Multi-Live Report: Fiddlehead+Basement@Magazzini Generali / House of Protection+Hand Of Juno@Magnolia
Troppi concerti a Giugno nel milanese, una costante ormai da qualche anno a questa parte.
Come ho già detto in qualche occasione, chiedo scusa a tutti quelli che darebbero un arto per un solo concerto nella propria zona mentre noi spesso ci lamentiamo della congestione di serate – molto spesso concomitanti – tra cui scegliere, ma anche il dover dire di no a qualcosa in favore di un’altra ha il suo peso che ti ricade sulla coscienza.
Scegliere, per l’appunto.
Nel grande marasma della programmazione milanese del 23 Giugno (ricordo che ci sono anche i Social Distortion al Carroponte) stavolta ho deciso di prenderla alla Trainspotting: ho scelto di non scegliere.
Fiddlehead ai Magazzini e House of Protection al Magnolia.
La stessa sera.
Ho scelto la vita?
Beh, a sottopormi una serata multipla come questa dopo tre giorni di Low-L Fest spesi a correre come un pazzo, caldo atroce e dormire due/tre ore a notte non parlerei di aver scelto proprio la vita…ma per (semi) citare ancora il buon Mark Renton “chi ha bisogno di ragioni quando hai…la fotta di andare ai concerti?”.
Partiamo dall’inizio. Chi mi conosce sa che esco pazzo per i Fiddlehead, inutile dire che pochi minuti dopo l’apertura delle prevendite avevo già intascato il mio bel biglietto. Caso chiuso.
Ammetto che spendo i circa 40€ praticamente solo per loro. Mi piacciono i Basement, ma paradossalmente si tratta per me di una serata con gli headliner invertiti, un dettaglio che sarà cruciale per la costruzione della mia scaletta di serata.
Qualche mese dopo l’annuncio ecco droppare una seconda serata sullo stesso giorno: House Of Protection al Magnolia. Ho sempre molto piacere a ribeccare band fighe con cui ho lavorato e mi sono trovato bene in passato e gli HOP sono certamente una di quelle. Ci tenevo molto a presenziare e un invito di poco precedente alla data incriminata mi convince che si può fare: Fiddlehead Magazzini ore 08:30PM, tempo limite 09:15PM, volo dai Magazza al Magnolia e 09:30PM HOP. Come potrete ben capire, il programma prevede il sacrificio degli Hand of Juno che aprono gli HOP (non me ne vogliano i regaz, ma non erano nemmeno troppo il mio) e soprattutto dei Basement. Pazienza, è una decisione che prendo abbastanza in pace. Li ritroverò in futuro.
Incastro dunque perfetto sulla carta, peccato che la messa in pratica del piano porti come sempre con sé qualche insidia.
Nonostante la partenza perfetta e il parcheggio all’ombra praticamente fronte Magazzini, i Fiddlehead partono con mezz’ora netta di ritardo sulla scaletta annunciata. Per rispettare la mia tabella di marcia mi restano solo 15 minuti di concerto, ma è nel momento in cui la band attacca che mi ricordo quanto mi gasino i Fiddlehead.
La mezz’oretta di concerto – comunque abbastanza poco per la mia opinione – si tiene in una venue abbastanza popolata ma assolutamente vivibile. È la loro prima volta in Italia, ma l’ottima risposta del pubblico credo sia stata sufficiente a fargli capire quanto siano amati dalle nostre parti e da quanto tempo li si aspettava. Non un macello bestiale sotto il palco, ma una bella atmosfera di serenità e voglia di divertirsi, che ci sta anche se non sono le vibe che normalmente mi passa la band. Io infatti rimango più defilato e, anche se sempre in mezzo a mille facce amiche, mi godo lo spettacolo nell’intimità della mia introspezione. Io i Fiddelhead me li vivo così.
Quando mi accorgo di aver sforato notevolmente la mia programmazione e faccio per alzare i tacchi la band annuncia l’ultimo pezzo. Cosa fai? Vuoi dire no a Pat Flynn? Rimango fino alla fine. Che band i Fiddlehead ragazzi…speriamo tornino presto! Stop veloce al merch table – prezzi alti, ma non altissimi per lo standard odierno – per maglia che sembra uscita da un’episodio di Malcolm e parto per il Magnolia.
Mentre guido e spero che gli HOP si siano presi un po’ più tempo del previsto vengo stranamente assistito da una botta di culo: becco praticamente tutti semafori verdi e nessun imbranato alla guida, trovo parcheggio a letteralmente due passi dall’ingresso del Magnolia e sono dentro sulla parte finale di Pulling Teeth, terzo brano in scaletta. Ce l’ho fatta!
Purtroppo non c’è molta gente al Magnolia, ma nonostante ciò e le limitazioni imposte alla band dall’organizzazione (scopro solo più tardi che gli è stato impedito di esibirsi in mosse troppo “estreme”, castrando di fatto completamente lo show di una band come gli HOP) sotto palco c’è un bel delirio. Il pubblico – gasatissimo – si scatena in più occasioni in circle pit e wall of death.
Gli HOP ringraziano a più riprese e si rendono disponibili per quattro chiacchiere post concerto come se nulla fosse. Ho anche un moto d’orgoglio nel momento in cui Steve fa i complimenti a me e a tutti gli altri ragazzi del Low-L Fest (siamo un bel gruppo a questo concerto) per la lineup di quest’anno di cui mi cita anche i nomi. Capisco che se l’è andata a guardare e se la ricorda veramente, mi ha fatto davvero un grande piacere.
Una piccola pausa e qualche saluto, poi torno ai magazza per un giro di saluti anche di la (ormai ci ho preso gusto!).
Missione compiuta regaz, ste cose si possono fare!
E poi si, si torna sempre tardi e sveglia presto il giorno dopo, orari da ufficio, ansia e schifezze nella pancia, auto da lavare, l’affitto da pagare, notizie terribili da un maxi televisore del cazzo…ma ti rendi conto che senza queste serate come fai a tirare avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai?
Reeko