I-DAYS FESTIVAL GREEN DAY – WEEZER – AMYL AND THE SNIFFERS @ Ippodromo Snai (Milano)

I-DAYS FESTIVAL GREEN DAY – WEEZER – AMYL AND THE SNIFFERS @ Ippodromo Snai (Milano)

Premessa: se al carrozzone degli I-Days 2022 non fossero stati in cartellone gli Weezer, il sottoscritto non avrebbe partecipato all’evento.

Scottatissimo e non poco dal noiosissimo ultimo tour tenuto in italia dai Green Day a Monza nel 2017, infatti, l’annuncio della loro data al tempo (già perché qua si parla di biglietti presi in prevendita nel DUEMILAEDICIANNOVE per un evento rinviato ben due volte causa emergenza Covid), sinceramente non mi aveva esaltato, al contrario della conferma della ciurma di Rivers Cuomo, in ciò che si prospettava come un Hella MegaanzinoMini Tour in terra italica (che fine abbiano fatto i Fall Out Boy, francamente lo ignoro).

Sinceramente, dopo due anni e mezzo con un biglietto parcheggiato nella libreria per un concerto che fino all’ultimo poteva essere rinviato di nuovo se non annullato definitivamente, anche l’impatto emotivo ne ha risentito: sto davvero tornando a vedere i Green Day dopo quel circo messo in piedi a Monza, peraltro ESATTAMENTE 5 ANNI FA ?! (coincidenza pazzesca)
Ho veramente voglia di farmi qualche chilometro a piedi, controlli vari, sauna perpetua e digiuno (col cazzo che li uso i token, preferisco una rapina a mano armata, alla vecchia come si faceva una volta) per dovermi sorbire 15 minuti di ‘eeeeeeeeeeeooooooooooooooooooooooooooooooooo’ sotto quella che all’uscita di ‘Nimrod’ era una delle mie canzoni preferite (King For a Day) e ora invece mi fa venire l’orticaria da quanto sia prolissa e infinitamente infinita ?

Se a una certa dovesse partire ‘21 Guns’ e tutti innalzassero al cielo telefoni, tablet, pc, telecamere, GoPro, maxischermi al plasma o droni, ho l’autocontrollo necessario per evitare di ammazzare qualcuno ?
Tutte queste domande mi devastano.

Fatto sta che parto con l’amico del cuore Joe e, appena parcheggiamo in zona ippodromo (600 metri dall’ingresso, recita Google Maps), ci raggiunge un’altra auto da cui scendono altre due vecchie conoscenze: il Pez e la Vali.
Ovviamente, se per caso ci fossimo dati appuntamento lì a quel’ora, col cazzo che sarebbe riuscita così perfettamente.
Una volta entrati e accomodati in zona Golden Circle (che a me continua a sembrare un nome da privèe di uno strip club del Nevada, ma tant’è), ci rendiamo conto di una cosa: la vivibilità.
Si sta larghi, fa caldo ma si respira, non siamo accalcati.

Al di là del pit, invece, la gente sta già iniziando a schiacciarsi tra le transenne e sono solo le 16.30, le ostilità saranno aperte da Amyl And The Sniffers almeno tra due ore.
Non voglio pensare cosa hanno visto/sentito e soprattutto quanto hanno “preso” dal concerto quelli che alle 22.00 si trovavano in fondo, là fuori.
Come minimo a 300 metri dal palco.
Follia.

Prima di andare a fare la recensione delle singole band, vado coi miei Pro e Contro di location e pubblico:
Pro: come già detto, la vivibilità del pit con due bar su entrambi i lati del palco comodamente raggiungibili, anche durante le battute finali del concerto si riusciva comodamente a passare da un’estremità all’altra del settore senza scomporsi.
Contro: non tanto la gestione a token, che avrebbe anche senso, ma il ricarico economico: pacchetto da 5 token a 10 euro, considerando che una birra media (0,3 manco 0,4) ne “costava” 4 e l’acqua 1,5 (insisto a dire che l’acqua, in eventi monumentali come questi, dovrebbe essere gratuita e facilmente raggiungibile per tutti, facendola distribuire in giro dagli addetti).

L’80% del pubblico, fanbase sicuramente devota ai Green Day, ma francamente (considerata anche l’età media sui 25) apatico, statico, tutti a filmare filmare filmare taggare videochiamare messaggiare whatsappareMACHECAZZOSTATEFACENDO? State a casa.
La maledizione del benessere, come dicevano i Sottopressione.
Per fortuna nelle prime file anche se sembrava di entrare in un negozio della Apple, almeno i fan erano vivi e le cantavano tutte.
Vabeh dai quasi tutte.
Forse solo i singoloni.
No, solo quelle da American Idiot in poi.

Andiamo ora ai concerti, pronti, via
AMYL AND THE SNIFFERS:
arrivano sul palco degli I-Days con alle spalle un hype devastante, assieme a Fontaines DC e Viagra Boys credo uno dei più alti dell’ultimo lustro.
Primi 3 pezzi: oh yeah, ci sanno fare.
Dopo 5/6 pezzi: oh lei comunque spacca, ha le palle.
Ultimi 2 pezzi: oh vado un attimo a prendere da bere che tra poco inizia il casino.
Finiscono: a che ora attaccano gli Weezer ?
Sincero, my 2 cents: se un’altra band come loro fosse passata dal FOA Boccaccio a Monza o dal Biko a Milano un mercoledì sera qualunque a 10€ di ingresso, non avrebbero fatto più di 25 persone.
Sanno suonare? Sì, compitino, lineari, quello che devono fare.
Ripetitivi, essenziali, scontatissimi, con una frontwoman che sta sopra tutto e tutti a fare la rocker.
Tutto già visto, già sentito, purtroppo tolti due brani neanche riesco a ricordarmi dei pezzi già dopo 3 minuti che se ne sono andati.
Spiaze.
Da rivedere in un club indoor con pochi intimi, forse si coglierebbe qualcosa in più e si potrebbe rimanere maggiormente coinvolti dal loro live act.
HYPE HYPE HURRA’

WEEZER:
nel pubblico dell’ippodromo siamo divisi in tre categorie: chi li ha visti a Milano nel 1995 (pochi), chi li ha visti 3 anni e mezzo fa a Bologna (pochi, tra cui il sottoscritto), chi non li ha mai visti (credo un buon 90% dei presenti).
Gli Weezer se non li hai mai visti ti coinvolgono, quando sparano quei maledetti 4 singoloni d’oro (Undone, Say It Ain’t So, Hash Pipe e Buddy Holly) in un certo senso ti hanno già fatto “quello che dovevano fare”.
Sapete cosa ? Io sono rimasto delusissimo.
Una band in primis con una defezione, ma di quelle che si fanno sentire: alla batteria non c’è Pat Wilson, artigiano della qualità e del gusto, sostituito da Dave Elitch, ex Mars Volta, sicuramente non il primo che passava … eppure … quando un batterista non entra “dentro” i pezzi che sta suonando, il distacco tra i membri della band a me sembra inevitabile.
Rivers Cuomo secondo me si era appena svegliato, atteggiamento da enorme musicista nerd e cazzone quale è, ma purtroppo (a mio parere)  francamente svogliato e in modalità da timbro del cartellino.

Visti tre anni prima a Bologna, forse con suoni meno pieni ma con un’attitudine e una voglia di fare lo show dieci volte superiore.
Lo ammetto, ho sofferto.
Partono con ‘Hash Pipe’ e credo che niente possa andare male, poi nei primi stacchi del pezzo capisco che là dietro non c’è Pat ma c’è un altro.

Tutta un’altra camminata, mi spiace, erano il motivo scatenante della mia presenza oggi, sono stati la delusione della giornata.
E poi, diciamocelo: se vado a sentire gli Weezer passi ‘Africa’ dei Toto, ma sinceramente di sentire una versione da teen band liceale di ‘Enter Sandman’ dei Metallica a me non frega un cazzo, signor Rivers lei è un genio, ha scritto ‘Don’t Let Go’, ‘Photograph’, ‘In The Garage’, non mi proponga una cover dei Metallica.
Momento più triste della mia giornata.
CRY ME A RIVERS

GREEN DAY:
sappiamo benissimo che sono tutti qua per loro, dalle tre generazioni che partono dai 13 anni e arrivano ai 50 nelle prime file, fino ad arrivare a quelli che probabilmente li hanno sentiti dai tornelli della metro di Lampugnano.
Sono stato contento per il successo che hanno avuto e che li ha portati a questi livelli, da fan della prima ora soffro queste location rispetto ai palasport o ai Bloom del caso, ma tant’è basta con i momenti OK BOOMER.
I momenti straccia palle per uno della vecchia scuola come il sottoscritto tuttavia sono parecchi: l’intro con Bohemian Rhapsody che continuo a reputare inspiegabile, poi il mash-up con I Love Rock’n’Roll e Blitzkrieg Bop che non apprezzo ma riesco a contestualizzare già di più, per un totale (cronometrato) di 13 minuti, tempo in cui secondo me i Circle Jerks quest’estate al Bay Fest potrebbero aver già fatto metà concerto.
It’s nazionalpopolare, baby.

Entrano in grande spolvero e si comincia, riff serrato (non serratissimo …) di American Idiot e si parte.
Billie Joe ha rimesso su qualche chilo ma rimane il solito piacione nonché frontman da spavento nonché icona del punk californiano anni 90, purtroppo ci sono momenti in cui mi viene da pensare che forse questo è ciò che hanno inseguito ma avrebbero potuto/voluto restare forse qualche gradino indietro in una ipotetica scala del mainstream …
Fanno il “solito vecchio show” e dopo due anni e mezzo di attesa mi va anche bene, i soliti “eeeeeeeeeeeeoeoeoeooeooeoeoeoeoooooooooooo” sono meno reiterati e non posso che goderne, sono come al solito una band impeccabile e infallibile dal vivo: non ce n’è, possono non piacere e discograficamente io stesso che sono fan ho smesso con la trilogia, ma sopra il palco difficilmente oggi abbiamo una stadium rock band con la stessa energia diluita in così tanto tempo.
Dato di fatto.
Certo, poi fanno ‘Brain Stew’ e anziché attaccare con ‘Jaded’ inizia ‘St.Jimmy’ e vorresti non averli mai ascoltati, poi ti mettono in scaletta ‘Waiting’ e tutto torna perfettamente bilanciato come dovrebbe essere.

Sono nelle prime 6/7 file decentrato sulla destra ma quando parte ‘Nice Guys Finish Last’ (che è il loro pezzo migliore ever) mi catapulto estasiato ritrovandomi in seconda fila prima che BJ inizi a cantare la prima strofa.
Lì capisco che per molti dei presenti è strano che qualcuno cerchi non soltanto di spingere o infilarsi davanti, ma addirittura di muoversi.
Poco male, il concerto coinvolge e mi ritrovo a fianco Guly e Antonio, altri due carissimi amici.
Poi, sul più bello, parte ’21 Guns’ ed è subito meme di Tre Uomini E Una Gamba dove Giovanni dice a Giacomo “Dai su, andiamo via”.
Alla fine di ‘Jesus Of Suburbia’, penultimo pezzo prima del finale con ‘Time Of Your Life’, BJ deve cantare le ultime due strofe prima dell’esplosione finale del brano.
Si ferma, non la prende, si copre il volto.
Sta piangendo.
Sta piangendo?
Si è commosso.
Si è commosso?
Non credo.
Secondo me abbiamo rischiato di vedere uno “sciupun” di Billie Joe in diretta, era talmente carico emotivamente che secondo me per un attimo gli si è chiuso tutto.
Momento durato un paio di minuti buoni, tutto l’ippodromo quasi in religioso silenzio, anche se quasi tutti hanno pensato che si sia commosso.
Emozione totale, sul finale ma non solo.
Hanno fatto lo show, un grande show.
E di questi tempi, dopo quegli altri tempi appena trascorsi, è una cosa che rasserena il cuore e l’anima.
Anche se credo sia stata l’ultima volta che sono andato a vederli dal vivo.

Koppo

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