Non Live Report [parte 1]: Low-L Fest 2022 – (16 e) 17 giugno – Guardamiglio (LO)
Ok ragazzi, direi che ormai un po’ mi conoscete. Lo sapete che il terreno del live report non è proprio cosa mia, sia per velocità di risposta (sono lontano anni luce dai report in tempo reale di Tommy) che per capacità di espressione. Stavolta però mi sa che vi tocca, ma tranquilli, manterrò anche oggi la mia fama di pessimo live reporter proponendovi un non live report.
Reeko
Se siete venuti qui per leggere come sono andate le esibizioni o qual è stata la scaletta dei vari performer, mi spiace per voi ma siete nel posto sbagliato. O meglio, qualcosa ci sarà, ma non nella misura che vi aspettate.
Quello di oggi è un esperimento che ho buttato insieme grazie all’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere nei tre giorni del festival da insider, come parte dello staff e in questo report vi racconteremo tutto quello che è successo al Low-L Fest ma che nessuno vi ha raccontato.
Benvenuti al backstage report del Low-L Fest 2022!
- Giorno 0
Primo giorno di festival venerdì 17 Luglio. Mi rendo conto solo ora che era venerdì 17 e anche se non sono un cazzo di scaramantico, il pensiero che potesse essere un cattivo auspicio poteva sollevare qualche para a rendersene conto. Nessuno comunque ci fa caso nel dietro le quinte, si è tutti troppo concentrati.
Primo giorno di festival per il pubblico, ma per noi è iniziato tutto circa una settimana prima, tra vari lavoretti organizzativi e di messa a punto della location. Il tutto è culminato nell’ultima riunione dei volontari il giovedì sera, dove un Claudio Mazzi (pres. dell’organizzazione) visibilmente emozionato ma volenteroso di darci la giusta carica, ci ha spiegato gli ultimi dettagli su orari e mood da tenere durante il festival per far funzionare tutto nel migliore dei modi per spettatori e performer.
Prima di congedarci, un ultimo sforzo collettivo per sistemare i tavoli e le panche nell’area food truck: partiamo a bomba, ancora belli carichi, ci allontaniamo per valutare la riuscita della disposizione in stile Neil di Art Attack ma… beh, diciamo che da Art Attack a Heart Attack è un attimo. Concordiamo tutti sul fatto che l’andamento sbananato delle file vada raddrizzato, ma anche sul fatto che comunque stasera non se ne farà un cazzo. Domani.
- Giorno 1
Il mio venerdì mattina comincia nemmeno tanto presto: sono sul posto verso le 9:30 e sta già succedendo qualcosa di epico.
Ancora devono arrivarci le band e già c’è una macchina dei Carabinieri al campo. Scende un agente:
“Ma… l’avete visto un tizio… pelato… con una maglia nera…?”
“Ma chi? Quello la…?!”
All’orizzonte c’è uno scappato di casa che corre come un pazzo e si infila a piedi in una stradina, i motivi della fuga sono ancora oggi totalmente ignoti. Dopo una manovra abbastanza goffa, l’auto dei Carabinieri riparte sgommando all’inseguimento. Sembra uno spinoff di Miami Vice con Benny Hill, se riescono a prenderlo mangio una biscia.
Cominciamo super bene direi.
La mattinata prosegue con lavori abbastanza peso: allestimento palco e caricamento fusti in cella frigorifera. Arriviamo all’ora di pranzo belli stanchi ma ormai pronti al nostro ingresso nell’arena: l’inferno si sta ufficialmente per scatenare!
Iniziano ad arrivare le prime band: Secoli Morti e metà dei Discomostro sono i primi a farsi vedere.
Sistemo i ragazzi nel backstage, consegno pass e consumazioni e spiego un po’ come siamo organizzati per la loro permanenza cercando di metterli il più possibile a loro agio. Mi sento nel mio elemento a lavorare con le band, in un attimo ho già addosso una super presa bene e le risposte che ricevo mi caricano ancora di più.
Torno un attimo in zona palco e… c’è un’atmosfera strana. Ho visto un pelato e un biondo scendere da un furgone… occazzo… SONO ARRIVATI I GOOD RIDDANCE.
Così, debbòtto.
Improvvisamente non so se sono pronto per tutto questo. Il teenager dentro di me è ufficialmente collassato.
Sean è già operativo sul palco con piatti, rullanti e fusti tutti intorno. Dopo aver chiesto a Russ com’è andato il viaggio accompagno Chuck e consorte nella zona privata che abbiamo allestito per gli headliner.
Rileggere questa frase mi fa venire ancora i brividi. Fatico ancora a credere che tutto ciò sia successo realmente.
Chuck Platt è un orsacchiottone e non si risparmia su chiacchiere e risate; si vede che è un tipo davvero alla mano. Zero seghe mentali. Ha anche voglia di raccontarmi qualcosa del suo incidente, per via del quale ancora zoppica in maniera piuttosto vistosa. Il fatto che nonostante tutto si sia sparato un tour in giro per il mondo considerata anche la sua età non più proprio tenera vi dà un’idea dell’enorme attitudine di questa persona e di questa band.
Superata l’emozione, continuo ad accogliere le altre band che pian piano arrivano: mi permetto anche di rimanere appeso a Corbe Red Car Burns abbracciandolo. Non sto più nella pelle ormai.
Il backstage è bello pieno e mi sembra che si sia creata un’atmosfera praticamente familiare: molti ragazzi sono amici di vecchissima data e se c’era ancora del ghiaccio da rompere con qualcuno, ora è tutto nei bicchieri.
Questo clima particolarmente rilassato mi fa pensare che è il momento giusto per sfoderare un’arma segreta che non vedevo l’ora di sguainare da qualche giorno: per l’intrattenimento delle band ho pensato di portare un Super Nintendo!
La notizia causa uno scatto di euforia tra i presenti, che si tramuta però subito in spirito competitivo quando Morla Discomostro attira l’attenzione su di sé millantando di essere il miglior giocatore di Street Fighter della scena punkrock italiana.
Desideroso di dargli la possibilità di dimostrarlo e di soddisfare la sete di sangue che ormai sento scorrere potente nel backstage, mi faccio in quattro per allestire la zona Nintendo ma purtroppo, per mancanza di prolunghe e altro hardware, non sono in grado di buttare insieme qualcosa di dignitoso. Mi organizzerò meglio per le prossime giornate, ma sappiate che ormai la questione andrà risolta: chi sarà il miglior giocatore di Street Fighter della scena? Urge organizzare torneo.
Tra una cosa e l’altra le band sono tutte in loco ed è il momento di salire sul palco. Complice l’ora tutt’altro che tarda e il venerdì lavorativo, il pubblico non è ancora molto corposo quando entrano in scena gli Au Revoir Sofia.
L’esibizione dei quattro è caratterizzata in modo particolare dalla scalata del cantante in cima all’americana del palco in un momento di particolare presa bene, scena vista per caso su Instagram da Claudio solo l’indomani. Meno male, perchè se l’avesse vista live non so se avrebbe retto un altro infarto.
Secoli Morti secondo atto di giornata: mi spiace perdermi l’esibizione ma nelle retrovie c’è continuamente qualcosa da fare, quindi devo accontentarmi di tenermeli in sottofondo mentre lavoro. I ragazzi sono purtroppo costretti a tagliare qualche pezzo per il tempo che stringe; mi presento tra i primi per chiedere scusa quando scendono dal palco, ma sembrano comunque contenti.
Edward in Venice richiamati al dovere. So che c’è abbastanza gasa per questa band che non conosco benissimo. Riesco a godermi una parte del loro set, ma mentre guardo il palco di traverso noto che l’area food truck si sta riempiendo di gente e……. che noi non abbiamo minimamente aggiustato la sistemazione dei tavoli! Beh… la gente sembra comunque non curarsene, a questo punto faremo domani mattina.
Raduno i ragazzi dei Discomostro per prepararli al veloce cambio palco: credo che a livello personale i DM siano stati la band che mi è più entrata nel cuore della giornata. Lasciando stare il fatto che penso abbiano cagato fuori uno dei migliori dischi dell’anno, a livello personale sono tutti dei super regaz, molto molto alla mano: la parola che ho sentito più spesso proferire da Carlame durante la giornata è GRAZIE. A fine serata poi li ho beccati a far balotta violenta con Paolino Bad Frog mattatore che li ha decretati ufficialmente miglior band della giornata col titolo di “grandi cazzi molli”…una scena che non dimenticherò mai.
Arriva anche il momento di inaugurare l’acoustic stage e tocca agli Honey sverginarlo. La versione unplugged del gruppo sembra funzionare bene; si crea quel giusto momento di respiro barzotto prima del rush finale che si scatenerà sul main stage di lì a poco.
Siamo infatti in zona Cesarini ormai: è il turno dei Red Car Burns, Menagramo e poi scoppia la bomba…
I regaz dei RCB sono gente di casa, i local heroes della giornata. Riesco a seguirli purtroppo solo per qualche pezzo perchè ho una missione da compiere proprio durante il loro set: andare a recuperare Russ Rankin in albergo e portarlo alla festa.
Mi metto in macchina, arrivo sul posto e chiedo al receptionist di avvisare Russ che sono pronto quando vuole. Ad un minuto scarso dalla chiamata è già nella hall pronto a partire. Mi sento tipo una ragazzina del pubblico di Non è la Rai il giorno dei Backstreet Boys in trasmissione. Pazzesco.
Vi chiedo scusa se mi soffermo su questa scena, ma chi ha avuto l’adolescenza costellata di eventi coi GR in sottofondo potrà capirmi.
Per un appassionato di musica incontrare i propri idoli in un contesto dove puoi anche parlarci e conoscerli con relativa calma è un’esperienza mistica incredibile, una specie di plot twist della tua vita. Sembra un po’ il concretizzarsi di una relazione veramente intima di cui solo tu conoscevi l’esistenza e le proporzioni.
Sono in macchina con Russ Rankin.
Giustamente, per non rischiare stop al tour, indossa sempre la mascherina di cui io, da vero coglione, sono sprovvisto.
Temo già di aver fatto una figura di merda, ma quando gli chiedo scusa mi tranquillizza con un quasi paterno “That’s ok”.
È davvero un tipo di poche ma buone parole, si vede che pesa sempre quello che dice, proprio come nelle canzoni dei Good Riddance.
È davvero un tipo di poche ma buone parole, si vede che pesa sempre quello che dice, proprio come nelle canzoni dei Good Riddance.
Quello che gli ho confessato durante il tragitto non ve lo dico, ma erano anni che volevo farlo e mi è piaciuta troppo la risposta che mi ha dato. Me la porterò con fierezza nel cuore e me la ricorderò tutte le volte che avrò bisogno di una gioia.
Arriviamo in zona festival, mi faccio spostare le transenne e droppo Russ direttamente in fondo al backstage.
“Thank you, really appreciated” sono le ultime parole che mi rivolge.
Mi sposto in zona acoustic stage, dove i Menagramo mi aiutano a tornare sulla terra. In effetti sono la prima band della giornata di cui riesco a seguire quasi tutto il set: creano la solita bella atmosfera che si incastra bene col calar della notte e scaldano bene il pubblico per quello che verrà dopo. Forse nemmeno loro ci credono che una volta abbassati i loro volumi suoneranno i Good Riddance.
Ultimo giro in un backstage ormai deserto.
Gola secca sistemata dal buon Edo che mi allunga una Grillotalpa da dietro il bancone.
Non so quanta strada a piedi ho fatto nella giornata di oggi, ma il mio cammino finisce a ridosso della scaletta lato palco dove Sean Sellers mi schiaccia un cinque alto prima di salire sul palco.
È ovviamente Russ l’ultimo a palesarsi al pubblico e niente… è successo davvero: i Good Riddance a Guardamiglio.
Voi ci credevate? Io no.
E invece è successo.
Seguo tutto il concerto da quella posizione insieme a Mattia e Edo Secoli Morti e ogni volta che incrociamo lo sguardo sorridiamo come degli ebeti.
Il pubblico si sta letteralmente ammazzando sotto il palco. Riconosco anche qualche volto noto…
Uno dei più scatenati però è senza dubbio Pado Los Fuocos che canta come un pazzo tutte le canzoni…speriamo che abbia ancora voce per domani!
In mezzo a tutta la merda a cui stiamo assistendo nel mondo, serate come questa servono a darti un sacco di forza, positività e voglia di lottare. Sentirti vivo. Non è roba da poco.
Giù e su dal palco per ancora un paio di pezzi e per oggi chiude il main stage, ma sembra che sia iniziata un’altra festa.
Il nostro Ivan, alias Ignorance, intrattiene ancora i presenti con un po’ di musica in sottofondo ed è il momento delle risate, gli abbracci, i brindisi…chi più ne ha più ne metta.
La scena che mi si presenta davanti prima dell’ultimo turno di lavoro è un siparietto che vede Amanda e Vale Punkadeka tentare di spingere Bolo e Nike Slang Poor Kids a trovare un alloggio per la notte a Piacenza presso una coppia austriaca che si aggira per il festival in cambio di favori sessuali non ben precisati ma in cui risulta chiaro che è sempre solo Bolo a rimetterci.
Va bene così (LOL).
La gente comincia a diradarsi, ultima rassettata alla location e poi torno a casa.
Calo drastico di adrenalina: Claudio è sdraiato sotto un albero in preda a dei deliri e vedo gente mezza addormentata con la testa appoggiata su una scarpa.
L’abbiamo portata a casa cazzo.
Ma è solo il primo giorno…
Eroe della giornata: Davide, punto di riferimento della squadra gestione band e backstage insieme a Ivan. Provate voi ad incastrare una 8×10 Ampeg in una Skoda Fabia station wagon. Lui ci è riuscito. Basta per la gloria eterna? Per me si.
Reeko