Punk Rock Raduno 9 Day 3: The Queers+Discomostro+Kingons+Jagger Holly+Succo Marcio+Menagramo+Sweatpants Party

Punk Rock Raduno 9 Day 3: The Queers+Discomostro+Kingons+Jagger Holly+Succo Marcio+Menagramo+Sweatpants Party

Dopo l’allenamento di ieri, si torna in campo per giocare le finali: partite vere, spigolose e provanti.

La squadra è pronta e carica: la convocazione è per le 15.30, il gentilissimo autista cerca di mettere a proprio agio i tormentati campioni che evidentemente sentono la tensione della gara, l’agitazione è palpabile nell’aria.

Si parte per Bergamo, la giornata più importante, la giornata dei QUEERS!

Tralasciamo il solito viaggio con l’adorabile RZR che si fa carico di guidare una combriccola sconclusionata e decisamente facinorosa composta dal sottoscritto, da Skalos e dal Sindaco. Urla,insulti, canti, racconti, tentativi di discesa dalla macchina in corsa, agitazione alcolica totale… Sembra il pullman della Lazio di Chinaglia in trasferta!

Il tentativo riuscito è quello di arrivare per la performance dei Canadesi Avem. La canotta del batterista racconta la natura della band: recita “fuck you, I’m birdwatching“.

Il quartetto è in effetti decisamente fissato con i volatili, i pezzi parlano solo di uccelli e pennuti. Fanno un classico punk rock pieno di cori, tirato al punto giusto e decisamente millepiume (escono col nuovo disco per le scuderie Ducali del gabbiano Tommi GB, definizione migliore non può esserci).

Lanciano tra il pubblico piume e finti pennuti gonfiabili che creano un’atmosfera ignorante al 100%. I quattro appaiono mega nerd nell’aspetto, sfanculano tutti alla presentazione di ogni pezzo e tirano dritti come volatili in fase migratoria.

  • Avem: Brighton FC, soprannominati the seagulls, i Gabbiani. La buttano in caciara ma con grande stile!

Tocca poi al ritorno di Kevin, stavolta con gli Sweatpants Party: come ieri nel team ci sono il gigante buono Kasper e Ivo, accompagnati da Andy dei 7 years bad luck. Ancora una volta siamo nel campo del punk rock che tanto ci piace, poco fronzoli, tanto basso, voce e stile riconoscibilissimo di Kev. Hanno appena rilasciato un EP dedicato all’Italia e ovviamente propongono il pezzo su Roberto Baggio (oltre che quello su Lignano). Bella prova per quelli che sono i 3/4 degli Apers.

  • Sweatpants Party: ritorno alle notti magiche di USA ’94. Nostalgia a palate per il vero calcio!

La palla rimbalza e giunge al palco grande dove tocca ai nostrani Wally e Enri, i Menagramo, attesissimi dal Sindaco e da molti amici sotto il palco. Festeggiano il decennale chiamando sul palco gli amici Spider degli Zatopeks, il solito fratello MarcoPiccolidettoCuzzo (tutto attaccato, come direbbe il Sindaco) e Masu. I due hanno un innato feeling e il loro acustico è denso di emozioni. Ormai tutti conoscono i loro pezzi e cantano a squarciagola in un gran singalong. Bella,emozionante prova per i ragazzi!

  • Menagramo: l’Argentina con la telecronaca di Adani, tanto cuore ed emozioni!

Senza nemmeno spazio per un hydration break tocca spostarsi al palco dove gli austriaci Jagger Holly stanno mostrando a tutti come si sfoggiano pezzi Ramonescore incredibili. Nella presentazione Franz parla di qualità del quartetto d’oltrlpe. E’ proprio così, i Jagger con apparente semplicità sfoggiano un set impeccabile, dritto, tirato, coinvolgente. Ottimo!

  • Jagger Holly: Il Brasile di Ronaldo del 2002. Con semplicità demolisce gli avversari mostrando netta superiorità.

Come avrete capito questa lineup del Sabato è decisamente nelle mie corde e, soprattutto i primi gruppi proposti sono, a mio parere, validissimi e degni di non perdersene nemmeno un secondo, pena un continuo rimbalzo tra un palco e l’altro e il consueto smarrimento dei compagni di viaggio che perdo e ritrovo qua e là a spot.

RZR è sempre più in fase Nirvana (non il gruppo, la filosofia) e bazzica il Raduno con la compostezza e il sorriso di un monaco buddista; Skalos è al contrario parecchio su di giri e alternativamente molesto o accollone; il Sindaco a tratti è preso bene, a tratti inveisce a caso contro tutto e tutti. Il solito gruppo di folli. Bene così!

Tocca ai Succo Marcio. Se ieri per i FANTA la torcida spagnola si era presa la scena, qui tocca alla curva italiana mostrare come il Belpaese sia capace di esaltarsi e far ballotta. I Succo sono mega presi bene e nonostante non siano tra le mie band del cuore sfoggiano un set che dimostra a tutti come il punk rock italiano degli anni ’90 non avesse rivali per nessuno. Pezzi melodici e accolti con ovazione da tutti, pubblico sugli scudi come non mai: striscioni, pogo, singalong, stage diving come se non ci fosse un domani.

Il tutto si conclude con un qualcosa di mai visto al Raduno: su muore il giorno scoppia un’immensa e incontenibile  invasione di palco, con tanto di stage diving sopra lo stesso. Il microfono passa di mano in mano per una conclusione da brividi.

  • Succo Marcio: L’Italia dell’82 che insegna calcio al mondo.

Non è ancora il tempo per un the caldo: tocca alla performance più attesa della giornata. Quei folli dei Kingons!

Il quartetto Giapponese aveva incendiato il Raduno lo scorso anno con una performance delirante. Una annetto fa erano sconosciuti ai più, oggi sono invece da molti attesissimi.

Un vecchio adagio del calcio recita che vincere è difficile, ma ripetersi è molto più complicato. Ce la faranno i Kingons a ripetersi???

La risposta è SI, SI, SI. In un secondo i Giapponesi creano un’atmosfera folle, fatta di salti, facce da manga, lancio di cartelli e stelle filanti, scambi di posizione chitarre che spariscono e scompaiono. Il focus è uno e uno solo: fare delirio a 1000 all’ora. A tratti suona solo il bassista, a tratti ti ritrovi il cantante tra il pubblico. Ripropongono come lo scorso anno la gag di una scala a pioli nel mezzo del pubblico; saltano su e giù dal palco, e, ad un certo punto scaraventano tra la folla tutta l’asta del microfono prima di fare stage diving con le chitarre in mano. Incredibili e incendiari!

  • Kingons: la potenza del tiro della tigre di Marc Lenders con gli schemi di Jeff Turner dopo una bottiglia di gin!

Finalmente è tempo di una pausa. Trovo molti amici, mi fermo a scambiare qualche chiacchiera con il solito affabilissimo Matteino Animols, trovo anche Reeko e perdo e riscovo cento volte Skalos. Oggi il raduno è impallatissimo, davvero un Maracanà di gente da ogni dove. Quasi impossibile vedersi tutti.

Tempo di mangiare, qualche altra birretta reidratante ed arrivano molti amici carichi per i Queers. Proprio come chi entra nel finale loro sembrano freschi e pronti allo scatto, io decisamente meno ma sono in ritmo partita e, nonostante siano ormai quattro ore buone che bazzico tra palchi e poghi, sono stranamente in palla.

Colpevolmente ma consapevolmente mi perdo le due band giovani, anche se mi pare i Verdesca stiano tirando fuori un ottimo set. Ascolto da lontano la solita prova maiuscola dei Discomostro…ma tocca agli eroi di giornata.

La tensione sale, arriva il gran finale. Ecco che ci sono i Queers!

Si crea già capannello mentre stanno montando e tutti notano la presenza di una tastiera, mai vista ai concerti di Joe e soci…il fatto getta un piccolo momento di sconcerto.

In effetti sul volantino si parlava di pop show: che sarà? vedremo!

Lo sconcerto aumenta quando sale Joe e parte con un pezzo strumentale (????). Che cazzo avranno intenzione di fare?

Nulla! I Queers fanno i Queers: il pop show lo lasciano ad altri. La tastiera è sostanzialmente inutile. Il concerto è il solito concerto dei Queers. E meno male!

In un secondo il Raduno viene travolto dalla potenza di King e soci. Non importa un cazzo che il bassista sia uno sconosciuto (italiano?? non ne sono sicuro), che Joe abbia la chitarra più scordata del mondo, che la tastiera sia sostanzialmente un soprammobile…ci sono i Queers e fanno il culo a tutti. Pezzi tirati, tutti attaccati, punk rock allo stato puro.

Joe va dritto come un treno lanciato, due parole, due minuti, solo punk rock. Il pogo in un secondo diventa una bolgia, non è letteralmente possibile stare fermi e diventa difficile persino stare in piedi.

Si susseguono stage diving che crollano rovinosamente a terra. Addirittura un fantastico ragazzo in carrozzina viene issato sopra le teste del pubblico. A Joe non frega un cazzo, lui ha visto di tutto, lui è Joe the King Queers e sa fare solo una cosa, il punk rock. E quando lo fa, davanti a 10, 100, 1000 persone è sempre lo stesso. Zero cazzi, solo bombe atomiche sulla testa di tutti.

E’ la prima band del Raduno in cui i suoni sono pessimi: certamente! Joe sale, attacca il jack e suona. E’ talmente grezzo da essere la definizione stessa di punk. Sembra gridarti in faccia “fotte sega, io suono, beccati questa“. E giù di hit su hit. Non ho nessuna voglia di ricordare che pezzi ha fatto, cito solo number one, mai sentita prima live.

Tutto intorno si alza il vento, minaccia temporale e in lontananza lampeggia, ma è sul palco che è in corso la vera tempesta. Sono i Queers, è il punk rock!

The Queers. Fanculo a tutti! Vincitori (anche) del mondiale 2026!

27tommy

 

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