Deftones + Denzel Curry + Drug Church @ OVO Hydro Arena Glasgow (UK)
Per raccontare questo pazzo weekend di concerti devo fare un salto temporale di qualche mese: Luglio 2025, Deftones droppano tour EU/UK ed ovviamente saltano l’Italia. Sempre un peccato ma ci sta: la loro ultima apparizione dalle nostre parti risale solo a poco tempo prima, 17 giugno 2025 al Carroponte, e ci ho pure presenziato.
Non so se avete anche voi una band che vi fa questo effetto, ma a me i Deftones riescono sempre a corrompere, come se fossero la bambinetta dolce e innocente che vi chiede una caramella dopo averne già mangiato un pacchetto intero sotto i vostri occhi e non riuscite a trovare una ragione per dirgli di no.
Forse sono veramente l’unica band che mi sono portato dietro per più di 20 anni senza mai una pausa e di conseguenza li collego ad un corollario di ricordi e vita vissuta che continua ancora oggi e non accenna a sparire.
Tutto questo per giustificare il fatto che si: a meno di un mese dall’ultima volta che li ho visti ho riaperto il portafoglio. OVO Hydro Arena di Glasgow, così è deciso.
La componente hardcore di questo viaggio è ben visibile da subito: volo Malpensa-Glasgow alle 6:30AM in punto dopo giornata di lavoro (e non una di quelle normali, essendo nel periodo di preavviso…if you know, you know) e più o meno tre ore di sonno.
Ma passiamo al sodo.
Ero venuto a conoscenza poco prima di partire di un evento “accessorio” al concerto presso un negozio di tatuaggi di Glasgow, l’Empire Ink, dove ci si poteva tatuare a tema Deftones con dei piccoli flash ed acquistare merch in anticipo. La FOMO mi impone un passaggio.
Lo shop è situato in un contesto abbastanza improbabile per un negozio di tatuaggi: niente vetrate sulla strada in pieno centro e disegni in esposizione, si entra in un palazzo che ha più di una residenza dove l’età media degli inquilini è almeno sopra i sessanta e vi si accede da una normalissima porta di appartamento. La situazione all’interno però è molto figa: lo studio è composto da un salone abbastanza grande dove sono all’opera alcuni tatuatori e da una saletta nel retro dove è stato allestito un banchetto col merch ufficiale della band. Entro nella zona merch con le migliori intenzioni, ma i prezzi sono veramente alti. Gli unici pezzi per me considerabili sono il poster del tour, in foil olografico davvero fighissimo, e la cuffietta verde Stabilo Boss che non mi stupirei di vedere prima o dopo addosso a Billie Eilish. Balzo il primo perché non ho fisicamente spazio nello zainetto [unico bagaglio che mi sono portato] per pensare di non rovinarlo, e dopo vari tentennamenti [continuati anche una volta arrivati al banchetto della venue] desisto perché 30£ per una cuffietta che magari dopo il primo lavaggio diventa taglia Cicciobello chiedo scusa a tutti ma non ce l’ho fatta a digerirli.
Non mi porterò a casa nulla dei Deftones? BEH, SENTITE QUA…
Mentre raggiungo il posto designato per un boccone, il pub BrewDog di Glasgow…un’altra delle mie passioni, mi imbatto in una scena inaspettata.
Nell’attraversare una strada alzo la testa e noto una faccia familiare tra le persone che giungono dal senso opposto. È lui…CHINO MORENO! In giro per Glasgow a fare shopping!
Chi mi conosce sa che non amo fare fotografie con i personaggi che incontro o farmi firmare dischi e simili, anche stavolta rimango coerente. Mi piace pensare che preferendo scambiare quattro chiacchiere e comunicare la mia esperienza sul lavoro di un artista relativamente a qualcosa che mi ha colpito, segnato o aiutato possa far portare a casa qualcosa di positivo anche alla persona che ho davanti, non solo a me.
Questa volta però la circostanza che si è creata non mi permette molto: mi limito a salutare Chino e a dirgli che sarò presente al concerto. Lui ricambia con un bel sorriso e un segno di ringraziamento fatto con la mano. È sufficiente a farmi tremare le gambe per un bel mezzo minuto prima di riprendere il cammino. Mi viene un flash di quella volta che ho accompagnato Russ Rankin al Low-L Fest, quasi le stesse vibes. A me piace così.
Un po’ di relax in hotel e l’ora si fa buona per raggiungere l’OVO Hydro Arena di Glasgow, un palazzetto da poco meno di 15k persone (il concerto è sold out) dall’aspetto avveniristico e moderno. Io e i miei compagni di viaggio [la mia dolce metà e Sofia e Mauri dalla redazione di Punkadeka] sentiamo il bisogno di bilanciare questa situazione fin troppo elitaria con una mossa da maestri: stop all’Aldi sotto l’hotel e acquisto di birretta ignorante che va giù durante il tragitto. Ma non una birretta qualsiasi, bensì la ALD-IPA!

Partorita dallo sforzo congiunto di Aldi e BrewDog, la ALD-IPA rappresenta forse il più bell’esempio di “business responsabile” di sempre. La storia della sua nascita ve la lascio qui, vale davvero la pena di leggerla.
Un po’ di coda all’ingresso, passata tra freddo becco e buontemponi urlanti cose a caso da – sembra – dentro il palazzetto che ad un certo punto spazientiscono un povero cristo in coda che risponde a tono [SHUT THE FUCK UP!], controlli passati abbastanza rapidamente e siamo dentro, pochissimo prima dell’inizio della performance dei Drug Church.
Il combo newyorkese è dimensionato per situazioni più intime, non penso si siano mai esibiti in palazzetti di dimensioni simili prima di questo tour, ma devo dire che la porta a casa egregiamente.
Certo, l’esperienza dei Drug Church è da vivere nell’intimità di un club o un piccolo festival e non penso sarà mai diverso da così, ma (riconfermo) Patrick Kindlon è davvero un gran frontman e penso che la band sia riuscita nell’intento di portare l’energia che la caratterizza anche nelle grandi situazioni. La gente c’è, ma il pit è abbastanza grande e purtroppo si perde quell’impressione di piazza gremita. Nonostante ciò, Pat fa sua la situazione e continua ad incitare sfidando il pubblico a raggiungere il record di 100 crowdsurfers. Non so se ce la sia fatta, ma la risposta del pubblico – la maggior parte del quale sicuramente non li conosceva nemmeno poi tanto – si è decisamente sentita. Scaletta che pesca a piene mani da tutta la discografia della band (da Myopic ai pezzi più vecchi come But Does It Work?) e brano inedito a sorpresa, Golden Oracle, che stanno portando in giro proprio in questo tour. So che alla data di Manchester del giorno successivo invece il pit fosse strapieno anche per loro…ben meritato, la cosa mi rende molto felice!
L’organizzazione dell’evento spacca veramente il minuto (ma è una cosa che in generale ho notato della Scozia) e siamo pronti per il secondo atto della serata: l’acclamato rapper Denzel Curry.
La venue si è parecchio riempita e comunque fa sempre un certo effetto presenziare ad un concerto sold out indoor in mezzo a quasi 15k persone.
A questo punto della mia “carriera” qualche concerto rap l’ho anche visto, ma non ho sviluppato un sufficiente senso critico per dirvi se questa è stata un’esibizione riuscita o meno. L’impostazione è sempre la stessa: il buon Denzel spara barre di fronte al pubblico e nel retro ci sta l’emcee che ogni tanto interviene scambiando battute col vocalist.
Ancora più che coi Drug Church, fa un effetto strano vedere un palco così enorme occupato solo per una piccola frazione [ovviamente è già tuto apparecchiato per l’esibizione degli headliner].
Denzel Curry, fresco fresco di collab con i Knocked Loose, ha già dato prova di essere un discreto metallaro e anche in questo show piazza qualche riferimento, magari anche per aumentare l’engagement di un pubblico chiaramente schierato dalla parte delle chitarre elettriche: tributa i Drowning Pool nell’intro di Hit The Floor e lascia il palco con una cover di Bulls On Parade dei RATM. Per il resto onestamente il pubblico mi sembrava più gasato coi DC; forse inserire un rapper di questo calibro in scaletta è stato un po’ too much. Esperimento simile, ma molto più in piccolo, era stato fatto coi Turnstile all’AMA Music Festival ed anche lì la cosa non aveva funzionato granché.
Ma noi siamo qui per ben altro.
Tutto buio, fischi, urla.
Un fascio di luce arriva da fondo palco e i led frontali accompagnano l’inconfondibile intro di Be Quiet And Drive, Chino arriva sul palco e partono i visual proiettati da uno schermo veramente enorme. Si parte!
Il palco ora appare occupato nella sua dimensione congeniale: Frank Delgado e Abe Cunningham uno di fronte all’altro sovrastano il resto della band – come consuetudine manca il buon Steph Carpenter – e Chino è libero di saltare e correre dappertutto, lo farà per tutta la durata del concerto.
Mi piace molto la componente visual, anche al Carroponte era stata figa però qui mi sembra funzioni molto meglio. Non so se hanno cambiato qualcosa o semplicemente indoor la cosa ha un impatto diverso, ma l’effetto di questo schermo immenso rende tutto quasi cinematografico e da un senso anche alla nostra posizione, relegata sugli spalti. Da li se non altro godiamo di una visione d’insieme migliore.
La scaletta include un gran numero di pezzi dal nuovo lavoro private music; rifletto su come dopo più di 30 anni i Deftones si possano permettere di lasciare fuori dalla setlist brani immensi (Minerva o Back To School per esempio) e fare proprio promozione di un nuovo disco. Mi è capitato di leggere un articolo, forse su Kerrang, a proposito del fatto che in questo momento di ritorno delle vecchie glorie del nu metal, i Deftones siano gli unici, per ora, ad essere tornati ad un successo così grande con un disco nuovo. In qualche modo questo discorso giustifica anche l’età media dei presenti, davvero bassa.
Oltre che sulla già citata Be Quiet And Drive, per quanto riguarda la mia esperienza il pezzo che più mi attiva la nostalgia dei primi 00s, mi emoziono molto su Diamond Eyes, brano che collego agli ultimi giorni della mia cara nonna materna, e su Digital Bath, in assoluto uno dei miei pezzi preferiti della band, ma credo che l’apice dello spettacolo sia stato raggiunto su Change che, per citare un amico, è “la Alba Chiara dei Deftones”.
Il pezzo è già catartico di suo, ma il tutto è enfatizzato dal visual posteriore: un enorme sole tramontante quasi statico che incornicia Chino e la sua chitarra esattamente al centro della parte superiore del palco. Una scena praticamente teatrale, veramente da brividi.
Apprezzo tantissimo Swerve City da Koi No Yokan, poi Cherry Waves e il classicone My Own Summer. C’è spazio anche per 7 Words da Adrenaline ma non è una sorpresa, se avessero fatto Root sarei impazzito.
Che dire? Un normale concerto dei Deftones.
Dalla gasa che ho ancora in corpo non mi pare nemmeno di soffrire così tanto l’aria fredda di Glasgow a metà Febbraio.
Sento già il portafoglio che trema.
Reeko
Un pensiero riguardo “Deftones + Denzel Curry + Drug Church @ OVO Hydro Arena Glasgow (UK)”
Bel report! PAre davvero di esserci stato, invidia compresa!