Draw Power-intervista a Riccardo Bucchioni

Draw Power-intervista a Riccardo Bucchioni

Si torna a Las*Pezia per un altro pezzo da novanta della punk rock art: Riccardo “Bucchio” Bucchioni, fantastico disegnatore e vero punk rocker!

-che cosa c’è scritto sulla tua carta d’identità alla voce “professione”?
La mia carta d’identità è molto vecchia, ma dice “disegnatore”.. che mi è costato mille domande dall’omino dell’anagrafe del tipo “disegnatore navale? disegnatore tecnico?” che poi non so nemmeno se sia una dicitura corretta…

-Arturo Vega o Jamie Reid?
Facendo anch’io collage e decollage dovrei dire Jamie, ma sono molto più legato al logo dei Ramones quindi dico Arturo.

-Che disco hai comprato solo perchè ti piaceva la copertina?
Appetite for Destruction dei Guns’N’Roses, solo che poi mi è piaciuto anche il disco…

Qual’è il disco con la copertina più brutta che possiedi?
Temo parecchi… ma una che mi fa proprio “star male” è quella di un cd di cui ho curato l’impaginazione.. il gruppo aveva tutte le grafiche, ho solo messo i titoli e poco altro, c’è una donna di profilo con dei fiori, ma tutto disegnato malissimo e con colori discutibili.. non l’ho mai tolto dal cellophane, penso sia roba psichedelico/fricchettone. Il nome non ve lo dico, fate una caccia al tesoro.

 

-Tutti i gruppi all’inizio si rivolgono a “un cuggino (con due G) che fa il grafico”. Tu quanti cuggini hai? Raccontaci come sei passato da dare favori agli amici a fare i big money?
Di primo grado nessuno, e comunque a nessuno di loro servirebbe una grafica hahaha.
I miei cuggini , che poi sono soprattutto cuggine sono figli/e dei cugini dei miei genitori, non penso interessi a nessuno, ma devo rispondere ad una domanda precisa. E sono molto preciso.
I big money (se possiamo chiamarli big money) li ho fatti ben poche volte, però una di quelle un sito di t-shirt che mi aveva preso un design ispirato a Ghostbusters ha venduto più di mille magliette in un giorno. E mi dava un dollaro per ogni maglietta venduta. Fosse sempre cosi’…

-Riusciresti a definire in poche parole il tuo “stile”?
“Carinerie mostruose
” oppure “digestione lenta”.

-Come nascono i tuoi progetti? Parti da idee che hai già in testa? dal colloquio con la band? è un’unione di intenti?
I miei progetti personali nascono un po’ per caso, parto da un’idea poi lavorandoci evolve (o involve) in altro. Per quando riguarda le grafiche delle band chiedo sempre a loro se hanno un’idea o un qualcosa da cui partire, se vogliono dare risalto ad un testo di un pezzo o cose così, mi faccio mandare i pezzi per avere un’idea dell’atmosfera del disco, faccio mille domande per creare la miglior sintonia possibile. A volte pure troppe domande, me ne rendo conto, ma del resto sono famoso per essere un rompicoglioni. Penso sia fondamentale un “gioco di squadra” con la band in modo che, anche se devo disegnare qualcosa che non sposo al 100% , si riesca a tirare fuori una cosa che accontenti tutti al massimo. Poi come in tutti i campi non sempre riesci, ma ci si prova.

Da dove nasce la tua passione per il punk rock, quali sono le tue band preferite; frequenti i concerti?
Sono sempre stato un grande appassionato di cinema e di fumetti, con una passione particolare per i film americani anni ‘80 , per le pellicole in bianco e nero dei “film di mostri” e tutto quell’immaginario anni ‘50 da Happy Days alla fantascienza “ingenua”.
Ho conosciuto Andrea e Manuel dei Manges tramite un amico comune, un ragazzo punk che faceva una fanzine, ci siamo subito trovati in sintonia e chiacchierando ho scoperto che esisteva un genere musicale che “parlava” delle cose che mi piacevano, da lì è stato tutto in discesa.
In realtà avevo già qui e là delle cassette con del punk rock essendo stato uno skater, ma ignoravo fosse “punk rock”, per me era, assieme al rap ed al metal, “musica da skate” e all’epoca ascoltavo veramente di tutto, dalla musica dance al dark/new wave. Diciamo mi è andata bene così.
Concerti ne ho visti un sacco da metà a fine anni ‘90, i gruppi Lookout praticamente tutti, i Manges li seguivamo praticamente dappertutto, poi frequentando la Skaletta ed avendo lavorato per anni allo Shake ne ho visti a centinaia.
Ad oggi non mi sbatto più tanto per i concerti, ma vado volentieri per incontrare vecchi amici e forse mi godo più le chiacchierate e le birrette che il concerto in sé. Sarà l’età.
Comunque sono riuscito a vedere i Ramones e gli Screeching Weasel quindi sto a posto così.
Gruppi preferiti tanti, anche non punk rock (sacrilegio!) , a parte Ramones, Screeching Weasel, Riverdales (i classici diciamo) mi piacevano un sacco i Sonic Dolls, i Lillingtons, Groovie Ghoulies (mi scrivevo con Kepi via posta nei ‘90) , i Crumbs avevano fatto un disco super, poi Buddy Holly, re Elvis ma anche Beastie Boys, Public Enemy, Run Dmc, altri millemila. Non ho mai amato particolarmente i Nofx.

L’approccio punk rock al tuo lavoro rimane legato a quando lavori con band o fanzine oppure lo riporti a tutto il tuo mondo lavorativo? E in che modo (visto che presuppongo la risposta sia si)?
L’approccio lavorativo che ho alla fine è come sono io temo, un misto di organizzazione maniacale e di confusione totale, ore in cui vegeto e poi magari lavoro 12 ore di fila su un progetto… oddio forse è un approccio punk rock, sì, ma non posso relazionarmi ad un logo per un panificio nello stesso modo in cui mi approccio alla copertina di un disco punk anche se, dipendesse da me, metterei i mostri anche nel logo del panificio.

Sei arrivato a lavorare con tantissime band, ma ovviamente quella che più ci interessa sono gli Screeching Weasel, raccontaci un pò come è nata la collaborazione e qualche retroscena (se si può) del lavorare insieme ai “nostri eroi”?
La collaborazione con gli Screeching Weasel è nata un po’ per caso: quando i Manges sono andati a registrare Bad Juju in USA avevano una data con i Riverdales ed hanno chiesto ad un tot di amici grafici di fare delle prove per il poster del concerto che poi sarebbe stato stampato etc.
Ho mandato un paio di prove e alla fine hanno scelto uno dei miei. Dopo il concerto Ben ha chiesto a Mass un mio contatto per future collaborazioni e da lì è nato tutto. All’inizio ero in contatto con quello che ai tempi era il manager, ora mi scrivo direttamente con Ben e poi passo attraverso i vari responsabili (merchandise, poster) per la fine del lavoro.
Grossi aneddoti non saprei, sia Ben che io siamo abbastanza “noiosi” sul lavoro, nel senso che andiamo al punto con zero cazzeggio, poi di solito sono scambi molto veloci e poco più, pero’ quando hanno suonato al Bayfest la band mi ha accolto benissimo e mi hanno trattato come se fossi uno di loro, incluse le birre gratis, il batterista mi ha mostrato la sua collezione di miei poster e cose così, è stata una bella soddisfazione anche conoscere finalmente Ben Weasel di persona. Se pensi mi sono tatuato il loro logo a 20 anni è stata un po’ la chiusura del cerchio.
Altre cose simpatiche: mentre scriveva Baby Fat mi mandava email per sapere se erano corretti alcuni termini in italiano e per avere traduzioni di testi di opere liriche, una volta abbiamo fatto una lunga chiacchierata su skype in cui mi ha demolito tutto l’immaginario che avevo io dell’America.
Ah, Ben è l’unico americano che pronuncia in modo giusto il mio cognome.

Il tuo immaginario è spesso legato a mostri, personaggi di film, fumetti o cartoni: personaggi che in un certo senso appartengono appieno al mondo del punk rock. Ci sono altri riferimenti che potresti citare che hanno contribuito alla tua crescita come artista?
Sono sempre stato molto curioso, quindi mi sono appassionato a molte cose diverse nell’arco del mio “percorso artistico”, oltre a quelli che citi tu, altri riferimenti che mi hanno condizionato (e rovinato la vita hahaha) come artista sono state le grafiche skate e surf degli anni ‘80, soprattutto quelle di Jim Phillips ed in generale la “cultura skate” anche come colori e impostazione grafica;
i graffiti (sono stato anche un “writer” nei primissimi anni ‘90) e la street art in generale, soprattutto lo “stickering” e tutto il mondo degli adesivi, i collage e le fanzine ed i poster fatti con i ritagli, la Lowbrow Art americana, ma anche artisti più “classici” come Magritte, Lichtenstein e Rotella, poi la Marvel, Jacovitti, Andrea Pazienza, Charles Burns, Daniel Clowes e molti altri.
Ultimo ma non meno importante tutto quello che è legato alle grafiche per t-shirt, oggetto per cui ho da sempre un culto e di cui possiedo una vasta collezione.

 

-Suppongo che tu abbia avuto diversi “maestri” o punti di riferimento, potresti raccontarci un “incontro” che ti ha cambiato la vita?

A livello artistico sicuramente due : Catia, la mia professoressa di arte delle scuole medie, che mi ha sempre spronato a disegnare/dipingere e mi ha insegnato le basi di tutte le tecniche con cui ho provato a cimentarmi negli ultimi quarant’anni, dal collage all’acquerello, alla china con pennello e pennino, passando per gli stencil ed il decoupage. Siamo ancora in contatto e se ci incontriamo potremmo andare avanti per ore a chiacchierare su tutto.

L’altro è Riccardo (che tra le altre cose è l’ex marito di Catia), storico grafico spezzino e grande appassionato di cinema e musica, mi ha insegnato molto sul “togliere” quando si tratta di grafica, su come veicolare un messaggio, sul perché “meno è sempre meglio” e tutto quello che ti serve sapere se vuoi provare ad intraprendere questo mestiere. Abbiamo fatto anche delle collaborazioni lavorative da cui ho imparato molto. Quando ero un ragazzino mi ha consigliato un sacco di film, ma soprattutto mi ha aiutato a recuperare vecchie pellicole come quelle dei Fratelli Marx o i quasi introvabili (all’epoca) horror in bianco e nero ed i cartoni di Tex Avery.

Devo citare anche Robert, un imprenditore inglese fondatore di Dudebox, una casa di produzione di designer toys ora chiusa, che aveva prodotto dei toys in vinile con anche alcune mie grafiche.
Mi ha fatto provare come ci si sente ad essere un artista “importante” durante il “launch party” dei toys in quel di Londra.

-Qual è stato il progetto che ti ha dato più soddisfazioni? E quale quello a cui sei più legato?
Ce ne sono parecchi! Forse quello che mi ha dato più soddisfazione è la rivisitazione del logo degli Screeching Weasel, quello “teschioso” con le ossa incrociate. Era stata una mia idea nata veramente per caso e sapevo che non sarebbe stato facile andare a toccare qualcosa di sacro come il loro logo che usano dall’86.. quindi con basse aspettative l’ho proposto ed incredibilmente Ben lo ha accolto con tantissimo entusiasmo. Potrebbe bastare questo, ma vedere quella maglietta in un sacco di foto su internet o di persona ai concerti è una bella soddisfazione, come vedere che c’è gente che si è tatuata quel logo.

I progetti a cui di solito sono più legato sono soprattutto le cose più “personali” , anche perche’ non hai dritte da altre persone che ti commissionano qualcosa, è tutta farina del tuo sacco. Quindi per come sono fatto io, che dopo 10 minuti che ho finito una cosa già non mi piace più e la vorrei rifare da zero, è sempre l’ultima cosa che ho fatto. Direi quindi le illustrazioni della mia mostra “Teenage Freakshow” che ho esposto a Roma e alla Spezia un paio d’anni fa. Direi che dentro c’è un po’ tutto quello che mi ha influenzato durante gli anni. Ma se mi rifai questa domanda tra un mese forse risponderò in modo diverso.

-Qualcosa di nuovo “bolle in pentola”?
Ah cazzo il minestrone! Aspetta che spengo il fornello se no mi va a fuoco la casa!!
A parte gli scherzi, a breve uscirà l’ LP di Elli DeMon per Area Pirata e di cui ho curato la grafica (non le mie “solite cose”, ma è stata una bella esperienza) , sto lavorando alla copertina dei Ratbones e a nuove grafiche per la Skaletta, poi altre robe sparse ma ancora in via di definizione.
Vorrei anche riuscire a confezionare una fanzine che raccolga un po’ dei miei collage digitali, visto che mi diverto molto a farli e mi piacerebbe vederli stampati.
Torno al minestrone.

Grazie per il tuo tempo, ovviamente sarai ricompensato con un enorme bonifico!
Grazie a te e a chi leggerà l’intervista! E scusate se sono andato un po’ “lungo”…
E grazie per il bonifico ovviamente! Chiamo subito per prenotare una Lamborghini Countach rosa di cui poi ti manderò la foto! Gabba Gabba Hey!

Grazie a Riccardo, se volete dare un occhio alle sue fantastiche opere

https://www.instagram.com/riccardobucchioniart/

Il solito grande grazie a el Chorizo per l’appoggio e il sOpporto.

27Tommy

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