Low-L Fest -Non Live Report-

Low-L Fest -Non Live Report-

Come di consueto il nostro insider Reeko ci racconta il Low-L fest….da un’altro punto di vista!

Low-L Fest 23

15-16-17-18/06/23, Spazio 4.0/Santeria (Piacenza)

Domenica 18 giugno 2023.

No Trigger in Santeria, Piacenza.

È una bella giornata, a dispetto di quello che Giuliacci e soci ci avevano fatto intendere (suca!).

Sembra un po’ l’ultimo giorno di scuola, quando dopo un anno di sbatte e schiaffi in faccia arrivi in fondo, ti guardi indietro soddisfatto e dici “beh cazzo…portata a casa!”.

Voce inesistente. Arti inferiori non pervenuti.

Sto in fissa di fronte a una media chiara come se fosse la Madonna.

È l’effetto Low-L…è un po’ come Natale: lo aspetti tutto l’anno, brucia nel giro di una manciata di ore e si trasforma in immagini e ricordi senza che nemmeno te ne accorgi.

Sto bene cazzo. A pezzi, ma sto bene.

Tutto quello che il calo di adrenalina mi permette di fare arrivato alla venue è scambiare quattro chiacchiere coi No Trigger, trovare un tavolo libero e spiaggiarmi su una sedia in compagnia della già citata holy Blondie e di Lisa (reporter di Plastic Bomb Magazine), fidata compagna di avventure di questi ultimi tre pazzi giorni di festival.

In un attimo passo dal pischello all’ultimo giorno di scuola al vecchio decrepito parcheggiato all’ospizio: mi rendo conto che cago tutta la gente che mi si approccia per un saluto o quattro chiacchiere come se stessi in sedia a rotelle. Non riesco ad alzarmi.

Però sto bene cazzo. Troppo bene.

La situazione è super particolare: location atipica, bellissima, intima, cosparsa di verde e piena di bella gente. Calore, in tutti i sensi. Quando le band iniziano a suonare tutto quanto assume i connotati di un house party americano visto solo in qualche late 90s teen comedy.

Tengo botta sui Red Car Burns e sugli Edward in Venice, tra l’altro pure compagni di colazione qualche ora prima, mi godo gli Enthused dal mio bel posticino all’ombra e raschiando le ultime energie dal fondo del barile mi porto sotto la tettoia dove i No Trigger stanno preparandosi allo show imminente per un ultimo ruggito, ed è a questo punto che ho la mia near-death experience: quando la band attacca la mia vita inizia a scorrermi davanti agli occhi.

Almeno, quella degli ultimi tre giorni…

Bello il giovedì, quando un tizio di circa 14 anni si è presentato al festival indossando una maglia dei Legittima Offesa (band Nazi del bolognese) e Mark dei Bull Brigade ha risolto la situazione attraverso uno scambio, accettato poi dal pischello, con una maglia della band torinese. Il destino della maglia dei Legittima Offesa, portata poi nel backstage a mo’ di trofeo che Champions League levati, si perde nei meandri delle leggende…ma comunque dubito che vedremo di nuovo qualcuno sfilare indossandola.

Chi se la scorda l’attesa infinita e che ha fatto scendere più che una goccia di sudore a tutto lo staff quando a poco tempo dall’inizio degli spettacoli solo qualche band era riuscita a raggiungere la location per via di alcuni intoppi del traffico…

Mentre resto in piedi grazie ad una staccionata mi si proietta in testa il film degli Short Fuse, la band che più di tutte tra quelle dell’edizione di quest’anno mi porterò nel cuore.

Regaz stupendi, arrivano da Roma e sono gli unici che per qualche miracolo arrivano al loro orario a Spazio 4.0. Show di livello, pettinata generale del pubblico, mi regalano anche un momento di gloria offendo a Nicky Fodritto uno scatto che mi bullo per tutto il tempo con chiunque incontri.

Commenta anche la presidenza del festival:

Perfino la mattina dopo, quando sono venuti a ritirare il furgone rimasto parcheggiato alla venue per la notte, si sono fermati di gusto per delle chiacchiere prolungate…come se non volessero proprio andarsene…che cuoricioni!

A questo punto il mio cervello sfuma in un’altra immagine che difficilmente mi scorderò. Prima band di giornata (Hanged at Sunset), primo “infortunio” del festival: se l’anno scorso ci eravamo andati vicini con il cantante degli Au Revoir Sòfia appeso all’americana del palco, quest’anno ci abbiamo preso in pieno quando in un momento di particolare trasporto, il buon Max ha deciso di aprirsi la fronte autoinfliggendosi alcune microfonate in testa, con mia conseguente premura di preallertare il personale medico presente.

A lui comunque frega cazzi: ha continuato a sorridere regalando ai presenti una delle scene più hardcore mai viste da entrambe le rive del Po.

Rido decisamente più del dovuto prima di ripiombare nel mio personale viaggio interiore…

I No Trigger intanto sfoggiano tutta la loro freschezza come se fossero un gruppo di teenager. Resto spiazzato dall’energia che sprigionano e da quanto siano gasati per la situazione che si è creata…ad un certo punto dimostrano addirittura una sconcertante conoscenza della cronaca italiana quando tra i cliché del nostro bel paese nominano, affianco di pizza e pasta, anche “drunk boat captains”, ovvio riferimento allo Schettino nazionale.

Il pavimento di Spazio 4.0 non è poi così scomodo, soprattutto se sei in piedi dal mattino presto, ti sei fatto un culo multiplo per tutto il giorno, hai cacciato fuori le ultime persone verso le 3:30AM e scopri che la pompa per gonfiare il materasso doveva stare sei ore a caricare prima di poterla usare.

Venerdì di passione. Qualche problema a far quadrare gli orari tra ritardi vari e backline condivise che non arrivano, ma alla fine la si porta a casa. E pure benone!

Faccio conoscenza dell’headliner di giornata, una band che sembrano conoscere in pochi ma per la quale ho avuto modo di constatare allo stesso tempo un certo hype da parte di tante persone: i Bad Nerves.

Giovani, sono super gasati da subito. Fin troppo, tant’è che al primo impatto mi sembrano addirittura troppo agitati quando cerco invano di fare ordine nel backstage nel tentativo di tradurgli il menu della cena. Si rivelano successivamente dei M-E-G-A regaz: visibili spesso a girare tra la gente ed i banchetti del festival, stanno al gioco con mille scherzi che sono loro stessi a proporti quando ti incrociano in giro. L’intervista che ho avuto modo di fargli da Alphaville (negozio di dischi di Piacenza…ci arriveremo regaz!) è stata per me la prima in assoluto con una band in presenza e, al netto della sudata per ansia da prestazione, non è una cosa che mi scorderò tanto facilmente.

Torno più o meno lucido al presente mentre i No Trigger eseguono un pezzo del nuovo disco che mi colpisce particolarmente per orecchiabilità e contenuto: Coffee from a Microwave. Se siete tra quelli che finora l’hanno un po’ snobbato (e parzialmente vi capisco…mi ci metto pure io) vi consiglio vivamente di andarvelo a riascoltare per bene. Mi è capitato raramente di ascoltare un lavoro così ispirato, dove l’ironia e la malinconia si amalgamano e si alternano così bene. Questo pezzo risulta per me emblematico per…non so quali ragioni. Rimarrà legato ai miei ricordi di questo festival per sempre, credo, ed ora accompagna la mia coscienza lontano dal mio corpo per l’ennesima volta…

Non so a quanti di voi è capitato di scoprire una piccola band, vederla crescere ed avere successo, lasciarla entrare nella propria vita per accompagnarti dentro a gioie e dolori, partecipare alle tue giornate…

Beh, per me questa band sono i Comeback Kid.

Reeko…sono appena stato aggiunto in una chat Whatsapp con un certo Andrew Neufeld…”

Le parole di Claudio, pres dell’associazione, quando sono circa le 12:00PM di sabato 17 giugno.

BOOM. È ora.

Parcheggiamo il tour bus e aiutiamo a scaricare. Andy si presenta per primo, Jeremy scende conciato come se fosse atterrato alle Hawaii (peccato non avere una foto…infradito, bermuda, occhiale da sole, camicia a fiori aperta a mostrare i tatuaggioni…).

Sono umani regaz.

Durante la giornata ho beccato più di uno di loro a fare salti con la corda dietro il tour bus, Andy fa di tutto, dall’allestimento del merch al collegamento alla WiFi per tutti. L’ho notato perfino tra il pubblico di Sarapunka e temo che se fosse intervenuto davvero avremmo dovuto con ogni probabilità mobilitare l’ambulanza per soccorrere il povero Warholsss.

Sembra difficile trovare spazio per qualcun altro all’interno di questo film, eppure ho altre scene memorabili che mi si susseguono davanti agli occhi: dai Madbeat, rivelatisi credo la band più professionale mai passata dal festival, con un frontman eccezionale, al salvataggio in corner da parte di Simo Riccobellis reclutato all’ultimissimo momento in sostituzione di Fausto Antefatti sorpreso dalla faringite, fino alla verve encomiabile dei Discomostro alla notizia dell’impossibilità di eseguire il sound check per l’allungamento dei tempi. “Facciamo line check e suoniamo, no problem!” la risposta di Carlame. Aprono il culo a mezzo mondo sul palco. Che cazzo gli vuoi dire?

Il resto della serata è un susseguirsi di immagini, rumori, sensazioni che non sono in grado di mettere per iscritto…spero che i video e le foto fatte dai nostri partner saranno sufficienti a trasmettere tutto quanto, ma sarà difficile anche se saranno certamente perfetti. Il fatto è che è tutto troppo…TROPPO…abbiamo esagerato! Eeeee si, quella notte ho dormito in macchina per non svegliare gli altri con la pompa del materasso…non è che speravo anche di beccarmi i CBK prima che partissero per un saluto e quattro chiacchiere…

Mentre tutte queste scene scorrono assisto all’ultima parte dello show dei No Trigger, che si rivelano una party band definitiva: tra botta e risposta fra band e pubblico (il frontman parla un inglese americano davvero molto comprensibile) e siparietti vari (il più eclatante avviene nel momento in cui il cantante chiede ad un ragazzo del pubblico di fare cambio maglia con lui: quella indossata dal ragazzo è infatti una maglia bootleg dei Red Car Burns personalmente stampata da lui chissà quanto tempo fa, e quindi probabilmente unico pezzo al mondo, raffigurante l’immagine del Signor Burns dei Simpson in abbigliamento simil-skater sotto il nome della band, stampa che al frontman dei No Trigger gasa enormemente) arriviamo al termine di questa giornata e dell’edizione di quest’anno.

Rimango in macchina per un po’ di tempo. Da solo.

Sono purtroppo tante le volte in cui mi rendo conto che nella vita di tutti i giorni c’è sempre qualcosa che non mi permette di esprimere al meglio la persona che sento di essere, e ormai so di non poter fare proprio nulla per impedirlo.

È una pressione a volte forte, che mi fa anche venire voglia di arrendermi e di lasciar perdere, qualcuno forse capisce di cosa parlo.

Al festival però tutto questo sparisce.

Per quei giorni io so di poter trovare la libertà di esprimere al meglio le mie qualità e metterle al servizio di tutti con la certezza di ricevere anche più di quanto do da tutte le persone che mi trovo intorno, rendendo tutto ciò una macchina infallibile e bellissima.

È un mondo che purtroppo rimarrà in qualche modo al di qua del casello di Piacenza Ovest, ma cercherò lo stesso di portarlo con me al di la della sbarra che si sta alzando in questo momento, accompagnata – manco a farlo apposta – dal catartico ultimo minuto di The Honshu Underground dei No Trigger.

Beep…

Reeko

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