Sludder – Arteries [Tropical London Records]
Se il precedente EP Sooner or Later s’era fatto attendere fin troppo, non è servito molto altro tempo agli Sludder per siglare il debutto su Tropical London con un full length, il primo per la band Bresciana.
Ormai li abbiamo visti un po’ dappertutto e li conosciamo bene: Arteries è il perfetto ritratto di ciò che la band ci ha abituato a vedere e sentire: un disco onesto, diretto e familiare. Detta così può per certi versi non suonare benissimo, ma in realtà in questa frase c’è il motivo per cui gli Sludder funzionano: rappresentano quella comfort zone che chiunque va fisiologicamente a cercare dopo un – volontario o meno – allontanamento. Non riuscire ad ammetterlo vorrebbe dire mentire veramente a sé stessi.
Lo stile degli Sludder sa di quelle confidenze tra amici, serate dritte o storte finite su una panchina con una Moretti da 66, occhi sbarrati nel letto alle tre di notte che anche se magari fanno un po’ male ti fanno sentire connesso con te stesso e in qualche modo a casa tua.
Lo si percepisce in tutti gli ingredienti di questo disco: dagli evidenti riferimenti stilistici a Banner Pilot e a tratti Lagwagon, ai suoni caldi e naturali – merito anche del lavoro svolto in Toxic Basement – fino ai temi introspettivi e riflessivi ma mai pesanti con cui tutti prima o dopo abbiamo avuto a che fare.
I pezzi sono forse più studiati per il singalong rispetto al passato, si ricorre molto più spesso ai whooooah, e quindi per un coinvolgimento maggiore nella resa dal vivo: gli undici pezzi della tracklist vi si pianteranno in testa in un attimo.
Graficamente ho apprezzato la scelta di un design abbastanza minimal e il contrasto estremo dei colori, opera del buon bassista Rick AKA Warholsss: i regaz si fanno tutto in casa.
Non resta che tuffarsi in questa uscita e vedere come la si prende perché qui, forse più di altre volte, l’ascoltatore è al centro della scena.
Reeko