Grade2 – Talk About It [Hellcat/Epitaph]

Grade2 – Talk About It [Hellcat/Epitaph]

Cinque album e ancora nulla di male da dire su questa band.

I ragazzi della Isle of Wight sono ben lontani dal commettere passi falsi col loro nuovo album Talk About It, fuori per Hellcat/Epitaph.

Durante I miei ascolti non ho potuto fare a meno di pensare la band come “i Pennywise dello streetpunk”. Diciamocelo: i californiani non sono famosi per essere bravi nella ricerca o nella sperimentazione, ma nonostante ciò ci hanno regalato alcuni degli album migliori di sempre. Allo stesso modo i Grade2 sono almeno alla terza iterazione di “solita roba”, ma è sempre molto MOLTO buona come roba.

Forse in quest’album mancano degli inni di portata storica alla “Under The Streetlight”, ma Talk About It è un disco innegabilmente pieno di brani semplicemente brillanti e freschi.

La mia preferita probabilmente è Rotten, non solo perché sarebbe stata bene dentro Rancid 2000, ma anche perché contiene un chiaro riferimento all’orwelliano 1984, uno dei miei libri preferiti. Forse più che nel passato trova spazio una certa vena introspettiva, come in Otherside, in cui il buon Sid chiude le danze cantando “In the depths of my own mind/never thought I’d make it out alive”.

L’album suona decisamente “Grade2 standard”, super chiaro, cristallino, moderno e definito. Un ottimo lavoro di mixaggio e produzione.

Se c’è una cosa che forse non mi ha fatto proprio impazzire è l’artwork. Il tema denti sembra un po’ troppo inflazionato quest’anno (abbiamo già visto le cover degli ultimi lavori di Nothing e Poison The Well ad esempio), anche se devo dire che lo schema colori, che mi ricorda un po’ il lavoro già fatto dagli High Vis con Guided Tour, tutto sommato è apprezzabile.

Mi piacciono i Grade2, non voglio nasconderlo. Oltre che come band anche personalmente e forse qualcuno la fuori ha anche avuto modo di riscontrarlo, dato l’elevato numero di passaggi nel Bel Paese durante gli ultimi anni. Sono veramente dei ragazzi di cuore e passione e meritano il successo che stanno avendo.

Insieme ai Death Lens li reputo la band che sta salvando il punk rock da una sempre più inesorabile e fastidiosa autoreferenzialità, stagnazione e noiosa ripetitività. Bravoni!

 

Reeko

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