Deez Nuts + The Acacia Strain + UnityTx + Brothers Till We Die @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI), 20/02/23

Deez Nuts + The Acacia Strain + UnityTx + Brothers Till We Die @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI), 20/02/23

Appuntamento all’insegna dell’hardcore più brutale e tamarro quello di lunedì 20 febbraio allo Slaughter Club di Paderno Dugnano.
Protagonisti della serata gli australiani Deez Nuts con il loro bouncy hip-hop hardcore, accompagnati da una masnada di allegri troublemakers: The Acacia Strain da Albany NY, UnityTx dal Texas e gli italiani Brothers Till We Die.

Bisogna subito dire una cosa. A mio parere lo Slaughter Club non era il posto adatto per una data del genere: troppo grande e dispersivo (e con transenne) quando un’esibizione live di queste band richiederebbe spazi ridotti dove si sta tutti accicciati per facilitare singalong e moshing. Il locale non raggiungerà mai la massima capienza e l’effetto vuotezza perdurerà fino alla fine, seppure l’affluenza non era proprio ai minimi termini. Allo stesso tempo però devo spezzare una lancia a favore dello Slaughter Club. Ho assistito a diversi concerti qui negli ultimi anni e l’acustica è sempre stato il loro tallone d’Achille. Questa volta invece i suoni sono stati ottimi in tutti i set (spoiler: a parte i Deez Nuts ma per motivi indipendenti dalla venue). Non so se sono stati fatti lavori o upgrade per migliorare l’audio, sta di fatto che su questo aspetto stavolta non ci si può proprio lamentare! Bravi ragazzi!
Un plauso anche a Hellfire Booking per aver portato questo tour anche in Italia a un prezzo super onesto (23€ per 4 band non è affatto male, considerati i costi astronomici che le band devono sostenere per questi tour!)

Arrivo al locale alle 20:20 e purtroppo vedo solo l’ultimo brano dei Brothers Till We Die attraverso le tende dello Slaughter Club mentre sono in fila per l’ingresso. Posso dire, per quel che ho sentito, che i ragazzi sono dediti a un beatdown piuttosto tamarro, tanto che in chiusura fanno partire pure un pezzo techno. Mi spiace non averli visti, recupererò un’altra volta.

Seguono a ruota gli UnityTx. I quattro ragazzi texani ci danno dentro di brutto con il loro hardcore misto a hip-hop (all’interno del loro set ci sarà spazio anche per un brano prettamente hip-hop). Tra il pubblico, ancora piuttosto sparuto, fa piacere vedere che c’è gente che li conosce e li supporta cantando alcune delle loro canzoni e facendo mosh dancing e la cosa sorprende anche la band stessa! Io sinceramente non li avevo mai sentiti e sono stato positivamente colpito anche se ammetto che verso la fine del set iniziavo un po’ ad annoiarmi a causa della ripetitività della proposta.
In ogni caso me li segnerò da approfondire e da tenere d’occhio.

Giunge il momento più atteso per me: The Acacia Strain. Sono fan dai tempi di Wormwood, quindi da circa 13 anni, ma non avevo mai avuto l’occasione di vederli live. La loro proposta è peculiare e affascinante, in particolare per la figura di Vincent Bennet, cantante e deus ex machina di tutto il progetto.
Quello che più mi attira di questa band (e nella dimensione live questo aspetto è amplificato) è la forte contrapposizione tra i testi brutali e nichilisti della loro discografia e l’atteggiamento positivo che Vincent propone sul palco: dal “è bello vedervi qui tutti sorridenti” al “Have fun! Have fucking fun! Isn’t what it all about?” fino al discorso sull’amicizia e depressione e sull’importanza di stare vicino alle persone  che vivono un momento in difficoltà. Il tutto ovviamente nella sua ormai classica tenuta: pantaloncini e giacca a vento.
La band si presenta in formazione a 4, con una sola chitarra, ma l’impatto sonoro non è certo minore. Il growl di Vincent è veramente impressionante e nella dimensione live forse è ancora più brutale che su disco. Non saprei citarvi tutta la scaletta (non avevano fogli: le canzoni gli venivano suggerite in cuffia) ma sicuramente hanno aperto con The Beast e subito dopo Ramirez, c’è Carbomb, c’è Dr. Doom e c’è anche spazio per il singolo del nuovo disco in uscita prossimamente.
Pubblico preso abbastanza bene anche se non scoppia mai il delirio. Prova magistrale per la band e io non vedo l’ora di rivederli presto!

Tocca ora ai Deez Nuts e qui arriva purtroppo la nota dolente.
Prima di tutto va detto che gli australiani stanno affrontando il tour europeo (almeno questa fase) senza bassista, qualcuno dice che sia assente per malattia. Fatto sta che tutto il set è sulle spalle del buon RealBad ma non è stato neanche questo il punto dolente.
Il problema è che durante il soundcheck l’amplificatore del chitarrista inizia a fischiare: un feed continuo, un rumore non acuto ma comunque fisso e fastidioso che va a sporcare il suono della chitarra, unico strumento che doveva sostenere tutto. RealBad ne prova di ogni: stacca e riattacca cavi, aggiunge prolunghe, preme tasti e si fa aiutare da tecnici e altri musicisti. Niente, il fischio è sempre presente e non se ne va. L’incazzatura del chitarrista è palese (non che normalmente sia un tipo solare) ma non si può far altro che cominciare il concerto, sperando di portarla a casa nelle condizione in cui ci si trova.
I problemi di acustica sono evidenti ma i tre australiani cercano di dare il meglio, anche se non è facile. Mi è dispiaciuto che non sia fatta menzione alla mancanza del bassista o qualche tipo di scusa per i problemi tecnici. L’atteggiamento adottato è stato far finta di niente e tirare dritto mentre avrei preferito un po’ più di immedesimazione reciproca: del pubblico nella band che evidentemente sta attraversando una fase difficile del tour, e della band nel pubblico che evidentemente è di fronte a uno spettacolo non proprio eccelso.
La risposta del pubblico è buona ma non entusiasta, si canta ma solo ai ritornelli più iconici come I Hustle Everyday, Tonight We’re Gonna Party Like There’s No Tomorrow e Bands Of Brothers. Quando JJ porge il microfono al pubblico, solo cinque o sei si radunano sotto per cantare e questo è strano per una band headliner che comunque sembra avere un buon seguito. Avevo avuto la stessa impressione nel concerto del 2014, quando i Deez Nuts avevano suonato di spalla ai Terror al Bloom di Mezzago: la gente li supporta ma non si gasa ai loro concerti… boh.
Al di là di tutto però gli australiani la portano effettivamente a casa, anche grazie a una sezione ritmica solidissima (ottimo il batterista Jessie, che penso sia stata assoldato per questo tour ma non sia in pianta stabile nella band).

Per concludere: ho scoperto una buona band tamarra (Unity Tx), mi sono visto una delle mie band preferite del momento (The Acacia Strain) e mi sono rivisto una delle realtà più fresche e interessanti degli ultimi 10 anni. Nonostante gli intoppi, direi che ne è valsa la pena! Yo!

Frankie

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