Agnostic Front + Charger + Spirit World + Last Hope @ Circolo Magnolia, Segrate (MI) | 24/10/22

Agnostic Front + Charger + Spirit World + Last Hope @ Circolo Magnolia, Segrate (MI) | 24/10/22

Esiste qualcosa di meglio dell’iniziare la settimana con un concerto? Forse no.

Se poi il concerto in questione vede il ritorno degli Agnostic Front nella città meneghina, a maggior ragione.

Se poi gli Agnostic Front sono spalleggiati da 3 band di sicuro impatto scenico e musicale, ancora meglio.

Se poi una delle band sono i Charger, aka il side-project del bassista punk-rock che conoscono anche tutti quelli che il punk-rock lo conoscono solo se/quando passa su Virgin Radio… ovvero Matt Freeman dei Rancid (!!!)… ok, siamo già lì sotto il palco (letteralmente).

E’ lunedì e si inizia presto, alle 19.30 tassative: io e Frankie non ci facciamo scoraggiare dall’orario e a distanza di pochi minuti uno dall’altro ci incontriamo alla transenna, proprio mentre stanno per iniziare i Last Hope, unica band oltre ovviamente agli AF ad essersi già esibita in Italia, tra quelle presenti in scaletta stasera.

Classico combo hardcore “alla vecchia”, molto ben suonato e fors’anche fin troppo scolastico, ma è anche vero che nel pubblico (scarsissimo, forse arriviamo a 20 anime contando per eccesso) non vedo nessuno indossare magliette dei Dream Theater, ergo siamo a un concerto hardcore, quindi va benissimo così.

I ragazzi (bulgari) tengono a precisare che da ragazzini si avvicinarono all’hardcore anche grazie al sound degli Agnostic Front, quindi poter essere band di supporto in un loro tour europeo è una soddisfazione immensa, oltre che un onore. Nota di colore per il chitarrista solista, che sfoggia un paio di calzettoni di spugna bianchi con righettine arancioni, apparentemente fatti di una tela spessissima, roba che al confronto gli Anthrax di ‘Among The Living’ indossavano le parigine.

Cambio palco piuttosto rapido (batteria condivisa e già sai che sono quei 10/15 minuti di vita guadagnati), ecco salire la prima band che ci incuriosiva già dal monicker e dalle info trovate in rete: gli Spirit World.

La definizione ‘Country Metal’ è certamente colorita, ecco il responso: sezione ritmica e chitarra solista composte da 3 autentici redneck, con tanto di completo sgargiante da cowboys, con frange, orpelli e cappello d’ordinanza. Il secondo chitarrista, molto più giovane degli altri, sembra uscito dai primi Turbonegro (o dai nostri STP), mentre il cantante/frontman è un gigante in giacca rossa coi lustrini, stivaletti e cinturone “importante”.

Presenza scenica a parte, fondamentalmente suonavano come gli Slayer di fine anni ’80, quindi presa bene facile e grosso coinvolgimento.

A mio parere non una band per cui impazzire andando a seguirla chissà dove, ma certamente un live-act di impatto, pieno di energia e consapevolezza, la classica mezz’ora da trascorrere presi bene e senza troppe menate.

Personalmente, non riesco a contenere troppo le mie emozioni, quindi non appena i cowboys from Las Vegas scendono dal palco, entro in modalità fanboy… sto inequivocabilmente aspettando i Charger ma soprattutto Matt Freeman.

Sale sul palco con naturalezza disarmante e inizia a attaccare il basso e la pedaliera, nel frattempo la gente è iniziata ad aumentare seppur non ci sia ancora troppa calca, anzi. Sono lì attaccato alla transenna e lo chiamo, alza lo sguardo, mi saluta, poi torna a armeggiare con i cavi… ora dobbiamo solo aspettare, questione di attimi.

I Charger attaccano e mettono subito le cose in chiaro, il pezzo che apre le danze è ‘Devastator’, che è anche l’opening track del disco nuovo. Come mi fa giustamente notare Frankie, però, tolta la “pacca” fenomenale, i suoni in sé sono molto caotici e poco definiti, nonostante al basso ci sia un fenomeno vivente; per fortuna il tutto viene sistemato man mano e ogni pezzo diventa un macigno, anche la sabbathiana al 110% ‘Damage’ con il suo incedere quasi marziale mi emoziona e fa emergere il background davvero vario del combo, oltre che dello stesso Freeman.

All’interno dei Charger comunque sembra quasi palese che, nonostante sia lui l’elemento catalizzante, sul palco risultino una band in tutto e per tutto, senza dare l’impressione che lui sia il leader e gli altri musicisti dei semplici sparring-partner.

Finisce il set, davvero tirato, con la certezza che praticamente tutti i presenti siano venuti al Magnolia esclusivamente per gli headliner. Ora infatti il pit si è riempito, in maniera molto vivibile, in attesa degli Agnostic Front.

Un’attesa decisamente più lunga rispetto a quella tra le band precedenti, finalmente ecco arrivare sul palco come di consueto Vinnie Stigma con la propria chitarra “auto-serigrafata” e tutto il resto della band, ad eccezione di Roger Miret, che irrompe sulla scena per iniziare a cantare. Considerato quello che ha passato quest’uomo negli ultimi anni, vederlo on stage in quel modo e con quell’attitudine è una lezione di stile oltre che un modello di attitudine, forza e carattere tutte messe insieme.

Il concerto cresce emotivamente man mano che lui e Stigma si scaldano, diventa un vero e proprio tripudio dell’hc made in New York: ci sono vecchi e nuovi anthem immancabili (Crucified, For My Family, Gotta Go) oltre a vere e proprie perle del periodo Epitaph di fine anni 90 (Police State), impossibile pretendere di più da questi colossi sulle scene da quando noi mettevamo il pannolino o (data l’età media abbondantemente sopra i 55) al limite andavamo ancora alle scuole medie.

Intrattenimento consueto marchiato Stigma con pose, saluti calorosi e pieni d’enfasi alle prime file, il tutto condito da un ragazzino (avrà avuto 10-11 anni) trascinato sul palco proprio da Vinnie sulle note di ‘Pauly The Dog’ e lasciato cantare in autonomia con una naturalezza e una verve pazzesca… c’è ancora speranza, anche se qualcuno nell’aftershow ci dirà che forse la cosa era stata preparata. In ogni caso non si è capito chi fosse il bambino o con chi fosse lì, qualcuno dice fosse il figlio dell’hardcore.

Altri due episodi degni di nota sono quando Stigma e Roger scendono dal palco e suonano Friends Or Foe dal centro del circle pit e sul finale Blitzkrieg Bop suonata con il giovane chitarrista degli Spirit World (ormai spogliato della sua giacca con i lustrini e con indosso una maglia degli Alkaline Trio): un inno che ha idealmente radunato tutte le generazioni presenti.

A coronamento di una serata già sopra le aspettative, mentre io e Frankie stiamo dibattendo sui vari aspetti del concerto, ecco che ci sfila accanto Matt Freeman… vorrei chiamarlo ma mi blocco, ribatto a Frankie che forse doveva andare così, ma pochi secondi dopo ci ripassa a fianco, prendo coraggio e lo chiamo.

Disponibile, conviviale, perfettamente a suo agio con me che imbambolatissimo ero giusto riuscito a dirgli “per me tu sei una leggenda”. Foto di rito con più emozione del solito, ci ringrazia per essere venuti e ci regala due plettri. Lui, ringrazia noi.

Com’era quella scena di Wayne’s World nel backstage con Alice Cooper? Ecco, sappiate che va davvero così.

Sicuramente uno dei migliori lunedì tra i lunedì dell’ultima decade!

Koppo

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