Good Riddance+Menagramo+Red Car Burns+ Honey+ Discomostro @ Low L Fest
Venerdi 17 giugno: Good Riddance aggratis a Lodi. Data segnata da tempo sul calendario dei grandi ritorni post-covid. L’ultima volta che avevo visto i GR erano 20 anni fa al Tunnel a Milano (delirio totale!) quindi ero molto curioso di vedere come se la passava la band di Russ Runkin & co.
Partenza alle 9 dalla verde Brianza con la migliore compagna per queste occasioni: mia sorella Cristina, la mina rossa impazzita. Borsa frigo tattica con un sacco di birre di vetro dentro – infatti avevo letto che il Low fest è un festival “glass free” – giusto per fare incazzare qualcuno. L’idea era arrivare precisi per i GR perchè onestamente degli opening act non me ne fregava un cazzo.
Sfortuna vuole che arriviamo a Guardam…, a Garda…, ecco a Fizzonasco – come continuava a cantare mia sorella scolandosi 6 ,7 Corona nel tragitto – mentre sul main stage sta ancora suonando un gruppo spalla – i Red car burns scopro poi. Location festival bella, un bel pratone, tanta gente presa bene con i tatuaggi e le creste ma questi Red car burns proprio non si possono sentire. Sembravano quattro persone ognuna delle quali suonava a caso per i cazzi suoi. Inizio un countdown mentale farcito da innumerevoli birrette di vetro – il vetro spacca! – cercando di indovinare quando i quattro se ne sarebbero andati fuori dai coglioni.
Finalmente smettono e sul palchetto acustico salgono due tipi – i Menagramo mi dicono – chitarra acustica e percussioni. Fanno una specie di folk rock coinvolgente. Mi gasano, hanno l’x factor, è evidente, e coinvolgono anche con dei singalong il pubblico raccoltosi attorno all’acoustic stage. Bravi! Genuini. Cristina poga (?!?!)
Mentre i Menagramo stanno ancora suonando mi dirigo alle transenne del main stage perchè i GR stanno iniziando a comparire per fare un velocissimo line-check (band italiane guardate e imparate). Ecco Chuck mezzo azzoppato che fa il coglione con balletti improvvisati sulle note dei Menagramo, vedo Sean alla batteria – animale – e poi vedo un pistolino alla chitarra che di sicuro non è Luke Pabich. Scopro dopo che Luke è dovuto tornare negli US a causa di qualche problema famigliare (?) e viene così degnamente (poi vi dirò perchè) sostituito dal ragazzino.
Finalmente anche l’acoustic stage si spegne, i GR si radunano a bordo palco, vedo che è arrivato anche Russ con t-shirt Polo e Vans, parte l’intro e i quattro salgono sul palco. Saranno le 11 meno un quarto. Non c’è il pubblico delle grandi occasioni – scordatevi le migliaia di persone ai Nofx – ci sarà qualche centinaio di persone ma ogni stronzo che era li – il ragazzo di Rimini (!) che avevo di fianco e me compreso – sapeva a memoria ogni canzone dei GR e non vedeva l’ora di fare un cazzo di bordello!
Non l’avessi mai detto. Premetto che dopo il primo accordo mi sono buttato nel pogo e quindi la ricostruzione della scaletta sarà piuttosto frammentaria e casuale – anche perchè dopo Symptoms of a leveling spirit non ho più ascoltato un cazzo dei GR.
Comunque si parte con un ottimo saccheggio di Operation Phoenix – uno degli album più fighi e violenti dei ragazzi di Santa Cruz – con pezzi come Letters home, Shadows of defeat, Blueliner, Heresy, hypocrisy and revenge e Shit talking capitalism alternati a canzoni di altri dischi clamorosi come Weight of the world, One for the braves o Last believer di A comprehensive guide to moderne rebellion.
Ragazzi il cocktail è esplosivo. Il pogo non è gigante ma è bello violento. Almeno all’inizio, perchè pian piano si affievolisce. Vi ricordo che ci saranno stati 30 gradi e pogare con quel caldo è come andare in palestra su un pianeta dove c’è una gravità 10 volte superiore alla nostra. Comunque ci abbiamo creduto lo stesso! E come al solito, come in un girone dantesco, incontro e mi scontro nel pogo con vecchi amici, come Tommy Irritate o Dany. Intanto i GR continuano a sfornare pezzi a raffica come se non ci fosse un domani, senza parlare o perdere tempo tra una canzone o l’altra, e fanno man bassa delle hit più fighe di Ballads from the revolution suonando Salt, Not with him e Slowly. Il pubblico è in estasi. Ma Jeannie non potevate farcela già che c’eravate?
Parte anche lo stage diving, anzi il crowd diving e la sicurezza di Fizzonasco, evidentemente impreparata alla situazione – inizia a minacciare e strattonare i divers. Tempo zero tutti iniziano a insultare gli spovveduti bodyguard – Chuck compreso che gli fa il verso dal palco – che pian piano si calmano.
Il set termina con Mother superior di For god and country e la groovosa Steps e i GR lasciano il palco. I quattro californiani mi impressionano per come cazzo sono precisi, potenti – Sean è una macchina – e per come non se la prendono troppo sul serio – vedi Chuck che fa il coglione per quasi tutto il concerto. Ci sta!
Anche il pischello che sostituisce Luke alla chitarra supera l’esame a pieni voti. Unica pecca se proprio vogliamo essere “pinoli” , a Russ verso la fine manca un pò di voce ma che cazzo ha 54 anni e ha screamato per almeno 40 anni. Tanta roba!
Dopo un minuto buono di coro all’unisono “One more song” i quattro caballeros ritornano sul palco – tra l’altro l’azzoppato Chuck era accompagnato dall’ Intruder di Irritate versione badante (nonsense ahahahah) – e sparano altri due pezzi. Mi ricordo solo il primo Pisces/almost home e qui i pogatori stremati strizzano le ultime gocce di energia e danno il tutto per tutto. Capisco che siamo allo sprint finale quando vedo mia sorella nel pogo che prende per la gola una tipa perchè pensava che l’avesse insultata! Ahahaha Mai fare incazzare una rossa!
I GR – dopo quasi un’ora e mezza di set – contenti salutano e Russ dice:”The world is getting very crazy. Let’s look after each other cause we need each other more than ever“.
E con questa perla di saggezza nelle orecchie e l’immagine di mia sorella che pestava una tipa nel pogo torniamo a casa da Fizzonasco.
Un pò confuso, con le ossa rotte ma confortato perchè ho avuto la prova che ci sono ancora band che sanno suonare la musica underground come si deve: zero scenografie, no luci esagerate, no air monitor, ma solo un linecheck, il jack nell’ampli e via! E poche storie! Dritti alla testa e al cuore del pubblico.
California über alles!
Marcotheflower
Concordo su tutto con il Fiorellone. Aggiungo un paio di cose.
Discomostro: ormai una certezza: impressionanti!
Honey: 100% pop punk come piace a noi; vi voglio rivedere al più presto.
Menagramo: ormai fanno cantare anche i sassi: mai vista così tanta presa bene davanti un acoustic stage!
The intruder incontenibile, sindaco di Oriano subito!
Cristicchi vera punk rock girl con le birrette!
Bar del centro sportivo con Paolino e Premo Bad Frog vale da solo la vascata dalla Brianza.
Good Riddance=Carisma. Batterista un drago vero, mai visto uno così, Chuck tipo la simpatia di Super Slot e la voglia di suonare di un bambino. Russ evidentemente invecchiato ma averne cantanti così. Ragazzino 10 e lode.
Morale= i dinosauri non moriranno mai!
Low L fest: festa della Madonna. Tutti presi benissimo. I Good Riddance gratis? Grazie ragazzi!
W il vetro (del baretto del centro sportivo e di Cristicchi)
27tommy
2 pensieri riguardo “Good Riddance+Menagramo+Red Car Burns+ Honey+ Discomostro @ Low L Fest”
Complimenti! Te e tua sorella avete vinto il premio persone di merda dell’anno! Evento totalmente gratuito, birra a 5€ e portate il vetro da casa? E te ne vanti? Grande! Grande coglione. C’è gente che si sbatte, investe soldi, tempo e fatica e questo è il rispetto/sostegno? Meritate concerti a 50€ di biglietto e birra a 8.
P.S.: che comunque il vetro dentro agli eventi è vietato non perché toglie soldi agli organizzatori, ma perché pericoloso. Metti che qualcuno ti spacca in testa una bottiglia di corona, non si vorrebbe mai che qualcuno si tagli con vetri per terra.
È arrivato il solito moralista che fa finta di fare il panc
Dai facci un favore schiacciati
Sarai pure un si vax di merda
Fai fare alla gente quel cazzo che vuole
Sei uno sbirro schifoso