Never Trust a Punk…Let’s Talk About Barricades

Never Trust a Punk…Let’s Talk About Barricades

Continua la serie dei nostri racconti di vita da (vecchi) punk rocker: oggi si parla di Lagwagon e…transenne!

Il 26 Aprile 2007 per i miei coetanei punkrockers bergamaschi rimarrà una data storica: in quella data infatti ci fu un concerto dei Lagwagon per la prima (e finora unica) volta in provincia di Bergamo… e fu un delirio, potete immaginarlo da voi.

Sinceramente, nessuna tra le grandi band della scena punk/skate-punk anni 90 era praticamente mai passata dalla città, quindi capirete che solo il pensiero scatenava letteralmente fuoco & fiamme.

Chi c’era rammenterà subito di cosa sto parlando, chi non c’era si è perso uno show pazzesco anche se “giocato” su un terreno al limite dell’impraticabilità.

L’ufficialità della data iniziava a circolare già dalla fine del 2006, puntualmente ogni sabato si finiva nella ressa e/o nel pogo delle Sabbie Mobili Evolution (le Sabbie Mobili erano state un punto di riferimento nonché un locale storico sito a Sotto Il Monte, dopo una decina d’anni si trasferirono a Madone, sempre provincia di Bergamo, diventando appunto “Evolution”); qui, essendo tutti fan e ritrovandosi sempre a parlare delle “solite” band che tutti amavamo e seguivamo, la notizia della possibilità di poterli avere e l’ufficialità di una trattativa in ballo ci faceva impazzire. Letteralmente.

Mi ricordo distintamente le decine di ragazzi e ragazze che facevano parte di una band, che iniziarono regolarmente a cercare i DJ, gli organizzatori e persino i baristi e le bariste delle Sabbie per consegnare i loro cd, le loro demo, le loro cassette perché “dai facci suonare prima daaaaaaaai”.

Se da un  lato appariva come una cosa folkloristica ma legittima, dall’altro sfociava nel patetico, soprattutto quando iniziò a girare la voce che fosse stata già decisa la local band d’apertura, dato che gli stessi avevano fatto (diciamo così) un’offerta al ragazzo che seguiva la faccenda ai piani alti.

Ma torniamo a parlare di musica vera, che è meglio…

Nel 2007 quasi tutti avevamo un account su MySpace ma non esistevano gli smartphone, quindi non si stava connessi 24 ore su 24 e 7/7.

Dunque, per approfondire al meglio la conoscenza di band, dischi e concerti, oltre a YouTube ci si adoperava per recuperare le preziose riviste di settore che rispondevano al nome di Sonic, Punkster, Psycho e ovviamente Rock Sound, con lo Speciale Punk che per la mia generazione è stato formativo come e più di un testo sacro.

In un paesino della provincia bergamasca con poche migliaia di anime e un’età media ben superiore ai 50 anni, i miei coetanei che condividevano i miei stessi ascolti e le mie medesime passioni molto probabilmente i Lagwagon non sapevano neppure che faccia potessero avere, né tantomeno da dove provenissero.

Il veicolo erano i dischi, i pezzi, i testi, le canzoni, che dal basso contribuivano a creare le fondamenta di un underground per pochi, ma di sicuro spessore e pieno di partecipazione mista a curiosità di sapere, vedere e fondamentalmente esserci, farne parte.

Anche per questo motivo, quando si era arrivati in prossimità della data, si parlava coi ragazzi delle Sabbie ponendo dei ragionevoli dubbi: eravamo sicuri che la capienza della “sala Rock” fosse sufficiente per la previsione di ingressi che si stava delineando?

La band avrebbe avuto uno spazio interno ma soprattutto esterno alla venue dove potersi trattenere in tranquillità, ma soprattutto in totale sicurezza?

Era il primo concerto punk di portata mondiale che si sarebbe tenuto in quel locale (non me ne vogliano tutte le altre grandi band del circuito nazionale che ci erano state o sarebbero venute lì in seguito a suonare)… è vero, alle “vecchie” Sabbie Mobili erano venuti i Vandals, quando erano ancora una band di nicchia, ma la situazione quella volta poteva deflagrare da un momento all’altro; gente stipata fino all’uscita del locale e in parte incollata ai muri senza riuscire a vedere mezza volta il palco (tra cui il sottoscritto), un casino infernale sotto e sopra il palco con gente che faceva ripetutamen te e in maniera ignorantissima degli stage-diving incuranti delle occhiate e delle spinte dei buttafuori.

Se non ricordo male si fermò anche il concerto per qualche secondo, perché salendo di corsa sul palco qualcuno sfilò un cavo da un ampli e venne meno lo strumento… insomma, tutto molto hardcore, anche troppo.

Sinceramente, vista anche la portata attuale che avrebbero avuto i Lagwagon, non mi piaceva neppure pensarci per un attimo a uno scenario simile.

La sera del concerto ero carichissimo, davvero, avevo il brivido, avete presente quella sensazione adrenalinica che capita quando si arriva sul luogo dove ci sarà uno show che si aspetta e che desideriamo veder iniziare il prima possibile ?

Se non ce l’avete presente, mi spiace, ma ve la auguro: migliore di qualsiasi droga esistente, fidatevi.

Ero sul posto con Mary, che all’epoca era la mia ragazza: la prima cosa non troppo piacevole era stata che, seppur arrivati con largo anticipo, ci fosse già una coda monumentale all’unico ingresso del locale, si entrava alla spicciolata e non in maniera troppo svelta.

Arrivati nella seconda sala delle Sabbie già in parte gremita e dopo aver contestualizzato quanta gente in fila si fosse radunata dietro di noi mentre aspettavamo il nostro turno, mi ero fatto una rapida idea e sentenziai con fermezza: “stasera c’è troppa gente”.

Cercavo di spiegare agli amici che avevo incontrato in prossimità del palco che era sicuramente positiva come risposta, ma forse c’era molta più gente di quanta quel posto ne dovesse/potesse ospitare… tuttavia, non essendo né un addetto alla sicurezza o un buttafuori né tantomeno uno dei gestori, mi tranquillizzai e, complice anche l’incontro con la gente “dei concerti” che beccavi sempre e sistematicamente quando si andavano a vedere certe band, continuai a prendermi davvero benissimo per la serata che ormai stava per iniziare.

La local band in apertura erano gli F-Ranx, un combo punk/hardcore melodico della bassa bergamasca, ricordo che quella sera alla seconda chitarra suonava con loro Dario, frontman e chitarrista dei Crancy Crock, una punk-band istituzionale nella provincia di BG in quegli anni.

Ricordo che a parte Dario mi davano la sensazione di essere parecchio tesi o comunque sotto pressione, il loro set andò via liscio ma non mi avevano coinvolto troppo, seppur suonassero davvero bene.

Ero appoggiato alla transenna, al solito, dopo aver annunciato il loro ultimo pezzo in scaletta, mi ero girato per vedere se c’era qualcun altro che conoscevo e… dietro di me c’era Jesse Buglione, bassista dei Lagwagon, un armadio con gli occhiali e un sorriso contagioso.

Ci guardiamo ma non mi riesce di dirgli nulla, poi rompe il ghiaccio lui e mi chiede: “Questi ragazzi sono tuoi amici” ?

Sì, li conosco da un po’ di tempo, soprattutto lui (indicando Dario)”

Replica di Jesse:

not bad” !

E si defila al di là delle transenne verso il backstage.

Salgono gli Uncommonmen From Mars, band francese che accompagnava i Lagwagon in quel tour europeo: credo che al tempo li conoscessimo in 5, in effetti era la prima volta che li vedevo dal vivo ma avevo recuperato qualche pezzo tramite alcune compilation punk uscite in quel periodo.

Erano piuttosto freddi sul palco però suonavano come delle furie, parlavano un inglese impeccabile ma serratissimo, il pubblico purtroppo era terribilmente provinciale e a parte muggire, ululare o l’immancabile “suona!” peraltro in dialetto locale (sùnaaa!), l’interazione stava a zero. Peccato.

Fecero un concertone.

Durante il loro set avevo visto che Jesse Buglione stavolta si era posizionato in mezzo al pubblico, con annesse partecipazioni al pogo, era veramente difficile buttare giù uno come lui.

A quel punto, le Sabbie Mobili erano stipate, tutto lo spazio era stato riempito e c’era un telone scorrevole che divideva le due sale del locale: si vedeva gente che cercava di spostarlo per continuare a confluire all’interno della nostra sala.

Era arrivato il momento dei Lagwagon: mentre sono appoggiato alla transenna che aspetto il momento fatidico, vedo passare davanti al palco i due ragazzi della security abbastanza allibiti.

Le parole che avevo sentito erano abbastanza chiare: era tutto pieno ma c’era fuori ancora gente con o senza biglietto che voleva entrare, ma ormai era impossibile.

Il concerto era ufficialmente sold-out, la capienza massima era di poco inferiore alle 300 persone ma pare che quella sera ce ne fossero circa 400.

Sale Joey Cape sul palco, barba lunga e incolta stile Tom Hanks in ‘Cast Away’, saluta con la mano e per tutta risposta dal pubblico arriva una pioggia di bestemmie… si parte.

After You My Friend’ e sembra di essere in uno stadio con 70000 persone, urla, delirio, pogo sregolato e l’impossibiliutà di rimanere ancorati in prima fila senza sbalzare da destra a sinistra.

Attaccano con ‘Alien 8’ e succede quello che non dovrebbe succedere e non vorresti mai che succeda a un concerto: si sganciano le transenne, escono dai supporti fissati sul pavimento e cadono in avanti.

Io sono lì, succede in una frazione di secondo ma hai dietro la spinta di decine di persone, non riesci a toglierti: finisco per terra con le ginocchia sulla transenna e a fianco a me c’è chi ci è arrivato di faccia, si sono sganciate praticamente la metà delle transenne presenti sotto il palco.

Pochi secondi, riesco a alzarmi e mi giro, mi tendono un braccio, lo afferro e ci tiriamo su in tre con effetto domino: quel braccio è di Jesse Buglione che con un salto è sceso dal palco, ha teso la mano a noi e nell’altra teneva il basso.

Chris Flippin era girato di spalle e finchè non si era fermato Dave stava ancora suonando, subito dopo Joey stava parlando al microfono raccomandando di stare tranquilli e non agitarsi prima di sistemare la situazione… devo dire che era visibilmente preoccupato.

Tra l’altro era stato anche un dejà-vù: nel 1999 all’Aquatica, infatti, proprio durante un concerto dei Lagwagon (in apertura Bouncing Souls e Avail) erano venute giù le transenne a causa della ressa, anche in quell’occasione Joey (coi capelli rosa) si era messo a parlare con il pubblico cercando di tranquillizzare tutti… e finì con molta gente a lato palco fino alla fine dello show.

Qua la situazione era diversa, c’era stata una tensione indescrivibile, il concerto riprese dopo alcuni minuti ma tutti, dai buttafuori ai dj del locale, erano visibilmente tesi e ci si era resi conto di aver fatto entrare troppa gente.

Per fortuna, alla fine del concerto avevo avuto la fortuna e la possibilità di scaricare tutta quella tensione, infatti con la scusa della necessità di avere un “runner” per la band mi ritrovai in mezzo.

Dopo aver procurato un brick da litro di succo al pompelmo a Dave (non mi sono mai voluto porre domande in merito), sul retro del locale ci si era ritrovati a fare due chiacchere con Jesse, che ovviamente avevo ringraziato apertamente per l’aiuto; sbucò dal nulla anche Joey Cape, per fortuna Jesse era oltremodo ciarliero e andava come un fiume in piena con tutti, quindi non avevo dovuto rompere il ghiaccio con il Caper (edit: forse non ce l’avrei mai fatta), così per cinque minuti io e Joey ci ritrovammo a parlare insieme dei Circle Jerks e di quanto ‘Group Sex’ fosse uno dei miei dischi hardcore preferiti e di quanto fosse il suo preferito in assoluto, come due vecchi amici fuori da un pub.

Happy ending totale, ritorno a casa con occhi a cuore, ma diciamocelo: solo poche ore prima me l’ero vista abbastanza brutta…

Koppo

 

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