Bay Fest Day 1 (Loyal Cheaters, Get Dead, Flatliners, SOIA, Bouncing Souls, Flogging Molly)@ Bellaria Igea Marina

Bay Fest Day 1 (Loyal Cheaters, Get Dead, Flatliners, SOIA, Bouncing Souls, Flogging Molly)@ Bellaria Igea Marina

LIVE REPORT

BAY FEST 2022 – Day 1

Essendo ormai diventato un appuntamento pressochè obbligatorio per ogni amante del punk-rock che si rispetti, anche noi di Irritate People, seppure non onnipresenti dal primo all’ultimo giorno, non potevamo marcare visita al Bay Fest.
Ecco dunque come è andata nella prima e nella terza giornata.

Day 1

Come di consueto, il festival si sviluppa su due fronti: apertura con set acustici al Beky Bay, subito dopo l’attraversamento della strada (difficoltà medio-alta nella settimana di ferragosto, tra pullman, tourbus, risciò, trenini e monopattini … mancavano solo le tipe in topless sui rollerblades come a Venice Beach ma niente, quelle non si sono viste), si arriva in pochi minuti all’ingresso del Bay Fest.
Gli acustici erano quelli di Steven dei Belvedere e dei Chaser … me li perderò, un po’ perché sei al mare dopo un anno di stress e paranoie e quindi i ritmi si allungano, un po’ perché il piatto sarà pure ricco, ma non mi attira più di tanto (PS: incontrerò qualcuno che mi confermerà il piattume e soprattutto alcune banali paraculate durante i vari set, quindi bene così).
Mi incammino dall’Holiday Punk/Park con il mio brother Joe, saranno 15 minuti a piedi a dir tanto, mentre ce la stiamo raccontando tra aspettative sulle band e prime impressioni sulle ferie, ecco giungere alle nostre spalle Andrea Rock; se ci fossimo dati appuntamento a quelle strisce pedonali ovviamente non ci saremmo mai incontrati con lo stesso tempismo.
“Andate di là vero ?” “Ovviamente”.

Così iniziamo a conversare del più e del meno, di relativi progetti presenti e futuri, inoltre la news del momento, oltre alla sostituzione Sick Of It All/Bad Religion, è la data milanese di pochi giorni prima tenuta proprio dai newyorkesi, quindi chiedo a Andre come li abbia trovati, essendone fan di vecchissima data e vedendoli in tour con un rimpiazzo (Pete Koller è fermo ai box, al suo posto c’è Craig Silverman degli Agnostic Front).
Arriviamo all’ingresso, perdo e faccio perdere un quarto d’ora buono a Joe in attesa di un accredito da verificare (peraltro non richiesto da me, ma esplicitamente segnalatomi da Dennis dei Flogging Molly qualche giorno prima), dopodiché siamo ufficialmente dentro.

The Loyal Cheaters stanno già suonando il loro quarto o quinto pezzo, li avevo visti al Barrio’s a Milano poco tempo fa e devo dire che ci sanno fare, soprattutto la sezione ritmica basso-batteria è davvero precisa e “gustosa”.
Il problema, se proprio vogliamo trovarlo, è la difficoltà di partenza nel proporre quel garage-rock’n’roll al sapore di glam e glitter se/quando ti mancano dei veri e propri hit-singles … dopo un po’ l’attenzione cala, su un palco grande e per di più all’aperto è molto facile perdere il filo.
Sicuramente il combo è da continuare a seguire, spaccano, ma sono da club e piccole venues in generale più che da contesti del genere, a mio modesto parere.

Tra una bestemmia sui token e l’altra, ecco arrivare sul palco i Get Dead.
Si capisce dal fermento nelle prime file che ormai la band di San Francisco ha una piccola ma consolidata fanbase anche in Italia, personalmente con loro mi trovo a metà, nel senso che mi piacciono davvero molto alcuni pezzi, ma sulla distanza i loro album non mi intrippano mai totalmente dall’inizio alla fine.
Prima volta che li vedrò dal vivo, prova del nove: ampiamente superata.
Anzi, sul piano live una band come loro è esattamente nella condizione ideale per “sporcare” ulteriormente il proprio sound ed ergersi a vera e propria punk-band al 100%, i pezzi seppur presi in gran parte dall’ultimo album hanno spinta e massima resa su un palco che forse anche per loro è troppo grosso, mi danno l’idea di gruppo che spacchi tutto su un palchetto di periferia, in un club da max 200 persone per intenderci.
Commistionano punk, ska, hardcore e dub con stile indubbio, ciliegina sulla torta il savoir-faire sempre piuttosto “malato” del frontman Sam.
Sicuramente la mia band-rivelazione del festival, scusate se ci sono arrivato tardi!

Mentre tra un cambio palco e l’altro l’affluenza aumenta (ma non tantissimo come l’ultima edizione “sana” del 2019 né tantomeno come le prime), arrivano anche alcuni nostri amici dal camping e dagli hotel vicini, appena dentro ne avevamo visti altri, ci si rincontra alle transenne senza dirselo perché tanto lo sai che ti becchi lui, quello e quegli altri.

Il Bay Fest è il Tinder del punk-rock!

Un’altra band molto attesa sono i Flatliners, che ho sempre preferito nella prima fase della carriera, pur riconoscendo i loro pezzoni e la voce davvero maledettamente perfetta e sempre sopra le righe di Chris Cresswell.
Loro sono perfetti, impeccabili, precisi, piacioni, tecnicamente infallibili, eppure … mi annoiano, tolti alcuni pezzi che vorresti davvero ascoltare ogni giorno.
Soprattutto i brani estratti dalla discografia più recente, mi lasciano addosso davvero poco.
Problema mio, mi spiace.

Arriviamo alla band che, tolti gli Shandon e i Nofx, resta saldamente al terzo posto tra quelle che ho visto più volte dal vivo: i Sick Of It All.
Sappiamo che i newyorkesi sono privi di un Koller Brother, al suo posto non c’è certamente un novellino, anzi.
Sappiamo quanto questa band ci abbia abituato a certi standard dal vivo, ma sappiamo anche che in primis subentrare con poco preavviso a un’altra big band in un festival del genere può non essere facile.
Inoltre, la notizia dello scontro (verbale ma anche fisico) tra la guitar-tech dei ragazzi (che poi è la moglie di Lou) e il frontman dei No Fun At All accaduta in una delle date europee precedenti, probabilmente ha lasciato un segno tangibile a livello personale da entrambe le parti.
Fatto sta che, per la prima volta da quando li conosco e seguo, i SOIA fanno “soltanto” il loro compito, un set granitico ovviamente di impatto, ma poco o nulla più.
Finisco comunque sotto palco a applaudirli e salutarli perché sì, mi sembra di capire che sia un momento abbastanza delicato, anche se non viene spesa una parola in merito (o forse proprio per quello).
Devo ammetterlo, il mio-loro concerto meno sudato e goduto appieno. Ci rifaremo.

Ecco l’adrenalina che sale, non me ne voglia nessuno ma da quando i roadies fanno innalzare il logo-cuore dei Bouncing Souls, inizio a andare in tensione: hai presente Fantozzi durante la coppa Cobram ? Lingua felpata, tachicardia, aurore boreali, miraggi.
Non vedo questi quattro ragazzacci del New Jersey da 10 anni esatti, concerto all’Estragon in apertura proprio ai Flogging Molly, nel settembre 2012.

Considerato che sono stati e sono tuttora vera e propria colonna sonora della mia vita con almeno una decina di pezzi, immaginatevi che brivido caldo e quanta energia mi si scateni dentro non appena esce Bryan con il suo basso, il Fender forse più iconico di tutto il punk-rock (sicuramente degli ultimi 25 anni).
E’ la prima volta che li vedo senza Michael McDermott, batterista storico che da qualche anno ha lasciato il posto a George Rebelo degli Hot Water Music.
Dato che dopo 4 canzoni ho già perso la voce e devo darmi una calmata, inutile spiegare a parole, vi scrivo solo che pezzi hanno messo in scaletta, tra gli altri (un’ora e 10 minuti di show complessivo): ‘The Ballad Of Johnny X’ (ed è subito compilation del Warped Tour 2001), ‘Hopeless Romantic’, ‘Sing Along Forever’, ‘Lean On Sheena’, ‘Gone’, ‘Kids And Heroes’, ‘Private Radio’, ‘Manthem’, ‘The Gold Song’, ‘The Something Special’, poi sul finale una ‘Ghosts On The Boardwalk’ fatta in acustico da Greg in solitaria che mi fa andare in disidratazione per esaurimento lacrime e, ovviamente, per ultima, la “nostra” ‘True Believers’ perché anche dopo due decenni ‘WE STILL BELIEVE’.
Quest’ultima vede alla batteria come guest Paul, dei Flatliners, a quanto pare grandissimo fan dei BS (come dargli torto, darei un braccio per poter suonare quella canzone con loro).

Arrivati a questo punto, coi Flogging Molly come headliner, la sorpresa è che voltandomi dalla transenna verso il pit … sembra sia mezzo vuoto.
O meglio, gente ce n’è ma mica troppa.

Quando le luci si spengono e sono lì sottopalco in solitaria (non è che all my friends are dead come dicevano i Turbonegro né che sono metalheads come cantavano i Less Than Jake, semplicemente sono l’unico della cumpa che adora i Flogging Molly) … dopo qualche minuto ecco salire i ragazzi.
Devo essere sinceramente imparziale: sarà che al Bay non avevano mai suonato, sarà perché si sono ritrovati come headliner inaspettatamente, ma i FM fanno lo show. Anzi, LO SHOW.

Legittimo che possano non piacerti, soprattutto se ti ritrovi a sentirli coi biglietti presi esclusivamente per i Bad Religion, eppure durante il concerto molti sono venuti in prima fila a picchiettarmi sulla spalla e a dirmi quanto spaccassero dal vivo, cosa che non si aspettavano.
Il fatto è che, a differenza di tutte le altre band folk-punk o simili, i Flogging Molly hanno radici e attitudine da vera band hardcore-punk, attualmente anche più dei Dropkick Murphys che in un certo senso si sono “imborghesiti”.
Quindi uno spettacolo così non può lasciarti indifferente, certo se il punk “coi pifferi” ti fa cagare ci sta che non piacciano e ci si rompa i coglioni, ma oggettivamente è stato il miglior show che abbiano tenuto in Italia negli ultimi anni.

Dave King frontman del secolo, 60 anni compiuti con una verve al doppio rispetto a tanti con la metà dei suoi anni … esaltanti come sempre, da parte mia.

Appena finisce il concerto Dennis mi fa segno di andare nel backstage, è mezzanotte e quando ne usciamo non è rimasto più nessuno, sono le 2.20.
Quello che succederà poi rimarrà nel backstage, mi limito a dire che a un certo punto dell’aftershow qualcuno ha cercato di scavare una fossa tra i tavoli del catering esterno per seppellirci una testa di tartaruga trovata in spiaggia.
Torniamo a casa, sfiniti ma sorridenti come degli ebeti, inebriati dalla giornata.
E siamo solo all’inizio …

Koppo

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