Weezer-Ok Human-Atlantic Records

Weezer-Ok Human-Atlantic Records

Rivers Cuomo è un pazzoide, non lo scoprirete certo oggi leggendo queste righe.

Il frontman dei Weezer, nel quattordicesimo album in studio della band losangelina, uscito a fine gennaio per Atlantic Records, assume sempre più il ruolo di leader maximo del combo alternative-rock più nerd e (auto)ironico di sempre, regalando un disco molto moolto (mooolto) ispirato al rock di fine anni ’60, con i Beatles di ‘Let It Be’ e i Beach Boys di ‘Pet Sounds’ in testa.

Scordiamoci quindi i mega-distorti “alla Weezer” che esplodono nei ritornelli, in ‘Ok Human’ (ancora non ho capito in che percentuale questo titolo voglia omaggiare i Radiohead e in che percentuale voglia percularli) abbiamo un uso massiccio di strings, archi, fiati e arrangiamenti correlati, grazie alla presenza di una vera e propria orchestra di 38 (!!!) elementi.

Va anche detto che il disco numero 14 dei nostri originariamente sarebbe dovuto essere “Van Weezer”, annunciato pre-Covid e tempo dopo messo (momentaneamente, me lo voglio augurare) in stand-by; in quel caso si parlava di un disco prettamente “chitarristico” e probabilmente più consono al nome della band che conosciamo.

Invece, il power-pop a cui spesso sono stati accostati per antonomasia gli Weezer è stato dunque accantonato in ‘Ok Human’, inoltre la componente esplosiva di ironia e sarcasmo nei testi è presente ma in modo minimale rispetto al solito, anzi: mi sento di poter affermare che quello che ho ascoltato sia il lavoro meno ironico della band, a oggi.

Senza dubbio l’aver compilato il songwriting dei pezzi durante l’anno di (dis)grazia 2020 ha influito eccome, sul risultato finale; se è vero che il singolo/opener dell’album “All My Favorite Songs” sia indelebilmente marcato con la W maiuscola, è altrettanto chiaro quel retrogusto dolceamaro che traspare ascoltando attentamente le lyrics.

Molti temi trattati infatti vanno proprio a abbracciare le più famigerate fobie e manie che il lockdown ci ha giocoforza messo letteralmente davanti agli occhi: “Grapes Of Wrath” cita l’ascolto degli audiobooks (brrrrr… scusate questa mia reazione da “OK, Boomer” più che da “Ok, Human”), mentre in “Aloo Gobi” si parla di cinema affollati.

Vogliamo parlare di chi ha dei figli ossessionati dagli IPad ? Ascoltate (e in alcuni casi vi ci ritroverete) “Screens”, oppure la strettamente autobiografica “Playing My Piano” dove si rifuggono le interviste a distanza online.

Insomma, posso definire ‘Ok Human’ un disco da pandemia, in senso buono ovviamente.

Rivers ha tirato fuori con la consueta stoffa del fuoriclasse un affresco estemporaneo della sua/nostra vita di tutti i giorni, di come si è sviluppata nell’ultimo anno; ne è uscito un disco estremamente adulto e razionale, con poco sarcasmo ma un bel po’ di cinismo e una netta consapevolezza del momento storico che stiamo vivendo.

Un bel disco, senza dubbio, ma nell’attesa che esca “Van Weezer” vado a rimettere sul piatto il “Green Album”!

 

Koppo

TRACKLIST:

 

  1. All My Favorite Songs
  2. Aloo Gobi
  3. Grapes Of Wrath
  4. Numbers
  5. Playing My Piano
  6. Mirror Image
  7. Screens
  8. Bird With A Broken Wing
  9. Dead Roses
  10. Everything Happens For A Reason
  11. Here Comes The Rain
  12. La Brea Tar Pits

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