The Fest Rule is… LOW-L Fest

The Fest Rule is… LOW-L Fest

Prosegue la nostra chiaccherata con organizzatori di festival a tema punk rock (e non solo…). Oggi andiamo nella Bassa a sentire gli amici del LOW-L FEST

  • Ciao ragazzi, grazie in anticipo per le risposte. Per prima cosa vi chiederei di presentarci il vostro festival. Quando si svolge, dove, da quanti anni…

Grazie a voi di averci inserito in questo format, non siamo un granché bravi con le parole, ma faremo del nostro meglio. Il LOW-L FEST nasce nel 2018 nella provincia di Lodi, a Guardamiglio per l’esattezza, come un tentativo di ribaltare l’appiattimento culturale e, nello specifico, musicale della nostra zona. Da quell’edizione, composta da due sole serate e principalmente da band locali e Dargen D’amico (LOL), ci siamo evoluti parecchio fino ad oggi in cui ci stiamo preparando all’edizione 2023, in ansia come la prima volta, con la costante paura di sbagliare tutto, ma allo stesso tempo con l’orgoglio e la consapevolezza
di aver creato qualcosa che ci rappresenta e in cui crediamo fortemente
. La prossima edizione sarà speciale (ce lo diciamo sempre, è vero, ma è così) e si terrà dal 15 al 17 (+ after party il 18 coi No Trigger) giugno allo Spazio 4.0 di Piacenza con Comeback Kid, Bad Nerves, Egreen, Stormo e tantissimi altri.


Ci definiamo un festival punk e hardcore perché sono i generi che più ci appartengono, ma non siamo molto inclini alle etichette. Ci piace spaziare e sperimentare il più possibile, sia nella scelta della line up che nella costruzione generale del festival.

• Ci piacerebbe sapere chi sta dietro al LOW-L: immagino siate un gruppo di amici che pian piano si è allargato. C’è però una (o più) “menti” dietro alla realizzazione dell’evento? Come vi dividete i compiti, come riuscite a fare insieme i piccoli e grandi sbattimenti che la realizzazione di un festival del genere porta?

In realtà le genesi del collettivo è dovuta principalmente al caso, siamo (eravamo) tutti di Guardamiglio, ma anche per le differenze generazionali interne non eravamo effettivamente un gruppo di amici in senso stretto. È stata la voglia e la forte necessità di costruire qualcosa di nuovo che ci ha avvicinato definitivamente. Dal 2018 il gruppo poi è leggermente cambiato, ma fa parte del normale corso della vita di ciascun gruppo sociale, l’importante è saper reagire ed evolvere assieme a tali cambiamenti.

Ci piacerebbe descrivere il LOW-L come un ingranaggio perfetto, come una perfetta struttura fordista, ma sarebbe tutt’altro che veritiero.

L’organizzazione di un festival, grande o piccolo che sia, comporta un enorme investimento di tempo e di energie fisiche e mentali. La costante volontà di migliorarsi e di portare ai tanti ragazzi e ragazze che ci seguono qualcosa che ogni anno sia più bello e accogliente è tanto faticoso quando gratificante ed emozionante e necessita di un continuo rafforzamento del collettivo.


All’interno di questo ora siamo in sette: Claudio, Daniele, Davide, Edoardo, Gabriele, Giorgio e Roberto. Ciascuno con i suoi inevitabili impegni lavorativi e personali. Non ci siamo mai imposti carichi di lavoro specifici o fatto differenze al nostro interno, abbiamo sempre sposato la filosofia che ciascuno deve dare quello che può, sapendo che poi alla fine la voglia e la determinazione ci avrebbero sempre spronato a ritagliarci il tempo necessario per tutto. Non è questo parte del significato di DIY?
Nei giorni del festival invece abbiamo la fortuna di avere una squadra di volontari veramente formidabile, che ogni anno cresce e conta persone di tutte le età e provenienze, senza loro sarebbe impossibile.

Dopo alcune edizioni stupende e dopo il grandissimo exploit dello scorso anno con band incredibili sul palco il LOW-L è diventato di diritto uno di quegli appuntamenti diventati “di cartello” nel panorama punk rock, uno di quelli da segnare col cerchiolino rosso sul calendario. In qualche modo sentite la pressione di ripetervi e migliorare ogni anno? Riuscite comunque a mantenere la stessa ingenua spontaneità che avevate all’inizio?

Ci fa molto piacere sentire queste cose e vedere come il nostro progetto abbia raccolto così tanti consensi e apprezzamenti. Noi in realtà non ci sentiamo per niente arrivati, anzi tutt’altro e questo ci sprona a cercare di fare sempre meglio. Non lo diciamo per falsa modestia, ma veramente siamo estremamente critici con noi stessi a dall’istante in cui si sono spente le luci del palco dello scorso anno abbiamo iniziato a chiederci cosa fare per migliorarci, dove avevamo sbagliato e dove invece avevamo fatto delle buone scelte.
Questo da un lato dovrebbe produrre un senso di “non abbiamo nulla da perdere”, ma in realtà quello che dite è vero, la pressione di doversi ripetere c’è assolutamente, ma è dovuta al fatto che crediamo che nulla ci sia dovuto e dunque ogni anno dobbiamo essere bravi per meritarci affetto e credibilità.

Uno dei punti di forza del nostro collettivo è l’indipendenza da marchi, istituzioni etc. e questo ci permette di lavorare con la massima spontaneità e libertà possibile e ci auguriamo possa essere sempre così.

• Quest’anno ci sono alcune novità: nuova location e anche un biglietto d’ingresso (seppur con una cifra molto esigua, 10 euro per 3 giorni e 5 per la singola giornata). Fuori da ogni sterile polemica spiegateci cos’è successo e come mai avete dovuto prendere queste strade.

Sono volati gli stracci durante le lunghe discussioni su questi argomenti. Entrambe le scelte nascono da una necessità estremamente logica, ovvero rendere il festival sostenibile.
Purtroppo con il costante aumento dei prezzi (dalle materie prime ai cachet) e la volontà di crescere come festival abbiamo avuto la necessità di inserire un piccolo contributo d’ingresso che ci aiutasse a sopperire alle spese. Questo a sua volta ha generato la necessità di avere un posto già pronto ad accogliere un evento di questa portata e con una chiusura esistente e necessaria alla gestione degli ingressi. Farlo nella location del 2022, che abbiamo amato e alla quale teniamo tantissimo avrebbe voluto dire adoperare parte del ricavato dei biglietti per chiudere la venue e altro ulteriore lavoro per costruire la
recinzione. Poi ci sono tantissime alte motivazioni secondarie, ma che sono di contorno e soprattutto sono più dettagli tecnici interni.
Crediamo però che la scelta di uno spazio simbolico come quello di Spazio 4.0 sia la scelta migliore possibile e ne siamo veramente felici, siamo certi lo amerete.

La lineup del festival è sempre molto varia: si spazia molto tra diverse sonorità “alternative”. Raccontateci come scegliete il roster delle band: avete idee precise, vi vengono in mente durante i mesi di preparazione oppure sono band che ascoltate durante l’anno?

Il processo di definizione della line up è certamente una delle cose più divertenti (e mentalmente faticose) del festival, perché nasce da un enorme flusso di idee e proposte che provengono dagli ascolti di ciascuno, dalle nottate passate a scoprire nuovi artisti su ogni canale disponibile e il tutto senza porsi alcuna restrizione su genere, provenienza etc. Come dicevamo in precedenza sicuramente il punk e l’hardcore sono parte di noi e lo saranno sempre, ma come LOW-L abbiamo la possibilità di spaziare e di dare sfogo alla nostra immaginazione e fantasia.
L’idea di base del LOW-L FEST è quella di dare voce alle tantissime realtà locali e non della musica emergente e underground. Questo lato ci sarà sempre ed è bellissimo scoprire quanta qualità ci sia nel nostro paese che necessita solo di un palco per essere espressa. Assieme a queste poi selezioniamo progetti già avviati e consolidati che possano sposarsi con il concept delle serate. Ciascuna delle quali poi cerchiamo di chiudere con uno o più headliner di livello nazionale o internazionale sui quali iniziamo a lavorare già con un anno (o più) di anticipo.

La ricerca è senz’altro il motore principale del processo di definizione della line up, ogni anno sondiamo centinaia di band provenienti da tutto il mondo e per una o due che riusciamo a chiudere ce nessuno decine che per diverse motivazioni non siamo ancora riusciti a portare al LOW-L. Purtroppo e per fortuna nel nostro periodo ci sono tantissimi altri festival internazionali che da un lato portano tantissimi artisti in Europa ma dall’altro sono come un buco nero che lascia poco spazio d’azione alle piccole realtà che dunque sono costrette ai salti mortali per potersi ritagliare un po’ di attenzione da parte di band e rispettivi management.

• Qual è la band che siete più fieri di aver portato al LOW-L? E quale band sarebbe il vostro sogno portare?

Domanda infame, un po’ come chiedere a una madre quel è il figlio preferito, però ci proviamo. Diciamo che ci sono persone che potrebbero testimoniare come una settimana dopo la fine dell’edizione 2022 qualcuno nel nostro collettivo abbia detto “l’anno prossimo voglio fare i Comeback Kid”. Da lì ci si è messi in moto in una lunga opera di convincimento, fatta di decine e decine di mail e dita incrociate.

Però veramente ogni band del LOW-L è scelta con la massima cura e dedizione e siamo orgogliosi di tutti, dalla prima band che ha l’infame compiuto di aprire la serata, magari ancora sotto il sole all’headliner che un tempo nemmeno ci sognavamo di poter ospitare sul nostro palco.
Nella lista dei desideri ci sono tantissime band, tante da farci altre 20 edizioni del LOW-L, ma sicuramente ci piacerebbe portare sul nostro palco qualche esponente della new wave dell’hardcore statunitense, dai Gel agli Scowl, passando per gli Zulu, per quest’anno è stato impossibile, ma ci riproveremo.

• Raccontateci qualche aneddoto direttamente dal backstage

Ci sarebbe da scriverci un libro e magari un giorno succederà anche. Giusto per citarne qualcuno:
Lo scorso anno uno dei ragazzi del collettivo, finito il suo turno è andato a scassarsi sotto il palco come giusto che sia e ha perso una scarpa ritrovata il giorno dopo sotto al palco grazie a una foto trovata su Instagram che la ritraeva vicino ad una cassa. Oppure Sean Seller che per sbaglio si stava portando sull’aereo per la Germania il rullante di Claudio, come se già non fosse sull’orlo (“orlo avvocato” semicit.) di una crisi isterica. O i carabinieri che nella mattina del Day 1 dello scorso anno arrivano a tutta velocità al festival cercando un presunto fuggitivo, poi sbucato effettivamente all’orizzonte che correva a perdi fiato….
Insomma, questa è solo una minima parte di quello che può succedere in poche ore di festival, immaginatevi dopo quattro anni quante ne abbiamo viste.

• Dietro una festa del genere ci sono tanto lavoro e sbattimenti. Diteci con sincerità: ne vale davvero la pena? La risposta credo sia positiva e allora: provate a spiegarci perché vale la pena spendere tempo e incazzature per realizzare un evento?

Qui la risposta sarà brevissima: ne vale assolutamente la pena, ogni anno di più. E il motivo è semplice, perché per qualche motivo, purtroppo o per fortuna questa cosa ce l’abbiamo dentro ed è parte integrante di quello che siamo e seppur avremmo bisogno di giornate da 36 ore per poter stare tranquilli nella sua organizzazione, senza saremmo persi.

A fine intervista spazio a voi: se volete aggiungere qualcosa, se volete spoilerarci i prossimi nomi oppure mandare qualcuno affanculo è il momento giusto.

Probabilmente quando uscirà questa intervista avremo già lanciato tutti i nomi dunque spoiler non ne abbiamo, ci spiace. Mandiamo però volentieri affanculo tutti voi che state leggendo, così se ancora non eravate certi di venire al LOW-L ora avete una vera motivazione per non mancare, ovvero quella di venire a prenderci a male parole

Il collettivo LOW-L

27tommy

Link all’evento: https://www.facebook.com/events/653515349797825

https://www.instagram.com/lowl_fest/

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