VIAGRA BOYS + VULKANO @ Fabrique, Milano – 15/12/2022

VIAGRA BOYS + VULKANO @ Fabrique, Milano – 15/12/2022

Gli svedesi più atipici nella storia della nazione nordeuropea tornano a esibirsi in italia, a Milano, giusto un anno dopo il sold-out (sebbene a capienza ridotta) dei Magazzini Generali.

Credo che amino il nostro paese, infatti li abbiamo visti anche la scorsa estate in provincia di Vicenza, insomma vedere una band straniera per ben 3 volte nel giro di 12 mesi non è esattamente roba che capita spesso (a meno che non siate fan dei Dropkick Murphys!)

È un giovedì sera piovoso e fino al giorno prima minacciava nevischio misto a pioggia, insomma premesse non ideali soprattutto per buttarsi nel traffico meneghino, ma ho aspettative estremamente alte anche perché il loro terzo album ‘Cave World’ è senza dubbio sul podio delle mie uscite discografiche relative al 2022.

Arrivo a 300 metri dal Fabrique e lascio l’auto in una zona defilata onde evitare parcheggiatori ufficiali e non, fedele alla filosofia “tranquillo posso ancora parcheggiare da solo, grazie per l’aiuto”. La prima cosa che noto una volta entrato è che il Fabrique è ancora vuoto, eccezion fatta per un gruppetto di 15/20 ragazzini piazzati saldamente a tenersi i posti in transenna… “come crescono bene” ho pensato.

Purtroppo, invece, pochi minuti dopo mi sarebbe stata molto chiara l’attitudine del pubblico che meno di due ore più tardi avrebbe riempito quasi in ogni ordine di posto il locale: hipster, normies, finti alternativi, hipster, ma soprattutto hipster. Sapete che in italia i Viagra Boys hanno il 90% del pubblico composto da hipster?  Che dire, non me lo aspettavo.

Ma veniamo ai concerti, che è meglio (forse).

Salgono sul palco tre ragazze, si chiamano Vulkano (oh, complimenti per l’originalità, forse alla centesima band che si chiama così regalano accrediti per registrare un disco nuovo, altrimenti non me lo spiego).

Una stangona bionda col fisico da modella e una minigonna sopra l’ombelico, con un tanga di spessore inferiore ai 10 millimetri, a mettere in bella mostra chiappe e dettagli utili al proprio ginecologo, sta al basso. In mezzo c’è la batterista che a prima vista sembra la sorellastra scazzata di Meg White, ugualmente svogliata però decisamente più tecnica, il problema è che dovrebbe cantare, ma latra, ulula, emette lamenti tra il falsetto e il modo di salutare della signorina Silvani. Sono passati quasi 5 giorni e ho ancora echi di quei graziosi ultrasuoni nella scatola cranica. Chiude il terzetto una tastierista/suonatrice di moog/suonatrice di bonghi/scimmia urlatrice del Madagascar/ballerina.

Fanno circa tre quarti d’ora e vincono a mani basse il premio ‘peggior opening band degli ultimi 15 anni’, il problema è che quasi tutti alla fine di ogni pezzo applaudono convinti e inebriati da quello strazio. Mi chiedo se sono io, se sono ufficialmente un boomer, se applaudono perché comunque vedono la fregna, continuo a non capire.

Alla fine del set, il Fabrique è ormai pieno (sì, di hipster, ma va bene uguale, età media 20/25 anni, guardiamo il lato positivo).

I Viagra Boys fanno lo show, il loro show. Vincendo tutto.

Hanno davanti gente che canta le loro canzoni a memoria? Sebastian (cantante e frontman indiscusso) è contento, toglie gli occhiali da sole, mette quelli da vista e beve le birrette.

Hanno davanti gente che non sa manco chi siano? Sebastian è contento, toglie gli occhiali da sole, mette quelli da vista e beve le birrette.

Hanno davanti gente che non sa nemmeno perché si trovi lì, che vuole soltanto ballare? Sebastian… ok, idem come sopra.

Ai Viagra Boys non importa chi tu sia, a loro non frega un cazzo. Fanno il loro show tecnicamente mostruoso (tutti musicisti fenomenali, il bassista Henrik e il chitarrista Linus due macchine macina-riff), i testi pescano a piene mani su teorie di cospirazione, contrasti sociali, insicurezze sul presente o sul futuro prossimo (c’è da dire che ‘Cave World’ è stato interamente scritto durante il lockdown), poi senti che quelle parole vengono pronunciate da Sebastian, sul palco con tuta acetata nera dell’Adidas, senza scarpe, che indossa i calzini dello zio Tanuzzo quando va al mercato, quindi capisci che i Viagra Boys sono messaggeri di antidivismo, zero super-ego, soltanto elevato tasso alcolico, voglia di ballare e comunicare divertendosi sul palco.

Il sassofonista Oscar e il tastierista Elias iniziano lo show con shorts inguinali e smanicati improbabili, lo terminano in perizoma e movimenti di bacino che Christian De Sica levati proprio.

A una band così è concesso tutto, parlare di tematiche serie mostrando il culo o ravanandosi tra le mutande è qualità di pochi, credo che loro ce l’abbiano. Sicuramente tra i loro massimi ispiratori ci sono i Devo, ma era davvero impossibile arrivarci così vicino.

Rimane l’annoso dilemma del pubblico: una marea saltellante sui “ballabili” e pochissimo altro. Quella sensazione di hype, del “doverci essere” a quel concerto. Ma nulla più. Eppure, secondo me, in questo momento le band che dal vivo hanno una potenzialità simile a quella dei Viagra Boys si potrebbero contare sulle dita di una mano.

Dopo un’ora e 15 minuti senza mai interrompersi, fatta eccezione per una rapidissima toccata (non voglio sapere di cosa) e fuga nel backstage, il concerto finisce e sbalordito me ne torno a casa.

Nota di merito: merchandise molto ricco, varie magliette a mezza manica o a manica lunga, prezzi non popolari (25/35), ma banchetto dei cd con ultimi due album, in vendita a 10€ l’uno. A quel prezzo non li vendiamo quasi più nemmeno noi locals!

Grandi.

KOPPO

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