Draw Power-intervista a Tommy Eppesteingher

Draw Power-intervista a Tommy Eppesteingher

Torna la nostra rubrica dedicata all’arte e al punk rock: oggi abbiamo sentito Tommy Eppe: fumetto, prese in giro e Ramones!

-Che cosa c’è scritto sulla tua carta d’identità alla voce “professione”?
Insegnante.

-Arturo Vega o Jamie Reid?
Mi piacciono entrambi ma scelgo Arturo Vega per la mia fede ramonesiana.

-Da dove nasce la tua passione per il punk rock? Frequenti i concerti? quali sono i tuoi gruppi preferiti?
Ho iniziato ad ascoltare i Clash e i Sex Pistols sul finire degli anni ’80 poi ho conosciuto tutto il resto
grazie agli amici che frequentavo in città da adolescente. Con loro condividevo gli stessi gusti musicali,
ci scambiavamo le cassette e i dischi dei Ramones, dei Misfits e di tanti altri gruppi; con alcuni ho anche
provato a suonare il basso in un gruppo nostro, scimmiottando le band preferite, con esiti fallimentari,
divertendomi comunque tanto.
Frequentavamo il Macchia Nera a Pisa e il CPA a Firenze ed altri centri sociali dove era possibile
ascoltare questo genere di musica e grazie ai live mi sono definitivamente innamorato del Punk Rock e
delle sue “derivazioni”.
Amo la gran parte dei gruppi del catalogo LOOK OUT e di quello SUB POP anni ’90. Mi piace molto
l’Hardcore statunitense e italiano.
Oggi ascolto un po’ di tutto, credo che se ascoltassi soltanto Punk Rock e Hardcore probabilmente
impazzirei …forse sto invecchiando.
Frequento meno i concerti ma se meritano davvero, con gli amici parto e vado

-Che disco hai comprato solo perchè ti piaceva la copertina?
Cheap Trills (Big Brother and the Holding Company Album)

-Qual’è il disco con la copertina più brutta che possiedi?
Forse l’ho rimossa

-Collabori anche con il Vernacoliere, spiega anche a noi ottusi lombardi che cos’è e in che cosa consiste il tuo lavoro nel giornale
Il Vernacoliere è un “mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in
italiano” come recita il sottotitolo della rivista livornese. È uno degli ultimi baluardi della satira
indipendente e autofinanziata, senza pubblicità o sponsor. È una rivista libertaria che spara a zero su
tutto e su tutti (religione, politica e società), irriverente e senza peli sulla lingua (parolacce comprese)
come da vero spirito labronico.
Ho iniziato a lavorare al Vernacoliere quando ero ancora al Liceo, nell’89 insieme al comico Claudio
Marmugi che cercava un disegnatore per pubblicare lì le sue vignette di satira politica e barzellette
demenziali.

-So che insegni: ti chiedo se le capacità grafiche siano solo un dono e in che modo un insegnante possa farle emergere
Che le capacità grafiche siano un dono non ne sono così sicuro. Mio padre è architetto e sicuramente da
lui ho imparato ad amare certi aspetti della grafica e dell’arte ma sopratutto ad elaborare mentalmente e
graficamente una concezione tridimensionale dello spazio; ho iniziato a disegnare da giovanissimo nei
momenti di solitudine e per passare il tempo, poi i fumetti e i cartoni animati che guardavo da piccolo
sicuramente hanno influenzato il mio stile di fumettista e illustratore.
Nel liceo dove insegno Disegno e Storia dell’arte tengo anche un corso di comics: ho insegnato ai miei
alunni il processo di realizzazione di un fumetto e molti di loro non erano pratici nel disegno… eppure
hanno raggiunto buoni risultati.
Sono convinto che chiunque possa trovare il suo stile personale, e un modo di esprimersi anche semplice o elementare, senza avere una vera e propria formazione accademica. È necessario comunque un costante esercizio se si vuole migliorare.

-Da ignorante quale sono penso che la dote più importante nel creare caricature e vignette umoristiche sia l’osservazione attenta di quello che ci circonda e l’ironia nel riproporlo. Ci rivedo molto del punk rock che questa ironia l’ha sempre avuta. Che ne dici? Spesso il politically correct, portato all’estremo a mio avviso frena molto l’esprimersi con la giusta dose di ironia e di presa in giro: che ne pensi?
La grafica satirica, la caricatura e più in generale il fumetto, secondo me, sono linguaggi che si
avvicinano molto a quello del Punk Rock. Non solo per l’ironia spesso presente sia nelle vignette che in
alcune canzoni del genere ma anche per la volontà di “andare contro”: contro i potenti di turno, contro
l’establishment, contro chi, in soldoni, ti dice cosa devi fare, cosa comprare, come ti devi vestire,
comportare o, più in generale, esprimerti. Sul politicamente corretto sono d’accordo su tutta la linea.

-Tutti i gruppi all’inizio si rivolgono a “un cuggino (con due G) che fa il grafico”. Tu quanti cuggini hai?
Raccontaci come sei passato da dare favori agli amici a fare i big money?
Di big money non se ne vedono finché lavori sul Vernacoliere o sulle copertine di album Punk Rock ma,
aggiungerei, nemmeno si cercano. È un lavoro di pura passione che fai perché credi in un certo tipo di
messaggio, sei un po’ come un Don Chisciotte contro i mulini a vento, così proprio come a volte mi sento
quando sono dietro la cattedra. Da adolescente “illustravo” le copertine delle mie cassette poi ho
iniziato a disegnare le copertine dei demo degli amici e i poster dei loro concerti. La prima cover
illustrata da me è “Inst-Dl”, un 7’’ dei “cuggini” The Chromosomes.

-Riusciresti a definire in poche parole il tuo “stile”?
Preferisco siano gli altri a definirlo.

-Suppongo che tu abbia avuto diversi “maestri” o punti di riferimento, potresti raccontarci un “incontro”che ti ha cambiato la vita?
Sicuramente quello con Gilbert Shelton, autore dei Freak Brothers, fumetto underground conosciuto a
Livorno in Fortezza vecchia. L’ho abbracciato come un padre e ci siamo scambiati i disegni. Grazie al
Surfer Joe Summer Festival ho potuto incontrare Shag e Stephen Blickenstaff, due illustratori americani
di cui non credo ci sia bisogno di presentazioni. Non so se questi incontri mi abbiano davvero cambiato
la vita ma sicuramente sono stati molto importanti per il mio lavoro.

-L’approccio punk rock al tuo lavoro rimane legato a quando lavori con band o fanzine oppure lo riporti a tutto il tuo mondo lavorativo? E in che modo (visto che presuppongo la risposta sia si)?
…Forse nel mio modo, un po’ anarchico, di lavorare e di rispettare le consegne.

-Qual’è stato il progetto legato alla musica che ti ha dato più soddisfazioni? E quale quello a cui sei più legato?
Sicuramente la copertina di “ROMANTICO!” degli EVEN IN BLACKOUTS, disegnare per John
Jughead Pierson, mito della mia giovinezza, mi ha davvero reso un “bambino” felice. Importantissima e
di grande soddisfazione è stata la copertina del tributo ai Manges GET OUT OF MY CLUB (non sarò
mai abbastanza grato alla band spezzina che mi ha commissionato il lavoro) perché mi ha fatto
conoscere (in ambito Punk Rock) a livello internazionale e sono arrivate anche commissioni dall’estero.

Grazie mille a Tommy, se volete dare un occhio ai suoi capolavori:

https://www.instagram.com/tommyeppes/

il solito grazie a el Chorizo per il tifo contro in terra straniera

27tommy

2 pensieri riguardo “Draw Power-intervista a Tommy Eppesteingher

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