The Offspring – Let The Bad Times Roll

The Offspring – Let The Bad Times Roll

In questo 2021 così carico di uscite, si infilano anche i veterani The Offspring, che fanno capolino dopo qualche anno di silenzio (se escludiamo la cover natalizia, e sicuramente è nostra intenzione escluderla!) e un ultimo disco datato addirittura 2012!
Tanto è passato dai tempi di Smash ma anche dai tempi di Conspiracy of One e la band in particolare con l’ultimo full length, Days Go By, non è riuscita a convincere per niente, soprattutto il pubblico più affezionato alla prima fase della carriera della band.

A detta di Dexter Holland in persona, Let The Bad Times Roll dovrebbe essere il disco in cui la band torna verso le sonorità che l’hanno fatta conoscere nel mondo, rispetto al precedente lavoro che aveva provato ad aprirsi verso lidi sonori forse eccessivamente radiofonici.
La dipartita dello storico bassista Greg K (in causa con la band per questioni di royalties e sostituito da Todd Morse, precedentemente negli H2O) e la produzione del disco ad opera di Bob Rock (non proprio un produttore punk rock) non fa certo ben sperare. L’aspettativa cala ulteriormente dopo aver ascoltato i primi due singoli…

Quanto dichiarato dal caro vecchio Dexter sembra confermarsi però dopo aver ascoltato la traccia d’apertura, This Is Not Utopia, un pezzone in pieno stile Offspring, energico e grintoso, con quel ritornello tutto da saltare. Oltre a questo, ci sono altri due brani molto buoni in quest’album ma entrambi ricordano un po’ troppo canzoni del passato. In particolare in The Opioid Diaries il riff iniziale e la struttura della canzone si rifanno a Cool To Hate, brano di Ixnay On The Hombre e Hassan Chop assomiglia pericolosamente a Da Hui, contenuta in Splinter. Le tre canzoni appena citate sono a mio parere “quelle belle”.

Storia a sé fa la title track, bel pezzo ma confezionato a tavolino per essere il singolo di lancio e sfondare in radio il più possibile. La cosa peggiore comunque è che nel ritornello le chitarre elettriche cedono il passo a una chitarra acustica (wtf!): tutta la carica della strofa viene vanificata da un ritornello, seppur molto orecchiabile, allo stesso tempo molto spompato…
Passabili Behind Your Walls e Breaking These Bones, che comunque non raggiungono il 7, mentre Army Of One rasenta la sufficienza.

Fino a qui non ci sarebbe troppo da lamentarsi, visto il livello delle ultime uscite della band. Il problema è che il resto delle canzoni, cioè l’altra metà del disco, è veramente imbarazzante

We Never Have Sex Anymore, il secondo singolo, è un western/swing con tanto di assolo di tromba che, nel tentativo di essere simpatico sull’onda di pezzi come What Happened To You o Don’t Pick It Up o ancora Why Don’t You Get A Job, risulta invece abbastanza penoso.

Ingiustificato l’inserimento di Coming For You in scaletta, pezzo valido ma uscito come singolo 6 (SEI) anni fa. L’impressione è proprio che l’abbiano aggiunto per mancanza di materiale.

Gli ultimi 3 brani rimasti sono i peggiori: In The Hall Of The Mountain King è una cover dell’ultimo brano della suite op. 46 di Edvard Grieg. Una cagata di un minuto che mentre l’ascolti non puoi fare a meno di scuotere la testa, e non perché stai facendo head banging…
In questo strazio c’è spazio anche per una versione acustica di Gone Away, pezzo di (ancora una volta) Ixnay On The Hombre. Di per sé non è neanche male ma con così tanti filler non si sentiva certo l’esigenza di un altro brano riciclato.
L’apice si raggiunge con la conclusiva Lullaby, una specie di reprise/outro di poco più di un minuto che riprende la title track: un finale veramente vergognoso

Tirando un po’ le somme:
1. In Let The Bad Times Roll non mancano i pezzi belli ma sono la netta minoranza.
2. Veramente troppi i ricicli, le auto-cover, le citazioni e i riempitivi, soprattutto quando la tracklist è composta solo da 12 tracce. In 6 anni gli Offspring sono riusciti a cavar fuori dal buco ben poco e, nell’esigenza di dimostrare di essere ancora vivi, hanno veramente raschiato il fondo del barile.
3. La band cerca di compiacere vecchi e nuovi fan, mischiando un po’ di roba old style con materiale dalle sonorità più variegate, finendo per stare con un piede in due scarpe.

Guardando però ai commenti sui social e su YouTube, non si può fare a meno di notare che questa nuova uscita abbia suscitato grande entusiasmo, con davvero tanti commenti positivi ed euforici, anche per i brani a mio avviso peggiori.
Allora forse sono questi gli Offspring che ci meritiamo

Frankie

Tracklist:
1. This Is Not Utopia
2. Let the Bad Times Roll
3. Behind Your Walls
4. Army of One
5. Breaking These Bones
6. Coming for You
7. We Never Have Sex Anymore
8. In the Hall of the Mountain King
9. The Opioid Diaries
10. Hassan Chop
11. Gone Away
12. Lullaby

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