Jawbreaker

Jawbreaker

Underdog particolare, questa volta non si parla di un album ma di un intera carriera di un gruppo…che più underdog di così non potrebbe essere, i Jawbreaker: ecco la nostra new entry (e old school punk-rocker), Chesterfield King! 

Jawbreaker: bisogna dire qualcosa su di loro perché dopo essersi riformati ormai credo un paio di anni fa, questa primaverea verranno in Europa ed in Italia, e non sto più nella pelle!

Andiamo per ordine.

Innanzitutto non è roba Lookout, insomma, non è roba per tutti. Non è di quelle cose che l’ascolti una volta e ti rimane. Per apprezzarli devi ascoltarli, cazzo.

In Italia, dagli States in quegli anni ci arrivava la roba Lookout, altre cose di etichette vicine, e poi tanto HC, soprattutto melodico.

I Jawbreaker fanno un genere diverso da tutte queste cose. Punk ma non allegro e spensierato. Ma neanche di quelle cose da rabbosi.

Sono sofisticati, non sempre velocissimi, a volte malinconici e a volte più solari.

Vengono dal giro del 924 Gillman di Berkeley, la mecca del genere nella West Coast, giro MRR per intenderci. Di quel giro in Italia ci sono arrivati i Green Day (che in quell’ambiente erano un po’ i bambini a cui tutti volevano bene), gli Operation Ivy e i MTX. Mentre abbiamo sentito parlare un po’ meno di Fifteen, di Avail, ma soprattutto, di Chrimpshine (spettacolari, e infatti magari di loro ne parlerò un’altra volta) e poi, appunto, di Jawbreaker.

Come dicevo, i suoni di molte di queste band sono a volte cupi e nostalgici. Abbastanza un’altra cosa rispetto ai Ramones. Però, per esempio, credo che per capire fino in fondo gli Screeching Weasel, bisogna ascoltare questi gruppi perché sono la loro altra grande influenza, oltre ovviamente ai Ramones.

Siamo verso la fine degli anni 80 quando i Jawbreaker cominciano a farsi conoscere con qualche 7” (tra cui Chesterfield King). Ma è nel 90’ che si comincia a sentir parlare di loro, con l’uscita di Unfun, un LP stupendo che tutti dovrebbero avere cazzo.

Le tracce migliori: “Want” la più divertente, potrebbe tranquillamente essere una hit dei Blink 182, ma circa 10 anni prima, e molto più bella di tutti i pezzi dei Blink. “Fineday” è la classica canzone dei Jawbreaker. “Imaginary War” è semplicemente stupenda, così come “Down” e “Gutless”.

Qualche anno dopo esce Bivouac, un album che però non mi ha mai detto molto.

Poi esce 24 Hours Revenge Teraphy. Molti dicono il loro album più riuscito. Non so. Può essere. Per me se la gioca con Unfun. Comunque, i due pezzi più belli sono “Jinx Removing” e “Condition Oakland”: cazzo potrei ascoltarli di fila per settimane. A seguire, le altre belle sono “The Boat Dreams from the Hill”, “Boxcar”, “Ashtray Monument”, “Do you still hate me?” e “West Bay Invitational”.

Poi nel ’96, credo, esce il loro ultimo LP: “Dear You” (si scioglieranno di lì a poco). Nel frattempo il gruppo è passato su major, dopo un tour negli States di spalla ai Nirvana (che li hanno voluti di spalla perché la babysitter della figlia di Cobain era una loro fan). E dunque i punk USA incazzati hanno boicottato il disco e i loro concerti, gridando al tradimento. Il disco è sicuramente più da major, più pulito nei suoni e più orecchiabile nelle melodie. Però è bello! “Save your generation”, “I love you so much it’s killing us both”, “Chemistry”, “Oyster” e soprattutto “Sluttering (May 4th)” valgono la pena.

Insomma, ascoltate le cose dei Jawbreaker. Da, tegli tempo. Non ignorateli. E se avete la possibilità di sentirli, fatelo. Magari, come successe anni fa durante il tour dei Nirvana, potrebbe saltare fuori a presentarli Ben Weasel, prima del loro show, dicendo “la maggior parte di voi non conosce questo gruppo e non se li merita”. In quel caso, accertatevi di essere tra i pochi ad esserseli meritati.

Chesterfield King

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