Cocks (15 anni) + Le Astronavi + Riccobellis + La Parte Peggiore @ CSA Zapata, Genova | 27/12/25

Cocks (15 anni) + Le Astronavi + Riccobellis + La Parte Peggiore @ CSA Zapata, Genova | 27/12/25

Per festeggiare i 15 anni di attività, cioè 15 anni dal loro primo concerto in assoluto, i Cocks hanno organizzato una bella festicciola con tanti amici!
Essendo molto legati alla loro terra, il luogo non poteva che essere lo Zapata, il centro sociale nel cuore della loro Sampierdarena, ampiamente nominata e celebrata in più occasioni.
Come compagni di baldoria, hanno chiamato a raccolta amici più lontani come i torinesi La Parte Peggiore e i bresciani Riccobellis ma anche i super local Le Astronavi, che chiudono una line-up frizzante e piuttosto variegata.

Personalmente non mi posso definire un fan della prima ora dei Cocks. Li scoprì dopo un annetto dall’uscita di Good Luck, Have Fun (pubblicato nel 2018) quindi posso dire di seguirli solo da un quarto della loro storia. Soprattutto ultimamente con l’uscita di Superliquidator la band mi ha conquistato definitivamente e, viste le condizioni favorevoli, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di essere presente a un momento così importante per i quattro figgeu.

Si inizia verso le 21:00 con La Parte Peggiore, band torinese di recente formazione ma che vede tra le fila vecchie conoscenze della scena punk rock italiana, come i Malemute Kid.
Il quartetto, reduce dalla pubblicazione del primo disco, ci propone un punk rock cantato in italiano con un mood piuttosto introspettivo e malinconico (non a caso il lavoro discografico si intitola TristeTristeTriste) ma affrontato con un piglio comunque aggressivo e in-your-face.
Mezz’ora passata senza noia, per una band sicuramente da tenere d’occhio che può tirar fuori da cappello delle belle carte da giocare nei prossimi mesi e anni.

Si passa ai Riccobellis, trio bresciano che ha bisogno di ben poche presentazioni. Appena tornati da un mirabolante tour nella Terra del Sol Levante, si presentano come sempre carichi, con il baffo sornione di Simone, la precisione chirurgica di Davide e un incontenibile Robi, che non perde occasione per saltare e andare avanti e indietro sul palco.
Solito show con gli ormai classici della band che fanno divertire e (leggermente) muovere le chiappette di chi si trova sotto il fin troppo alto palco dello Zapata.
Il set mi è parso addirittura cortino ma, come si dice, vola il tempo quando ci si diverte. Chiusura con Drunk and High e tutti con il ditino su in aria!

Nel frattempo il locale si sta pian piano riempiendo ma ancora ero ignaro di quello che sarebbe successo di lì a poco con i successivi live acts…

Non avevo mai sentito parlare de Le Astronavi prima di questa sera ma evidentemente ero l’unico… in un batter d’occhio la sala concerti dello Zapata si riempie a tappo e sale sul palco questo gruppo eterogeneo di musicisti, eterogeneo sia per l’età dei componenti (che stimo a occhio tra i 20 e i 55 anni) sia per gli strumenti coinvolti. Batteria, due chitarre, basso a cinque corde, sassofono e… computer? sampling? boh.
La proposta musicale è molto particolare e mi verrebbe da definirla “violent pop”: amori strazianti e tematiche horror, su melodie poppeggianti e wapor wave con un approccio molto hardcore. Effetto Turnstile? Forse in parte ma il progetto muove i primi passi già all’inizio degli anni 20, prima come duo poi estendendo la partecipazione a questa masnada di allegri bricconi.
La cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta è stata la partecipazione del pubblico: tutti conoscevano tutte le canzoni e la sala era veramente piena!
Un’altra cosa che mi ha fatto molto piacere è che, nonostante la differenza di genere rispetto alle altre band, non si percepiva una distanza nel modo di fare: Le Astronavi sono una band molto legata all’ambiente dei centri sociali e della cultura punk, concetto anche sottolineato dal cantante ma evidentemente testimoniato da quello che stava succedendo. Ulteriore prova di questo: praticamente tutti quelli che cantavano sotto il palco saranno presenti poco dopo anche al set dei Cocks.

A mezzanotte passata, quindi con un quarto d’ora abbondante di ritardo, è giunta l’ora del piatto forte della serata. Sulle note di Also Sprach Zarathustra si presentano sul palco i nostri beniamini con abbigliamento speciale per l’occasione: la maglia del Sampierdarenese con il numero 15 stampato dietro, in onore dell’anniversario che sta per essere festeggiato.
Negli ultimi concerti i Cocks avevano giustamente dedicato gran parte delle setlist all’ultimo disco Superliquidator mentre in quest’occasione, com’era prevedibile, lasciano ampio spazio a tutte le uscite di questi 3 lustri di carriera.
È stato bello risentire pezzi come I’ve Had Enough da Good Luck, Have Fun, passando da pezzi più vecchi che sinceramente non conoscevo fino ad arrivare a 22, canzone contenuta in El Split con i Teenage Gluesniffers e una delle mie preferite dell’intera discografia dei genovesi.

Tanti i ringraziamenti, dagli spazi sociali alle etichette discografiche in particolare Flamingo Records, alle mille band che hanno accompagnato e formato il percorso dei quattro, prime tra tutte quelle presenti e quelle non più attive.
A chiunque fosse lì, non poteva non essere evidente come i Cocks siano un tutt’uno con la loro città, con la scena genovese.

Infine, essendo quello il loro 182esimo concerto (che poi sarà vero?), hanno terminato con la cover di Dammit. Il ritornello con quel “well, I guess this is growing up” calza a pennello ed è la conclusione perfetta della serata. Se non che, data l’insistenza del pubblico, concludono definitivamente con Wild Boars, nuovo manifesto e inno identitario della band.

Tanti auguri ai primi 15 anni dei Cocks! Vi auguro altrettanti anni pieni di viaggi in furgone, birra in lattina e pavimenti appiccicaticci!

Frankie

 

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