Incudine – Wrong Place Wrong Time (Devarishi, Rebuilding)

Incudine – Wrong Place Wrong Time (Devarishi, Rebuilding)

Definire “nome nuovo” gli Incudine sarebbe irrispettoso, in primis perché la band, pur non essendo estremamente prolifica, era già uscita con un album (il debordante ‘Survive To Myself’) nel 2013; in seconda battuta perché il combo meneghino (Che alla voce, Gila alla chitarra, Adam al basso e il leggendario Mox dietro le pelli) arriva dall’Underground punk nazionale con la U maiuscola, si scrive Crash Box e si cataloga il file sotto ‘storia dell’hardcore italiano’.

Con queste premesse abbiamo di fatto indirizzato le coordinate su cui si muovono in maniera magistrale le quattro personalità che compongono gli Incudine: riffoni di scuola old-school ripuliti il giusto e messi al servizio di schegge sonore impazzite che deflagrano negli 11 episodi che compongono ‘Wrong Place Wrong Time’, senza troppe discussioni il miglior disco hardcore “alla vecchia” uscito nello stivale lo scorso anno.

L’album, pubblicato in collaborazione con House Of Devarishi e Rebuilding (realtà dove DIY è la parola d’ordine vigente), presenta un artwork di stampo “spaziale” molto suggestivo: di solito non sono il tipo che si perde via troppo su copertine e inserti, ma devo dire che il giallo opaco usato in copertina e per il lettering mi è rimasto in mente fin da subito, associato al logo e ai pezzi della band.

Forse, il fatto che anche la mia copia in vinile sia di quel giallo, in parte avrà influito.

Comunque, tornando a bomba sulla musica: sparsi qua e là echi di Cro-Mags al retrogusto di hinterland milanese (l’opener ‘Irreversible’, ‘Conform’), mentre in quello che forse è il pezzo che preferisco del lotto, ‘Shark’s Memory’, affiorano i primi Misfits che se la intendono coi Bad Brains, insomma sì, stiamo facendo un tour su QUELLA costa e va benissimo così.

Dopo circa 10 minuti siamo già arrivati a metà disco, dalla title-track in avanti c’è qualche episodio in cui i bpm rallentano verso lidi più “sabbathiani”, abbiamo la sezione ritmica orchestrata da Adam e Mox che sostiene il tutto in maniera apparentemente semplice ma costruendo ritmi mai banali, in cui è particolarmente percepibile e peculiare il tocco dello storico drummer (dlin-dlon, è partita la mia sega mentale da batterista, dlin-dlon).

Come il 99% dei gruppi hardcore che si rispettino, anche nel caso degli Incudine il valore aggiunto è vedere questi 4 “ragazzi” all’opera su un palco; ho avuto la fortuna di presenziare al concerto tenuto all’Headbangers Pub (Milano) lo scorso febbraio (edit: se non ci siete già stati andateci, un locale splendido sotto ogni aspetto) … come mi auguravo, sono stati chirurgicamente perfetti e immediati, una bella lezione di pacca e attitudine.

Hardcore is suffering… still after all these years!

Koppo

TRACKLIST:

  1. Irreversible
  2. Temple Of Dirt
  3. Conform
  4. Blindness
  5. Shark’s Memory
  6. Wrong Place Wrong Time
  7. Crawler
  8. The Sorrow To Come
  9. From Above
  10. Dead Astronaut
  11. Holy Parasite

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