americane iper-conosciute e qualcuna nostrana, risultavano un po’ degli alieni.

Rivederli a distanza di 28 anni (ventotto … MINCHIA!) con un’età diversa, un’esperienza live maggiore e una maggiore conoscenza dei testi, francamente mi ha fatto cadere a terra la mascella: tant’è vero che qui lo dico e qui NON lo nego, signori, a livello di resa e coinvolgimento del concerto, questa ex banda di scapestrati di Dusseldorf ampiamente over 60, fa letteralmente barba, capelli e messa in piega a un buon 50% della scena punk attuale, a livello mondiale.

Ma andiamo con ordine: Giove Pluvio è un simpatico burlone, infatti parto direttamente dal posto di lavoro dopo essermi liberato di polo, pantaloni lunghi e antinfortunistiche ed essermi messo a mio agio con maglietta, cargo e Vans, alla volta dell’Alcatraz, tabella di marcia circa 25 minuti … insomma, dicevo, parto con 30° e un’umidità a tratti imbarazzante, termino la manovra di parcheggio a poche centinaia di metri dal locale e scende il diluvio, in tempo zero, sempre più incalzante, a tratti misto a vento e grandine, per non farsi mancare nulla.

Mi piazzo in un portone dove mi becco solo qualche goccia e folate di vento, attendo che quantomeno si calmi: dopo circa mezz’ora sembra esserci una tregua e mi incammino rapido verso l’Alcatraz … purtroppo dopo neppure un minuto riparte lo pseudo-nubifragio e io sono per strada a beccarmela tutta, trovo rifugio in un bar dove chiedo scusa per essere letteralmente impregnato d’acqua, stavolta attendo che passi del tutto.

Entro all’Alcatraz poco dopo le 20, c’è relativamente coda ma scorrevole, finalmente sono dentro: palco grande, quindi in fondo, con tendone nero in prossimità dell’ingresso, quindi gente ce n’è e ce ne sarà.
In effetti non è ancora pieno raso, ma davanti la tifoseria ospite è all’80% tedesca, compatta e fremente per gli Hosen; i Bull Brigade quando sono entrato stavano già suonando da circa un quarto d’ora, poco male, not my cup of tea, devo dire che il pubblico italiano presente è diviso tra chi li conosce benissimo e da buon fan le canta tutte e chi invece fa spallucce in attesa del main event.
Personalmente, da non-fan che non li vedeva in concerto da circa 4 anni, li ho trovati molto più “flat” di un tempo, più concentrati sulla tenuta del palco in un certo modo e atteggiamento consono al contesto, piuttosto che sull’energia e la carica dei propri pezzi … punti di vista, ci mancherebbe, è chiaro che ormai i ragazzi abbiano fatto il salto.

Era un’amichevole Germania-Italia, come la avevano etichettata i Toten Hosen, un vero e proprio warm-up in vista del mega tour tedesco e europeo, in effetti ora che manca poco all’inizio del concerto c’è realmente un tifo da stadio, le prime file si fanno più compatte e bisogna iniziare a dare un po’ con le spalle per mantenersi in equilibrio (vero Marco Baraviera ?!?) ma senza alcuna cattiveria.
Sulle note di “You’ll Never Walk Alone” subito seguita da “Kalinka”, entra in scena la band di Dusseldorf, ora il tifo è ai livelli di Italia-Germania 4-3 del 1970, il numero 10, il fuoriclasse navigato che guida la squadra si chiama Campino, all’anagrafe Andreas Joachim Wolfgang Konrad Frege, diciotto nomi come i brasiliani, forse non è un caso, fantasia al potere per far divertire la gente, tipica dei verdeoro, sommata alla concretezza (e alla corsa) tipicamente teutonica.

Due chitarre, basso, batteria, tastiera e Campino, il risultato sono 2 ore e 10 minuti di show suonato, raccontato, trasmesso, inneggiato e urlato in faccia a tutti i presenti, parlato e cantato interamente in lingua madre, senza filtri o concessioni: ormai loro, soprattutto in Germania ma in gran parte d’Europa, sono una band talmente istituzionale da essere diventata nazionalpopolare, forse pure viceversa.

La scaletta dice 31 pezzi, con 3 bis, alcuni pezzi dell’ultimo album “Trink Aus! Wir Mussen Gehen” eseguiti stasera per la prima volta e una presa bene pazzesca, più volte in mezzo al pubblico si sono letteralmente alzate in piedi, sulle spalle di amici/fidanzati/conoscenti/mariti, alcune donne sventolanti bandiere e vessilli della band e della città di DusseldorfMilano Capta Est, diceva qualcuno un pochino più “oscuro” rispetto ai Toten Hosen.

Amichevole nettamente vinta dalla Germania, anche se, durante l’esecuzione di “Azzurro” di Celentano, che la band registrò come canzone beneaugurante per la nazionale tedesca alla vigilia di Italia ’90, c’è stato un sussulto d’orgoglio e di compartecipazione davvero immenso, da parte di tutto l’Alcatraz, buttafuori inclusi.

Stasera ha vinto lo sport, ma soprattutto ha stravinto la musica, avevo aspettative elevate per loro, ma decisamente siamo andati ben oltre!

KOPPO

1. Die Show muss weitergehen
2. Wir waren nie weg
3. Opel-Gang
4. Urknall
5. Auswärtsspiel
6. Nur nach vorn
7. Liebeslied
8. Altes Fieber
9. Schlechte Nachbarn
10. Die Schöne und das Biest
11. Was ist mit uns los
12. Alle sagen das
13. Glück
14. Steh auf, wenn du am Boden bist
15. Bonnie & Clyde
16. Was früher einmal war
17. Unter den Wolken
18. Niemals einer Meinung
19. Wünsch DIR was
20. Hier kommt Alex
21. Lass mal nicht machen
22. Verschwende deine Zeit
23. Freitag der 13.
24. Schönen Gruß, auf Wiederseh’n
25. Azzurro
26. Reisefieber
27. Trink aus
28. You’ll Never Walk Alone
29. Achterbahn
30. Liebesspieler
31. Mehr davon

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