VERBAL ABUSE + HUMAN OBLITERATION + EDDIExMURPHY @ GRIND HOUSE CLUB (Padova), 15/07/25

VERBAL ABUSE + HUMAN OBLITERATION + EDDIExMURPHY @ GRIND HOUSE CLUB (Padova), 15/07/25

Esiste la logica.
Esiste la razionalità.
Ma, per fortuna, a scombinare e movimentare gli standard delle nostre vite, tanti anni fa è arrivato l’hardcore.

Per quale ragione due persone, amiche di vecchia data, che per varie peripezie non trascorrevano una serata insieme da quasi sette anni, dovrebbero decidere di prendere l’auto alle 18:00 di un normalissimo (se non addirittura anonimo) martedì di luglio, con una giornata lavorativa di otto ore alle spalle e già svariati chilometri macinati sulla tragica tratta MI/MB… per andarsene a Padova?
Chi te lo fa fare?
L’hardcore.

Perché esiste la logica, ma esistono anche i segnali del fato, esistono le coincidenze che ti fanno pensare “allora ci dobbiamo andare”.
E’ andata più o meno così: i primi di luglio mi ero imbattuto casualmente in una locandina durante uno “scrolling” notturno sui social.
L’autore del post era Lorenzo Lorini, membro dei MiliziaHC nonché testa pensante dietro al Grind House Club, locale di Padova.
Sulla locandina, uno dei loghi iconici dell’hardcore punk, con quella faccia bianca sofferente che si attorciglia con la V e la A su sfondo nero: Verbal Abuse!
Cosa avevo sullo stereo in quel momento? Che ci crediate o no… stava girando “Divine Intervention” degli Slayer.
Era un segnale. Allora ci dobbiamo andare.

All’inizio di settimana scorsa, il mio carissimo amico di cui sopra, Marcello (storico collaboratore/organizzatore di concerti/driver e chef vegano per molti anni e svariati eventi al Boccaccio, al T28, al Cox e in tanti altri spazi analoghi tra Milano e la Brianza), pubblica sullo stato di Whatsapp una locandina di un concerto visto a Berlino esattamente 35 anni prima: sì, era il concerto in cui vide per la prima volta i Verbal Abuse.
Correlando il fatto alla data imminente di cui avevo appena preso conoscenza, passo a un rapido scambio di battute con lui e… in realtà Marcello viene a sapere da me, a meno di una settimana dall’evento (targato Padova Hardcore), che i Verbal Abuse verranno in Italia!
“No Ricky… ALLORA CI DOBBIAMO ANDARE”.
Così sia.

Partiamo alle 18.00 e una manciata di minuti dopo le 20 siamo sul posto.
Il locale si trova all’interno di un piccolo complesso industriale, in una via piena di capannoni, garage e piccoli complessi commerciali.
Appena scendiamo dall’auto riceviamo dritta in faccia la pettinata del volume “live” della musica, qualcuno sta facendo dei suoni e diventiamo come Nicolas Cage nel meme di Con-Air, quando riceve la luce del sole e l’aria fresca per la prima volta dopo tanto tempo.
Il suono arriva da una piccola stradina chiusa, delimitata da una ringhiera su due lati e da un capannone sull’altro… in buona sostanza è una angusta area di parcheggio dove forse ci possono stare 3 o 4 automobili in fila, oppure un paio di furgoncini.
Il palco? E’ alla fine della stradina, tra le due ringhiere, anzi E’ la fine della stradina tra le due ringhiere; tutto in terra, sopra un enorme tappeto.
Io e Marcello ci guardiamo: “stasera ci divertiamo”.

In un mondo (per carità, non necessariamente quello legato strettamente alla scena hardcore-punk) fatto oramai di palchi con pit, gold, token, signori dei braccialetti e cazzi vari, quella di stasera è un ritorno alle radici sempre più necessario e fortunatamente ancora facilmente riscontrabile nelle scene locali.
L’ingresso costa 7 €, il Grind House è un ACSI quindi tocca fare anche quella tessera, niente panico, arriviamo a 17 € e credo che per tributare il dovuto omaggio a una tra le band “most influential” di almeno tre generi, si sia comunque in linea e oltremodo coerenti.
Quando entriamo è ancora troppo presto, il locale ufficialmente apre alle 21.30, ma facciamo in tempo a vedere la band che armeggia con i propri strumenti, fatta eccezione per il batterista, che dorme della grossa in bilico tra le scatole del merch e il muretto con la ringhiera.
Torniamo per l’orario stabilito e vediamo che è arrivata una piccola quantità di gente, a occhio e croce una quarantina di persone.
Entriamo per prenderci da bere e troviamo il batterista ancora dormiente, ma stavolta direttamente svaccato sul palchetto interno del Grind House.

Nel frattempo iniziano gli EddiexMurphy e devo ammettere che non essendo un fanatico del grind (eufemismo), trovo la loro esibizione divertente ma nulla più: nulla di particolarmente significativo, sono la local band (o almeno credo), fanno il loro ma sono a mio parere un po’ troppo estremi per l’idea di serata che ci si aspetta.
Il bassista ha un 5 corde per fare sempre la stessa sferragliata grind-core … e Marcello mi sussurra all’orecchio “certo che avere un bel basso a 5 corde e usarlo per questa roba è come avere la Lamborghini e guidarla solo per andare a far la spesa”.

Dopo un rapido cambio palco, ecco gli Human Obliteration, band di supporto ai VA in tutto il tour europeo; risolvono la querelle su volume e suono del basso, NON avendo un bassista.
Iper-Power-Crust-Duo con chitarra che non produce riff ma colpi di lama e batterista che sotto i 260 bpm pare sia afflitto dai sensi di colpa: che vi devo dire, caustici, violenti, irriverenti, concetto di melodia vicino allo 0 periodico ma fanno un cazzo di show coinvolgente e selvaggio.
Mettono un’ipotetica ciliegina sulla torta chiamando sul palco (ovvero a 2 metri e cinque passi di distanza) Nicki Sicki per fargli sbraitare una versione al vetriolo di “Jealous Again” dei Black Flag, purtroppo riconosciuta e cantata da troppo pochi (ve le buco quelle magliette dei Bull Brigade).

Dopo un terrificantemente-lento e caaaadenzatissimoooo cambio palco, solo ed esclusivamente colpa del batterista, cosplayer più che credibile di Flash il Bradipo in Zootropolis … ci siamo.
C’è chi in una stradina della zona industriale di Padova probabilmente stamattina sta aspettando un turno di carico con il furgone oppure ha l’automobile da far lavare, ieri sera in quella stessa strettoia stavano suonando i Verbal Abuse, signori.
Questa è la magia del punk-hardcore… hey sì una volta ho suonato lì (indicando una voragine nel pavimento e uno scantinato con i buchi sulle finestre)… invece sai qua nella zona industriale di Padova, ecco mi pare fosse lì dove c’è quella pistola a aria compressa, vicino alla sega circolare, ecco sì, lì nel luglio 2025 ho visto i Verbal Abuse in concerto!
Fanno una ventina di pezzi in 40 minuti intensi, partenza non eccezionale con un po’ di freddo nelle gambe e nell’ugola, poi il livello si aggiusta e lo show va per il verso giusto; intendiamoci, scappano via tutti su qualche finale, viene segata qualche entrata in sincrono, ma questa non è la serata gourmet, questa è la serata All You Can Eat, abbiamo fame, vogliamo godere il momento dall’inizio alla fine. Per i piatti più complessi o i palati più sofisticati, stasera a Pistoia c’erano i Queens Of The Stone Age, per dire.

Ovviamente a livello di scaletta viene saccheggiato principalmente il primo album “Just An American Band”, ma non mancano episodi dai godibili “Red, White & Violent” e Rocks Your Liver”.
Immancabile puntata al merch per accaparrarsi QUELLA maglietta con QUEL simbolo (nonostante ci fossero comunque 4 artwork diversi, tutti molto validi), per realizzare con piacere che qui a Padova stasera le magliette costano ancora 20€!
Alle 23.45 siamo già in auto, domani si lavora e siamo a due ore da casa, ma diciamocelo chiaramente: in altri luoghi e altri laghi poteva andare molto ma molto peggio, dunque un ulteriore plauso al Padova Hardcore e al Grind House per aver saputo gestire la serata anche sotto quell’aspetto, decisamente uno dei più importanti.

Koppo

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