NEW REAL DISASTER – Tomorrow Will Come – Striped Music

NEW REAL DISASTER – Tomorrow Will Come – Striped Music

Finalmente il nostro Lupone ci degna della sua attenzione e ci regala la recensione di uno di quei lavori che sarà uno degli album dell’anno!

Striped Music, nell’anno di (dis)grazia 2020 è stata attivissima protagonista della scena, supportando e distribuendo i lavori di Screeching Weasel, Queers ed ovviamente Manges col capolavoro “Punk Rock Addio”: trovate le nostre rece su queste pagine (qui SW, Q, M) , su su! Andate a studiare!

La prima uscita di quest’anno è marcata New Real Disaster, quartetto toscano di vecchia data, che dopo un’attesa piuttosto lunga rilascia “Tomorrow Will Come”. Ovviamente se si è fan della label di Andrea Manges è lecito aspettarsi del tradizionale Ramonescore. E invece NO! In quest’album si trova di tutto: punk rock nudo e crudo, cartoline californiane, punk ’77 e street inglese e ritmi skankeggianti…. ma il ramonescore manca proprio del tutto. Quello, e pure i cori gospel. Pazienza.

Il lavoro si presenta molto energico, trascinato dalla voce incazzosa di Giusy, frontman carismatica che unisce la marcezza di Brody Dalle alla eleganza e movenze aggraziate della nostra amatissima Aimee Interrupters. La stessa copertina del disco impasta la grinta alla passione ed empatia, firmata sempre da Giusy, e tributa senz’altro un anonimo album bomba uscito 3 lustri fa.

La prima traccia “Talk To Me” si presenta subito come una delle hit del disco, con il ritmo non velocissimo ma costante mantenuto tale da qual volpone di Matte alle pelli, in formazione anche nei labronici Chromosomes nonchè firma illustre nella nostra sorella punkzine Punkadeka.

La successiva “Hamed“, scelta come singolo per presentare l’album, ci accompagna in camporella con Distillers e Rancid indubbiamente, un pezzo che non sfigurerebbe in una raccolta Hellcat. Probabilmente l’anthem song è la sesta, che dà il titolo all’album: canzone ricca di significato che ci fa ben sperare per tempi migliori a fare cagnara davanti a un palchetto.

Da segnalare anche “49 Millions” dal retrogusto Bad Religion dei primi periodi, mentre la successiva “Promises” è una ballad che spezza il ritmo. La conclusiva “Under My Feet” è una hit dalla grinta marcata, che chiude in modo più che lodevole questo album, che per quanto mi riguarda finirà sicuramente nella top 10 (almeno) di quest’anno pazzerello.

Visto la militanza dei bimbi sotto Striped mi auguro vivamente una loro apparizione al prossimo Raduno, quando sarà: ho come l’impressione che davanti al palco volerebbero diversi……. gonfiabili!

Lupo

 

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