Album Review: SNAIT – The Blessing Way
Che in Irritate People fossimo ormai diventati dei vecchi rompicoglioni era cosa ormai nota. Col tramontare degli -enta, tutti quei piccoli fastidi e noie di cui fino a poco fa nemmeno ti curavi o semplicemente tolleravi senza troppa fatica iniziano a diventare qualcosa che non puoi fare a meno di notare e che influenzano in maniera inevitabile il benessere tuo e, di conseguenza, di quelli che ti stanno intorno e nella cui mente inizierà a rimbalzare, alimentando un sadico circolo vizioso, la frase “Cheppalle ‘sto vecchio di merda”. Se sei un punkrocker, un esempio calzante è rappresentato dallo sbagliare la pronuncia di nomi di band, album o canzoni da parte di media più o meno blasonati. In redazione direi che almeno la metà di noi è affetto da questa patologia.
Ma è un attimo passare da carnefici a vittime, ed è proprio una nuova band del Friuli a bacchettarci.
Il nome SNAIT si pronuncia esattamente come si legge. Non è inglese/americano SNÉIT, ma friulanissimo SNÀIT. Adesso che lo sappiamo anche noi, mi raccomando non fatevi sentire a pronunciarlo sbagliato!
Nei peggiori bar dell’estremo nord est, SNAIT significa grinta, carica. E direi che quanto di proposto finora dal combo faccia decisamente fede al nome.
Già nel 2024 la band ci aveva offerto un piccolo aperitivo con l’EP, di Lifetimeana ispirazione, Friuli’s Worst Dancers, in cui alcune delle linee guida del progetto risultavano già piuttosto chiare.
Melodia e aggressività convivono nel progetto in simbiosi stonata e perfetta: c’è sicuramente una punta di hardcore (il frontman Mike Simeon, già voce dei Misery for a Living), ma alcuni passaggi si rifanno ad un certo pop punk col testosterone di metà anni 90. La strada, insomma, sembra almeno in parte quella tracciata da progetti come Fiddlehead, o ancora di più, Secret World: band che in qualche modo hanno avuto il coraggio di declinare l’hardcore secondo canoni differenti e canali inesplorati.
The Blessing Way è un lavoro che va giù tutto d’un fiato e lascia allegri, proprio come un bianchino al bancone. Sette brani diretti, sinceri, senza ghirigori e cazzate varie per un totale di venti minuti scarsi di play che si portano appresso anche un velato effetto nostalgia. Rinforzino alla voce sul brano Deceptions by Cuzzo dei Lillians, ma il brano l’avevamo già sentito sull’EP d’esordio.
Registrato, mixato e masterizzato allo Studio73 di Ravenna, il disco esce per una carrellata notevole di label: Against the Sun, Deadlamb, I Want to Believe Tapes, Keep it a Secret, La Ruidosa Records, Passion Means Struggle e la piumatissima Scuderie Ducali garantiranno senz’altro una buona copertura (io ho già preso il vinile al Raduno da Flamingo Records!).
I regaz hanno deciso di non diffondere il lavoro sulle principali piattaforme streaming, quindi si va di Bandcamp e si sostiene coi dischi e col merch.
A mio avviso una buona uscita che aiuta il panorama (allargato) del punkrock ad uscire dall’eccessivo torpore che mi è sembrato di percepire da qualche anno a questa parte, spero davvero che il pubblico sia ricettivo e non si dimostri troppo diffidente.
Che fa strano, detto da uno che si lamenta di come la gente pronuncia i nomi delle band.
Reeko
Tracklist:
- All My Fears
- 06AM
- Plenary Indulgence
- The Blessing Way
- Call it a Day
- Deceptions (feat. Cuzzo Lillians)
- Do You Still Hate Me?