TEN FOOT POLE – ESCALATING QUICKLY – Thousand Islands Records

TEN FOOT POLE – ESCALATING QUICKLY – Thousand Islands Records

I Ten foot pole non potevano fare al nostro grande Lupo torto più grande: “le tastierine, le cazzo di tastierine!!!”….vai Lupo, sfogati!
Purtroppo, e con mio grandissimo rammarico, mi trovo nella situazione di scrivere 4
righe su qualcosa che non mi ha garbato, anzi mi ha dato molta noia: per me è la
prima volta, non perché non si fosse mai presentata la possibilità, ma per scelta
personale ho sempre deciso di escludere ciò che non mi aveva colpito
positivamente. La storia è molto triste, siete avvisati.
Parte con me medesimo che spulcia in Spotify la cartella dei miei eroi Ten Foot Pole
e scopro con estrema sorpresa che hanno appena rilasciato un nuovissimo album.
Ero completamente all’ oscuro della novità, anzi addirittura pensavo non avessero
più intenzione di registrare materiale nuovo: l’ultimo album (Setlist – 2017) in realtà
era una raccolta di canzoni vecchie rimaneggiate. Per chi non li conoscesse, i TFP
sono il classico gruppo calipunk anni ’90, caratterizzati da un suono veloce e molto
melodico, i cui primi 3 album sono bombe forti (Rev – Unleahed – Insider), oltre allo
spettacolare split coi Satanic Surfers, che il mio lettore CD non riesce più a leggere –
letteralmente. Il sound degli album successivi (Bad Mother Trucker – Subliminable
Messages) rallenta parecchio come velocità, ma la qualità dei pezzi resta molto alta.
Tipo i Bad Religion dopo Generator, ecco.
Insomma, mi avventuro in questo nuovo ed inaspettato lavoro, e per i primi 30
secondi sono stra-preso bene: velocità e tecnica, i Ten Foot Pole sono tornati a ruota
alta! Descrivere quello che avviene dopo mi risulta difficile, è un misto tra disgusto e
sconforto, sensazioni che non provo neanche quando ascolto black metal. Per
rispetto di tutti – oltre per il fatto che forse verrei censurato ferocemente – ometterò
di trascrivere i bestemmioni che mi sono decollati, e ne sono partiti assai, comunque
cercherò di rendere l’idea in altri modi.
Ma cosa avranno mai combinato i Ten Foot Pole di così grave poi? Le tastierine,
le cazzo di tastierine hanno messo, ma perchè mai? Mio malgrado tutto l’album è
farcito abbondantemente di tale abominevole strumento (ma chi cazzo siete,
i Travoltas? PORCO DUE!) e la cosa che mi smona ulteriormente è il fatto che se i pezzi
venissero suonati old school sarebbero certamente validi.
La carne di per sè è buona, ma il cuoco non era abbastanza
ubriaco ed è stata cucinata di merda. Il risultato complessivo è un album che strizza
entrambi gli occhi, le orecchie e pure il naso al power pop, altro che skatepunk, alla
faccia dei bei tempi andati. Per completare l’opera di disagio vengono aggiunte pure
delle chitarrine tra glam metal anni ’80, flamenco e power metal (e questo mi gasa, a
dirla tutta), e una traccia acustica piuttosto inutile e banale a chiudere ‘sto disco-
sola. Insomma, una merda, ZIO BASTARDO CAN!
Non me ne frega una cippa se le altre recensioni ne parlano bene, a me fa veramente schifo,
e rivoglio i TFP vecchi, probabilmente perchè anch’ io sono un matusa del cazzo.
Caro Dennis Jaggard, spiegami perchè hai fatto ‘sta cafonata: abbiamo tutti dei debiti
da pagare, ma piuttosto di indispettire i vostri fan di vecchia data in questo modo
sconcio, non potevi semplicemente creare un altro gruppo per fare queste
minchiate? Che tanto poi Spotify con i suoi algoritmi ti dirotterebbe lo stesso gli
ascoltatori…
A questo punto devo essere felice che non suoneranno al Punk Rock Holiday, come
da tanti sperato (compreso me, in tempi non sospetti): al loro posto però ci saranno i
Pulley, band del primo cantante dei TFP Scott Radinsky, all’epoca cacciato dalla band
per i suoi impegni lavorativi (giocatore di baseball professionista, mica noccioline!).
Almeno voi, regaz, non deludetemi! MP!

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