Shandon @ Biassono | 03/09/26
Avere un concerto a pochi minuti a piedi da casa non capita tutti i giorni, anzi diciamo che non capita praticamente mai.
Per questo, quando ho visto che per il Fuori GP a Biassono suonavano gli Shandon (peraltro gratis), non potevo farmi scappare l’occasione.
Anche perché, diciamocelo, a Biassono di concerti punk e alternative in generale non se ne vedono proprio, quindi già per questo dovevo esserci per forza!
Esco di casa alle 22:25, saltandomi la band di apertura. Diciamo che le mie aspettative per questo concerto non erano molto alte: essendo un contesto “pubblico” e gratuito tra i presenti mi aspettavo poche facce conosciute e tanta gente occasionale. E in effetti è proprio così.
Dopo una presentazione abbastanza cringe (“Questa band fa un genere un po’ particolare, il punk. E ha degli strumenti molto particolari: la tromba e il sassofono”) la band di Olly e soci sale sul palco e parte con Washing Machine.
I cinque sono in buona e mi sembrano veramente carichi. In particolare Olly sembra proprio preso bene: verso l’inizio dirà che non ha voglia di parlare (“questa sera non ho la pinoscottite”) ma si smentirà durante il corso del concerto praticamente parlando quasi dopo ogni canzone. E questo mi ha fatto piacere perché per esempio ha raccontato di quanto sia legato a Biassono e dintorni perché nello skatepark del parco di Monza si trovava spesso con quella che sarebbe diventata la scena punk brianzola degli anni novanta.
La prima parte della scaletta si è incentrata sopratutto su Social Suicide, l’ultimo album pubblicato nel 2025. Apice di questa prima parte è stata sicuramente Mrs President: vedere ignare signore sessantenni muovere le braccia e cantare “ariè ariò, so please fuck off and die” non ha prezzo. Inoltre mi è venuto subito il parallelismo, con le dovute proporzioni, con American Idiot che i Green Day hanno suonato al SuperBowl.
Le canzoni di Social Suicide erano intervallate da canzoni più datate prese soprattutto da Fetish, vero banco di prova per il pubblico per individuare i fan di vecchia data della band.
Non sono mancate anche le cover, tributo alle band alternative italiane degli anni 90: Uomini dei Ritmo Tribale e Casino Royale dei Casino Royale, molto ben riuscite.
Devo dire che gli Shandon riescono a far sculettare e a coinvolgere anche gente che non li aveva mai sentiti prima e sono contento di essermi ricreduto rispetto alle mie aspettative di partenza.
Momento divertente anche durante Questo Si Chiama Ska (tra altro pensavo che non la suonassero più dal vivo) in cui Olly chiama sul palco qualcuno dal pubblico per cantarla. Due personaggi in particolare si prenderanno la scena. Il primo è un ragazzo con i capelli lunghi che conosce la canzone perfettamente e riesce a coinvolgere e incitare il pubblico a dovere: un frontman perfetto! Il secondo è un quarantenne con polo blu brillante e borsello che palesemente non conosceva la canzone ma si lancia in mosse di ballo incredibili!!!
Verso la fine dello show, dopo aver dedicato Janet al compianto Tim Curry e aver risparmiato a tutti la messinscena del scendidalpalco-lagentetichiamaperilbis-salisulpalco (grazie), chiudono con una apprezzatissima Legacy che non sentivo da un sacco e la cover di Proud Mary dedicata a Tina Turner, la prima cantante ad aver spinto Olly a voler fare questo lavoro.
Insomma: show della madonna gratis a due minuti da casa. Che si vuole di più!
Grazie Shandon, alla prossima!
Frankie