Turnstile @ AMA Music Festival -Romano d’Ezzelino (VI)
Chiacchierati, discussi, controversi…negli ultimi tre anni i Turnstile sono stati praticamente sulla bocca di tutti.
Personalmente li ho scoperti poco prima dell’uscita di Glow On, quindi non molto tempo prima che l’opinione pubblica si dividesse sul loro conto. Piuttosto tardi quindi, se poi aggiungiamo che per dieci anni ho lavorato per la sede italiana di un’azienda il cui quartier generale si trova poco distante da Baltimore, città natale della band e che bazzicavo in media almeno un paio di volte l’anno, la sfiga è doppia perché a saperlo prima magari me li sarei potuti beccare in qualche localino malfamato molto prima del grande salto…vabbè, meglio non pensarci: viviamo qui e adesso.
Con qui e adesso in particolare parliamo dell’AMA Music Festival svoltosi a Romano d’Ezzelino, frazioncina del Vicentino, che ha ospitato la primissima apparizione della band sul suolo italico.
Dal momento che sono parecchio gasato da questa band (aspettavo qualcosa del genere dai tempi degli Snapcase e onestamente anche la piega sperimentale dell’ultimo disco, che ritengo analoga a quanto fatto dalla band di Buffalo con End Transmission, non ha fatto altro che aumentare il mio interesse verso questo progetto) ho acquistato il biglietto del pit mezzo secondo dopo che le vendite si sono aperte, mossa che alla fine della fiera risulterà una mezza beffa e il motivo ve lo spiego subito.
Il day one del festival ha avuto una storia piuttosto turbolenta: dal momento che forse gli organizzatori si aspettavano maggiori vendite dall’annuncio dei Turnstile come headliner (e il fatto che questa aspettativa sia stata tradita per me è abbastanza grave, mi rivolgo al pubblico italiano) hanno preso la decisione di “affiancare” un headliner più sicuro alla band statunitense: Salmo. Risultato: molta (troppa) gente che aveva preso il biglietto solo per i Turnstile ha deciso di gettare la spugna e vendere (beh…pure comprensibile considerando anche l’eventuale sbattimento da programmare per raggiungere la location, non esattamente collegata come una grande città). Plot twist pochi giorni prima della data dell’evento: Salmo da forfait per problemi di salute e i Turnstile tornano improvvisamente unici headliner, quindi molta (troppa) gente che aveva preso il biglietto solo per Salmo si chiama fuori e vende. Che gran casino…anche perché oltretutto il resto della lineup della giornata ha pochissimo a che fare con se stessa (bnkr44, Nitro e White Lies…i grandi scienziati DELLA NASA [cit.] stanno ancora cercando di capire).
Il risultato finale di questa situazione purtroppo vede un pubblico abbastanza “settoriale” più che ridotto, ovvero concentrato solo e soltanto su uno degli artisti che si sono susseguiti sul palco e poi disperso appena finito il relativo show. Non si possono fare brutte figure con gli headliner offrendo un pit semivuoto, quindi gli addetti ai lavori cominciano a “spacciare” braccialetti per l’accesso al pit gratuitamente ai presenti: da qui la mezza fregatura per chi invece quel braccialetto l’aveva pure pagato. Comprendo la situazione ed ammetto che in realtà dal mio punto di vista la cosa è relativamente un problema, perché in tutta onestà l’esperienza di quella giornata per me è iniziata diverse ore prima che tutto questo succedesse ed è stata incredibile in maniera quasi sospetta. Cominciamo dall’inizio.
Partenza subito dopo pranzo giàmmangiato e nelle prime ore del pomeriggio sto già col caldo asfalto di Agosto sotto i piedi insieme ai miei partners in crime Billy e Jack.

Prima tappa drop bagagli al B&B (il Flyingaway di Borso del Grappa), che non troviamo proprio subito subito essendo immerso nelle (bellissime) campagne attorno a Bassano del Grappa. Prima sorpresa super positiva della giornata: il B&B (prenotato da Billy e del quale ancora non avevo visto nemmeno una foto) è quasi fantascientifico. Porte automatizzate, vista della madonna, proprietari cordialissimi…sembra davvero di stare in qualche hotel di alto livello ma a prezzo totalmente umano: quello che ci vuole per un post festival coi fiocchi, TOP!
A questo punto il buon Matt di Grindpromotion Records ci aspetta da lui per quattro chiacchiere e per il ritiro di qualche ordine precedentemente fatto da uno dei miei soci e…beh, in mezzo a tutti quei dischi come puoi sperare di uscirne a mani vuote? E INFATTI…
Da bravi drogati iniziamo a curiosare morbosamente tra gli scaffali e alla fine ne usciamo, tra gli altri, proprio con due dischi dei Turnstile: Billy si prende Time&Space e a me invece spetta Nonstop Feeling (ai soliti prezzi ultra convenienti). Va tutto a meraviglia.
Siamo già pronti per raggiungere il festival anche se è fin troppo presto, infatti Matt ci suggerisce un giro in zona ponte degli Alpini per far passare almeno un’oretta ed è qui che la nostra giornata subisce la sua impennata definitiva…
Ci troviamo sul ponte per immortalare la sempre meravigliosa vista cartolinesca da flexare un po’ su Instagram quando un figuro in cappellino arancione fluo, baffi, sneakers e calzetti ben tirati su attraversa l’obiettivo del mio iPhone…a me sembra proprio Pat McCrory, chitarrista dei Turnstile!
Cerco conferme chiedendo a Jack, il quale mi confessa che vedendo quel gruppetto ha proprio pensato che si trattasse di gente che avrebbe sicuramente presenziato al loro concerto…a quel punto anche lui realizza: sono proprio loro!
Nel giro di mezzo secondo io e Billy raggiungiamo di corsa la macchina dove abbiamo lasciato i dischi che PER CASO (stavolta per davvero) avevamo comprato poco prima…in tutta onestà non sono un cercatore di firme, ma mi sembra l’unica cosa buona da fare in una situazione del genere…e poi sto con l’adrenalina a mille, non riesco a ragionare!
Abbiamo un piccolo momento di panico quando scopriamo che l’unico pennarello che troviamo in macchina forse è scarico, ma ad un certo punto l’uscita di un po’ di inchiostro dorato ci da la speranza che proprio l’ultimo respiro che quel pennarello esalerà si trasformerà nella firma dei Turnstile sui nostri dischi…sentiamo che ce la può fare!
Torniamo di corsa al ponte e davanti ad una gelateria dove i ghiottoni si sono rifugiati troviamo niente meno che Brendan Yates, il quale scambia volentieri quattro chiacchiere con noi, ci firma i dischi e in un attimo trasforma la nostra giornata da stupenda a immortale.
BAM
Dobbiamo calmarci un attimo e ci fermiamo in un baretto per un paio di birrette di rito, dove però il nostro vicino di tavolo (non proprio messo benissimo fisicamente…forse anche con qualche problemino di salute) ad un certo punto crolla a terra forse per un fulmineo mancamento (fa un caldo atroce e lui indossa pure uno smanicato). Ci prodighiamo assieme ai proprietari del bar per farlo ricomporre e chiamare un’ambulanza per soccorrerlo, la quale arriva giusto in tempo per far finire al poveretto il suo racconto sul perché si trova a Bassano: è arrivato in treno da Genova girando praticamente mezzo nord Italia per visitare il ponte in ricordo di un avo soldato in Guerra…che roba!
Siamo pronti per il festival!
Raggiungiamo il parcheggio con qualche difficoltà: la viabilità è stata temporaneamente modificata probabilmente per tentare di gestire un po’ meglio il traffico accorso per il festival ma la segnaletica lascia un po’ a desiderare: magari qualche cartello un po’ più visibile l’anno prossimo non darebbe fastidio. Ad ogni modo lasciamo giù la macchina e ci dirigiamo all’ingresso dove veniamo controllati a dovere, quasi come in aeroporto (metal detector compreso…avranno capito che sono di Irritate People). Nemmeno il tempo di bersi una prima birretta (cioè, la prima al festival…) e un nuvolone sovrasta la location rilasciando pure qualche goccia di pioggia, fatto in qualche modo provvidenziale però, perché contribuisce a rendere un pelo più vivibile la situazione (fino a qualche minuto prima il caldo era davvero estremo): sempre meglio!
Non me ne vogliano i fans se stanno leggendo, ma onestamente mi dimentico abbastanza delle performance che si stanno svolgendo sul palco preferendo un giro di chiacchiere con gli amici presenti (tanti, che bello!). Tendo un pelo l’orecchio solo sui White Lies, ma comunque la mia attenzione è davvero troppo bassa per spendere due parole decenti sul loro set…oltretutto sarebbe inutile scriverne per il tipo di pubblico che (immagino) leggerà questo report quindi tutto sommato non mi sento troppo in colpa.
D’altronde faccio anche io parte di quel già citato “pubblico settoriale”, che ora inizia a radunarsi sotto il palco perché sul fondo dello stage già campeggiano due stellone sovrastate dalla parola all-capital
T-U-R-N-S-T-I-L-E

La band sale sul palco accompagnata da un campionamento molto synth pop anni 80 di Alien Love Call, poi parte l’intro di Glow On e il pubblico è già impazzito.
Si parte a bomba con Mystery, opener dell’ultimo disco: saranno tanti i pezzi in scaletta presi da questo lavoro, intervallati dai pezzi più amati degli altri due dischi per costituire una setlist del tutto onesta (Generator però grande assente di serata, peccato perché è proprio una delle mie preferite).
Uno show dei Turnstile è paragonabile ad una specie di viaggio: anche nei momenti più calmi del set (e sono diversi) tu vieni rapito e la band ti porta con sé nel suo mondo. Brendan Yates sembra il personaggio protagonista di uno spettacolo di teatro: le sue mosse, i brevi passi di danza, persino lo stare fermo immobile in determinati momenti mi hanno fatto davvero pensare ad una scena teatrale magistralmente scandita da un sottofondo musicale assolutamente impeccabile.

Il frontman spende veramente pochissime parole durante lo show, e sono per lo più ringraziamenti e brevissime intro ai pezzi, ma fa tutto parte della logica (riuscitissima) dello spettacolo. Il più attivo on stage oltre a lui è senza dubbio il bassista Freaky Franz nonostante indossi longsleeve+t-shirt su un palco dove nonostante la pioggia di qualche ora prima si sarà registrata una bella temperatura da rosticceria. Le chitarre (una delle due è Meg Mills ex Chubby and the Gang, che non ho capito se è solo turnista o ufficialmente parte della band) mi stupiscono per i suoni: davvero belli e molto molto prossimi a quelli dell’ultimo disco, con anche forse un po’ più di carattere. Molto bene anche la sezione ritmica, con un solidissimo D-Fang e le occasionali incursioni percussionistiche di Yates, anche se in tutta onestà avrei evitato il solo di batteria a metà spettacolo.
Se da un lato forse la band avrebbe meritato un pubblico numericamente più in linea con la caratura raggiunta negli ultimi anni, dall’altro l’AMA offre davvero una bella performance a livello di spettacolo: suoni chiari, apparentemente nessun problema tecnico di sorta, bene le luci e non ci siamo fatti nemmeno mancare i cannoni coi coriandoli sulla conclusiva TLC…davvero un ottimo lavoro.
Come consuetudine un bel polverone di terra ha accompagnato tutto il set della band del Maryland, ma questa volta con l’aggiunta di una notevole quantità di sassi nelle scarpe a fine concerto (degna delle migliori partite ad insassati, Scrubs docet).
Siamo già ai saluti, ma questa giornata ci ha dato davvero tanto, troppo: abbiamo avuto la fortuna di vedere questa band, che fuori dai nostri confini è gigante, in un contesto tutto sommato “piccolo” se relazionato appunto alla popolarità che hanno raggiunto. Li abbiamo incontrati, ci abbiamo parlato e li abbiamo beccati a curiosare tra le bancarelle della venue: se ci pensate a conti fatti è una cosa tutt’altro che scontata e che non sono sicuro si potrebbe verificare con questa facilità in altri festival europei, quindi paradossalmente questa situazione “arretrata” ha giocato a nostro favore per questa volta e chissà…forse anche la band ha apprezzato questo contesto più “rilassato” e più lontano dalle luci della ribalta.
Tornati al B&B non riusciamo ancora ad uscirne: mentre sono in doccia sento gli audio dei video e delle storie Instagram provenire dalla stanza…fa quasi tenerezza come cosa, ma noi non saremo mai troppo vecchi per fanboyare ed è questo il nostro bello.
Ho sentito di tutto sui Turnstile: chi dice che una volta erano più fighi, che questa roba non è più hardcore, che hanno perso la magia per il mainstream…a tutto questo rispondo con le parole di Fat Mike sui Green Day: “i Green Day non si sono venduti […] loro hanno sempre suonato il loro stile musicale ed alla fine è diventato popolare. Non c’è stato nessun vendersi: vendersi è quando cambi il tuo stile per incontrare il favore del pubblico, ma coi Green Day è successo esattamente il contrario”. E pure coi Turnstile a mio modestissimo parere, poi possono piacere o non piacere e questo è più che lecito, ma sinceramente li avrei considerati meno true se fossero andati avanti alla vecchia maniera solo per incontrare il favore di una determinata fetta di pubblico, ha senso no?
Ragazzi, provate ad andare a vederli dal vivo e poi ne riparliamo.
Per me uno dei concerti della vita e una giornata assolutamente memorabile: seppellitemi con la maglia dei Turnstile (però non compratela al loro concerto che vi spennano!).
Reeko
Un pensiero riguardo “Turnstile @ AMA Music Festival -Romano d’Ezzelino (VI)”
Cheppalle ‘sta gente che deve sempre commentare le scelte di questa o quell’altra band con le solite frasi trite e ritrite: “non è più hardcore/è meno punk/è diventata mainstream”. Ma basta. Anche io facevo questi discorsi quando avevo 16 anni, poi ho allargato un po’ la visione d’insieme. Questa ottusità da parte di certe frange della cosiddetta “scena” mi fa solo cascare le palle e allontanare sempre più da questo modo di pensare. Piuttosto rimaniamo al basico “mi piace/non mi piace” con le svariate motivazioni che si possono dare e finiamola con ‘ste pippe mentali inutili.