Punk Rock Raduno 9 Day 2: Apers, Prison Affair, M.O.T.O., F.A.N.T.A, Proton Packs
Come ogni anno arriva puntuale la convocazione a quello che ormai è a tutti gli effetti, sia per il livello che per la provenienza delle band, il campionato del mondo del Punk Rock: il bergamasco Punk Rock Raduno. E allora, sicuramente ancora sballottato dalle nefandezze di Infantino e soci, provo a costruire un bizzottiano report simil-calcistico.
Il direttore tecnico (aka mia moglie) anche quest’anno mi concede la scelta di due giornate sul totale delle quattro.
Scontata la scelta del Sabato, dove la lineup è decisamente ricca, decido con difficoltà di presenziare anche il Venerdì, barattando a malincuore i Dwarves per la reunion dei beneamati Apers. Decisione complicatissima ma un un CT che si rispetti deve saper operare dei tagli senza guardare in faccia nessuno!
Purtroppo parto in solitaria, avendo numerosi papabili compagni presentato falsi certificati medici stile Zaniolo-Udinese. La chiusura del ponte di Brivio mi costringe ad un giro piuttosto arzigogolato che mi porta ad arrivare in ritardo perdendomi la quasi totalità degli Sludder, di cui ascolto solo un paio di pezzi e cui chiedo scusa.
Considerazioni generali: l’Edonè è già ben pieno, nonostante siano solo le 20.15: continuerà a riempirsi per tuta la serata. Fa caldissimo, e il maldestro tentativo di creare una copertura stile Dallas Stadium davanti al palco piccolo è decisamente fallimentare. A Dallas gli opulenti americani hanno costruito un tetto con aria condizionata per tutto il campo, qui invece gli sparuti spruzzini nebulizzatori riescono solamente a ricreare l’umidità della Jungla Cambogiana…peccato!
Ovviamente il Raduno è un formicaio di amici e conoscenti, vecchi e nuovi. Seguire tutte le band è fisicamente impossibile: saluti, birrette e chiacchiere sono obbligatori. Pertanto, come al solito, mi scuso con le band che ho tralasciato. Ci sarà altra occasione!
Scendono in campo i senesi Proton Packs. Hanno da poco tirato fuori un nuovo disco (recensito qui) che mi è piaciuto un sacco. Il loro punk rock Lillington e sci-fi oriented è decisamente valido ed orecchiabile. Vanno dritti senza fermarsi per tutto il set. Il pubblico lentamente fa capolino e si fa prendere.
- Proton Packs: solidi e senza fronzoli come la Germania di Matthäus a Italia ’90.
Tocca poi ai F.A.N.T.A. , storica combo di Barcellona.
Il cambio di pubblico è radicale: tocca alla torcida spagnola uscire dagli spogliatoi. Mai visto tanti iberici al Raduno. Come da copione latino subito il pit si trasforma in una festa ispanica. I tre catalani ci danno dentro con un Ramonescore scanzonato, decisamente anni ’90; pezzi più o meno tirati ma decisamente coinvolgenti. La torcida è caldissima, balla, canta e salta di continuo coinvolgendo tutti sotto il palco. Grande presa bene!
- F.A.N.T.A. la Spagna della semifinale 2026. Passaggi precisi e carisma in mezzo al campo. Da vedere e rivedere!
Si passa poi ai M.O.T.O, o meglio, alla seconda fatica degli spremutissimi Proton Packs che fanno da backing band a Paul Caporino, storico frontman della garage punk band.
Caporino mostra a tutti come i buoni pezzi garage punk abbiano bisogno di pochi ingredienti: ritornello figo, buon riff e tanta carica. Prova da vero maestro che fa le cose da 40 anni senza battere ciglio. Presenta i pezzi col loro titolo e li porta dritti fino alla fine, con un’efficacia e una credibilità enorme.
- M.O.T.On Packs: Messi a 39 anni: metti in campo chi ha classe, talento e carisma e anche le cose più difficili appariranno semplici e meravigliose!
Dopo questa ottima tripletta mi concedo un po’ di relax al banchetto di Albe Flamingo, sempre generoso con l’amaro Camatti, faccio un paio di giri, anche per controllare che l’orrendo parcheggio che ho architettato non abbia generato troppo caos (fortunatamente non è così, anzi vedo che la gente ha parecchia fantasia e spudoratezza nel mettere la macchina). Saluti e abbracci e birrette tipo integratori nella Juve di Lippi-Ventrone.
Mi presento puntuale per i Prison Affair, altro terzetto catalano. Fanno un garage-synth punk con moltissimi effetti, anche nella voce. Quello che ascolto suona bene ma non è proprio il mio e li abbandono presto.
- Prison Affair: come il loco Bielsa, avrà pure un gioco fighissimo ma io non lo capisco!
Dopo la doppia prova di Manduria, che personalmente non amo e che mi perdo senza troppi rimpianti, tocca al ritorno degli Apers!
Per la reunion il buon Kevin si presenta in formazione sperimentale con gli storici Mikey e Ivo rispettivamente alla chitarra e batteria, il sempre più gigantesco Kasper spostato al basso e Merel Lone Wolf alla seconda chitarra. In questo modo quel folletto di Kevin lascia le quattro corde e si dedica alla sola voce.
Chiunque abbia seguito il punk rock degli anni 2000 sa che gli Apers sono stati un gruppo incredibile, centro nevraglico dei quell’ondata di punk rock che aveva centro a Rotterdam ma che coinvolgeva band di tutto il teutonico Nord Europa: tra la Monster Zero (etichetta fondata dallo stesso Kevin) e la Stardumb, non a caso producer dei primi dischi della band, i ragazzi hanno contribuito a tenere in piedi il carrozzone della musica che tanto ci piace.
Come ogni squadra lo sperimentale il quintetto fatica un po’ a trovare l’amalgama, ma tempo pochi pezzi i fuoriclasse escono allo scoperto.
Kevin è sempre stato un frontman straordinario nella sua tagliente ironia e ricerca continua della risata col pubblico, Ivo e Mikey lo completano con la loro precisione; Kasper sembra un buttafuori che ti prende in simpatia e si beve un gin tonic con te a fine serata e Merel è decisamente presa benissimo, con il sorriso stampato per tutto il set.
Che dire di più: in una squadra servono giocatori che sanno toccare la palla e un gioco da sviluppare: qui il il gruppo c’è, e i pezzi sono oggettivamente fighissimi, con quel punkrock spruzzato di California che solo Kevin sa proporre: garanzia di successo!
Il pubblico è diviso a metà, molti attempati punk rockers che conoscono a memoria tutti i pezzi e tante nuove leve, decisamente ignare delle storiche gesta dei cinque olandesi ma vogliosi di far festa e casino.
Sotto il palco dunque tra singalong, salti e molti stage diving la situazione diventa decisamente coinvolgente, anche perchè il buon Kev soffia sul fuoco con coriandoli e ricerca del continua del pubblico. Bellissimo ritorno, speriamo non sia l’ultimo!
- Apers: l’Olanda, non quella di quest’anno, quella bella che faceva calcio totale nel ’74, ha segnato un’epoca, coinvolgente e bella da vedere!
Al fischio finale torno al mio artistico parcheggio e lascio l’Arena…a domani!
27tommy