Bad Religion+Rumjacks @Alcatraz (Milano)

Bad Religion+Rumjacks @Alcatraz (Milano)

Riassunto in una scena della serata di ieri: Danilo di Friday in Punk (ormai onnipresente tanto da avermi convinto sia stato dotato del dono dell’ubiquità tipo San Francesco) che, a fine serata, mi viene incontro e, ancora visibilmente emozionato, mi dice “il più bel concerto della mia vita“. PUNTO. Nulla da dire. Questo è il livello che si è toccato ieri sera. Pelle d’oca.

Se ieri non c’eri ti dovrebbe toccare tipo una penitenza riparatoria: chessò; dovresti ascoltare per intero Suffer per due mesi di fila; oppure mettere la maglietta col crossbuster ogni Martedì per due mesi; oppure cantare in faccia alla vicina rompiscatole il coro di come join us finchè non chiama gli sbirri….boh. Non esserci stati ieri sera è tipo un peccato mortale. Però raga, non tutto è perduto: c’è ancora il Bay Fest per rimediare….fate voi!

Diamo però una forma al report….Partenza prestissimo da Renate, col carichissimo Skalos che è un mesetto che mi pressa per esserci (e che io, da buon bastardo, ho fatto finta di non assecondare, scusa Ale!). Morettozze d’ordinanza (vetro yes!) e novità di un paio di Campari alla goccia. Arriviamo all’Alcatraz per le otto (!), qualche problema di parcheggio per noi campagnoli ed entriamo.

Cazzo, nonostante la partenza più veloce della storia (soprattutto per un ritardatario cronico come Skalos), i Rumjakcs sono già tipo a metà set. Che peccato! Cazzo ragazzi, bello che i concerti inizino (e finiscano) ad un orario decente ma ultimamente si esagera davvero. Mettere in scaletta i Bad Religion alle 21.15 vuol dire che il povero gruppo-spalla suonerà in una sala mezza vuota: non ne capisco il motivo…

In realtà per fortuna sotto il pit c’è già un buon numero di persone (nulla a che vedere col delirio che si creerà un’oretta dopo) e i Rumjacks si stanno già dando da fare. Ammetto la mia ignoranza per il gruppo e una discreta orticaria verso l’irish punk, ma nessun sano di mente non potrebbe dire che i cinque folk punkers non spacchino il culo. Bel tiro, bell’alternanza di voci tra l’enorme bassista e lo smilzo cantante/pifferaio. Banjo in prima linea e batterista dalla gran pacca. Il seguito di pubblico è ottimo, con un buon pogo che si sviluppa sotto il palco.

Ma quale palco?

Decisione inconcepibile di far suonare i BR sul palco laterale e non su quello centrale, tra l’altro chiuso con un mega tendone che spezza a metà l’intera sala. Ovviamente si creerà un imballamento in zona bar/sopraelevata che poteva essere facilmente evitato. Forse qui bisognerebbe spiegare ai promoter che ormai guardare le prevendite di un evento non è più indicativo di quanta gente possa esserci. Dopo due anni di pandemia, di spettacoli ri-ri-rimandati, e magari annullati, molti (tipo io) non rischiano più di prendere la prevendita ma vanno in cassa direttamente il giorno del concerto … occorre un modo diverso per ipotizzare quanta gente ci sarà, altrimenti si creano disguidi (remember Punk in drublic tour?)

Qualche minuto per il cambio palco, due chiacchere con Ale e Stefano di Granozero (ormai consegneranno cibo d’asporto fuori dai concerti…) e ci siamo!!!

Il locale è imballatissimo, con gente stipata che ha preso d’assalto la zona rialzata del bar, e quella ancora più rialzata (e mai notata) di una specie di ponticello sopra il bar.

E inizia…l’Armageddon! 

La partenza è un cazzo di pugno in faccia che sveglia il pubblico come una doccia gelata. Violentissima. Si iniza con Generator, vero cult della band, di solito ultimissima in ogni scaletta dei BR. Che cazzo dire: è davvero uno schiaffo che mette tutto in chiaro. Tipo: “Raga, non siamo qui per scherzare!” oppure “ieri sei andato a sentire gli Offspring? Coglione, adesso ti faccio vedere io come si fa il punk rock!“.

Inizio così violento, sorprendente e potente che molti non se l’aspettano e il pogo è ancora timido, quasi impreparato a questo colpo da KO al primo secondo di match.

E il seguito? Cazzo ragazzi, i pugni in faccia si susseguono all’infinito per tutta la sera. Recipe for hate, man with a mission, punk rock song(!) e la fantastica Los Angeles is Burning. Figa in quattro canzoni la storia di 40 anni di punk rock! Ma checazzo: altro che pelle d’oca! Non ho parole! Fantastico!

Se i Nofx recentemente avevan scelto una scaletta con delle chicche da intenditori e senza alcuni cavalli di battaglia, qui la scelta (complice ovviamente il fatto che si festeggino i 40 anni della band) è opposta. Tutte le hit, la storia, non vi faccio mancare nulla!

E il pubblico, ripreso dall’iniziale sberla, si emoziona e risponde -presente- all’appello con un sigalong da brividi e un gran bel pogo che mi porta a innumerevoli stage diving e a vedere il sudatissimo Skalos a petto nudo (che schifo!)

Via una dopo l’altra Suffer, Come Join us, Fuck you, Only gonna die, col professor Greg e le sue cazzo di mosse di chi ti sta insegnando la lezione (mentre ti urla in faccia come join us ohhh ohh ohhhh), Jamie Miller che si confema un vero martello pneumatico, un Brian Baker sempre perfetto, un Jay Bentley un pochino sottotono per interazione col pubblico. Ma che cazzo puoi dire a Jay, carisma allo stato puro anche con quell’orrenda camicetta bianca smanicata. E poi…scusate ma proprio non lo reggo, Mike “Cult”, precisissimo, vero, ma inguardabile: inizia il set vestito con un giaccone invernale come se fossimo in Alaska e non a Milano nei giorni più caldi dell’anno più caldo del millennio; poi se lo toglie e …. peggiora, con una camicia tipo zebra-tigrata gialla (e il solito cazzo di foulard) … scusate ma davvero fuori luogo.

Nel frattempo il set prosegue con brividi ad ogni nuovo pezzo, chiedendosi ogni volta che cazzo si inventeranno questi veri e propri professori per dare ripetizioni a noi alunni che pendiamo volenterosi dalle loro labbra. Do what you want. Paesia! Anesthesia, Atomic Garden: che tiro!, You….infected che fa cantare tutto l’Alcatraz. Non potete capire! e poi??? Sorrow….Sorrow in mezzo alla scaletta, così, quasi a cazzo: che sberla! Ovviamente è un singalong continuo. La vecchia ed incredibile Conquer the world, cazzo ragazzi, il mondo è davvero vostro! e 21st century digital boy, ma che pezzi avete?

Quando i cinque escono ormai siamo all’estasi, manca solo American Jesus….eccola: puntuale e ormai quasi superflua (bestemmia!), si chiude con Fuck armageddon this is hell.…mai parole più profetiche, siamo nel caldo e nel sudore dell’inferno, ma grazie che ci avete portato qui! Pelle d’oca e occhi lucidi!

Chiudo dicendo che se un paio d’anni fa mi avessero detto che nel giro di un mese sarebbero passati per l’Italia NOFX, Penny Wise, Pulley, Good Riddance, Green Day, Lagwagon, Offspring e Bad Religion non ci avrei mai creduto.

Ovviamente bisognava fare delle scelte. Se non avete scelto i Bad Religion avete sbagliato. Di grosso. I professori danno ancora la paga doppia a tutti gli allievi. Come sempre.

27tommy

Scaletta:

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