MCBAIN – Drunk In Different Places (2021)

MCBAIN – Drunk In Different Places (2021)

I Mc Bain per fare i big money spezzano in tre un album e ne fanno tre EP, pura mossa commerciale! Noi ovviamente ci pieghiamo al dio denaro e (dietro lauto compenso) li promuoviamo come se non ci fosse un domani: comprate gente, comprate!

Siam belli barzotti soprattutto per gli ultimi annunci del prossimo Raduno, seppur in edizione zippata, e speriamo sia la classica pistolata dello starter per potere tornare finalmente a concerti, e bere le canoniche 6000 birre con vecchi amici. Posso definirli così i McBain, tre stronzi lombardi che di questi discorsi se ne sbattono. Già, costoro hanno in mente solo di far gran schei col punk rock, e con questa filosofia rilasciano il primo di tre EP, ognuno dedicato a un membro della band, che messi insieme formeranno l’album completo. A conti fatti sono dei veterani (leggasi vecchi) e quindi sanno come interrogare le query per monetizzare il 1-2-3-4; alla faccia di etichettucce false amiche che poi magari si bruciano 186 euro all’apericena! Cagate a parte…..

La band meneghina, in passato autrice del pezzone “I Wish I Was Younger”, fisso in scaletta al Papeete Beach, con questo primo EP targato Mangasauro presenta 5 (brevi) pepite dal solito profumo solare e melodico.

Come ad esempio una birretta fresca e beverina, San Miguel appunto, con la voce paperina del CEO-Amedeo a trascinare il pezzo.

C’e’ tempo pure per un lentone strappamutande Slow Down (questo effetto dovuto soprattutto alla voce virile di quel marcantonio di Ale Moes) che ribadisce il concetto che forse ci ha accomunato un po’ tutti l’anno scorso: “Drunk In Different Places”.

Il ritmo torna bello sparato col terzo brano The Shark dal quale è stato anche estrapolato un video con attori s(c)emi-professionisti: evidentemente quella dei tuffi è una fissa in casa MC Bain! Sicuramente la traccia prefe in questa prima tranche!

Si sentono chiaramente le influenze di band capofila come Bouncing Souls e Dopamines; qualcuno ha avuto la sfrontatezza di paragonarli ai Colin Farrell: ma cosa! (Comunque di questi ultimi vogliamo il ritorno sui palchi, perdio!). Traccia 4: Unicum. Alzi la mano chi almeno una volta ha fatto una ballotta prepotente di questo amaro (per me vince l’amaro Petrus). E poi le scarpe sei riuscito a pulirle o le hai cestinate? La conclusiva “Feel Already Dead” è un brano cupo dal testo introspettivo, che nulla aggiunge e nulla toglie alla scaletta precedente.

In definitiva questa prima frazione di lavoro risulta piacevole ma non scontato, una sbiadita polaroid dei primi anni ’10 nella splendida cornice del Ligera (RIP). In impaziente attesa del resto dell’album.

Lupo

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