Lagwagon – Railer

Lagwagon – Railer

Con i Lagwagon ho sempre avuto un problema: mi sono sempre piaciuti ma mai abbastanza da entrare nella mia top ten. Ci sono pezzi che apprezzo tantissimo, altri invece che, per la loro vena malinconica e deprimente, non riesco molto a digerire.

Ho tutta la loro discografia ma ho sempre affrontato i loro lavori con un po’ di timore. Insomma una sorta di amore/odio.

Il precedente disco Hang, uscito nel 2014, mi era piaciuto in generale, anche se lì, come si capisce anche dal titolo e dalla copertina, la carica depressiva era alquanto elevata.

Railer è un disco attesissimo, anche perché, essendo giunti al nono lavoro in studio, ci si comincia a chiedere quanto una punk band attiva dal 1989 possa ancora dire nel 2019. Inoltre è risaputo che la voce di Joey Cape non è più quella di un tempo e l’esito della sua performance è un’incognita non da poco.

Dopo diversi ascolti posso dire che Railer è un gran disco! Diversi sono i pezzi interessanti ma, come si dice in questi casi… andiamo con ordine.

Il disco si apre con Stealing Light, un’ottima opener, che fa mettere il cuore in pace a tutti i vecchi fan.

La successiva Surviving California, che era stata scelto come seconda preview dell’album, inizia con un riff cazzuto di chitarra che mette in luce l’animo più metallaro dei Lagwagon. Pezzo ampiamente promosso.

Il terzo brano, Jini, passa a un tono più disteso e in maggiore. Il ritornello in gang vocal è un inno che, grazie alla sua semplicità e immediatezza, ti ritroverai a canticchiare dovunque tu sia.

Le successive Parable e Dangerous Animal colpiscono entrambe in modo diverso per il loro intro: la prima ha un coro di bambini, la seconda un intrigante giro di basso.

La sesta traccia è la prima che abbiamo ascoltato di questo album: Bubble era stata scelta come primo estratto prima della pubblicazione effettiva. Una canzone in pieno stile Lagwagon che penso metta d’accordo tutti.

Il lato B comincia in modo completamente diverso da come era finito il primo: il clima positivo delle note di Bubble, viene rimpiazzato da un intro intenso e molto triste eseguito al piano. The Suffering è il brano più lungo del disco e probabilmente quello più pregno di intensità e carica emotiva. Inoltre è anche quello in cui emerge di più la fatica di Joey a raggiungere le note più alte. Questo fatto però non rovina tutto, anzi se possibile dona ancora più drammaticità al pezzo.

Le canzoni successive non mi colpiscono particolarmente, pur restando ampiamente nella sufficienza (Pray For Them è quella che mi è piaciuta meno in assoluto). Eccezione a questo giudizio fanno  Auf Wiedersehen, una delle più belle del disco, e l’ultimo pezzo nonché cover dei Journey, Faithfully.

 

I Lagwagon sfornano un lavoro coerente con il loro percorso, pieno di pezzi stupendi, con una carica tensiva che molte giovani band si sognano. I problemi alla voce di Joey si sentono ma, come detto, in alcuni punti infondono addirittura maggiore intensità ai brani (almeno su disco, il discorso è diverso per i live). I Lagwagon nel 2019 dicono ancora la loro e lo fanno meglio di altre band che hanno la loro età.

 

Frankie

 

Tracklist:

      01. Stealing Light
      02. Surviving California
      03. Jini
      04. Parable
      05. Dangerous Animal
      06. Bubble
      07. The Suffering
      08. Dark Matter
      09. Fan Fiction
      10. Pray For Them
      11. Auf Wiedersehen
      12. Faithfully

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