Quicksand – Distant Populations (Epitaph Records)
Chiudiamo gli occhi, li riapriamo e ci accorgiamo che la Epitaph ha fatto uscire un disco dei Quicksand.
Ma in che anno siamo?
Siamo tornati indietro nel tempo?
È forse l’estate del 1995?
Ci pensa il riffing mastodontico dell’opener ‘Inversion’ a mettere subito le cose in chiaro: è il 2021 e le prime parole pronunciate nel pezzo dall’eminenza grigia dell’hardcore Walter Schreifels sono le stesse che danno il titolo al nuovo album dei Quicksand: Distant Populations… due parole che dicono moltissimo sull’urgenza e sugli argomenti trattati dal combo newyorkese nella loro ultima creazione.
L’album infatti nasce e si sviluppa durante il pieno periodo pandemico del 2020, i testi parlano di quanto e come ci si sia allontanati l’uno dall’altro, di angoscia, frustrazione ma anche di un tentativo mai sopito di reazione, di combattere, di tenere botta e non abbassare la guardia, nonostante tutto.
Rispetto al precedente ‘Interiors’ del 2017, che era “soltanto” un bell’album dove la band dava dimostrazione della propria capacità ritmica e compositiva attraverso esercizi di stile (come se ci fosse il bisogno di doverlo dimostrare, peraltro), percepisco Distant Populations come un disco realmente necessario e permeato da una vivida urgenza nel voler comunicare le proprie emozioni agli ascoltatori.
Mi sembra infatti che i pezzi “parlino” maggiormente attraverso i testi di Walter e basterebbe già soltanto il trittico iniziale ‘Inversion’- ‘Lightning Field’- ‘Colossus’ a ergerlo come un indubbio capolavoro della musica alternativa per l’anno 2021.
Se i dizionari fossero interamente realizzati con le figure a corredo delle parole, sotto la voce ‘sezione ritmica’ dovrebbe esserci una foto di Alan Cage e Sergio Vega. Idem dicasi per la definizione di ‘power-trio’.
Inutile girarci attorno, qua siamo oltre: riusciamo a metabolizzare con discreto entusiasmo anche un pezzo interlocutorio come ‘Brushed’ dove il nostro Walter sembra quasi giocare a fare il terzo fratello dei mancuniani Gallagher.
Poi però arrivano gli sberloni di un pezzo come ‘EMDR’ che ti riporta subito sui binari di quel capolavoro che fu, è e sarà ‘Slip’, quindi va tutto benissimo; ora, rispetto a un quarto di secolo fa (… cristo…) la band oltre a una maggiore esperienza dispone anche di un’evoluzione non indifferente sulla potenza di watt e sulla “pasta” del sound. Se erano dei maestri in questo campo nel 1995, figuratevi come ci lavorano sopra adesso.
Accaparratevi questo album, sarà presente in ogni classifica e/o top ten dei migliori dischi usciti quest’anno, a mani basse.
Il giorno che un disco o un progetto di Walter Schreifels finirà per passare inosservato, vuol dire che il rock sarà morto per davvero.
Koppo
TRACKLIST:
1. Inversion
2. Lightning Field
3. Colossus
4. Brushed
5. Katakana
6. Missile Command
7. Phase 90
8. The Philosopher
9. Compacted Reality
10. Emdr
11. Rodan