LIGHT YEARS – AFTERLIFE – RUDE RECORD

LIGHT YEARS – AFTERLIFE – RUDE RECORD

Frankie ci recensisce il nuovo disco dei Light Years, quartetto di pop punk made in Usa…

Ammetto che prima di trovarmi questo disco tra le mani, non avevo mai sentito parlare degli Light Years.

I 4 ragazzi di Cleveland, OH a partire dal 2009 si sono fatti strada nella scena pop-punk americana grazie a tour insieme a Neck Deep, Knuckle Puck, State Champs e Four Year Strong e alla loro partecipazione al Vans Warped Tour del 2014.

Questo Afterlife rappresenta il loro terzo capitolo discografico, il secondo pubblicato con la Rude Records. Il loro sound è il classico pop-punk contemporaneo, mai troppo veloce, che bilancia più o meno in egual misura suoni allegri e suoni malinconici.

Diciamo che le mie aspettative su questo lavoro non erano molto elevate, anche perché di gruppi simili ce ne sono veramente tanti. Invece a furia di ascoltare Afterlife, il disco mi è piaciuto e non poco.

Ma andiamo con ordine.

La prima traccia è Back Then, a mio parere, la migliore di tutto l’album. Il ritornello è veramente molto bello e orecchiabile. Di questo brano è stato realizzato anche un video (che puoi vedere qui), che colleziona video e foto del passato, sia di quando i membri erano bambini, sia dei primissimi tour, sia di quelli più recenti.

Guardando il video si apprezza anche la semplicità della band: non è gente che se la tira, ma che, come tanti altri, suona la propria musica con passione e come piace a loro, fregandosene del giudizio degli altri.

Andando avanti, le canzoni continuano a essere caratterizzate dalla melodia e da una velocità media.

Da segnare è Graveyard, uno dei singoli estratti dal questo lavoro, che rappresenta una delle tracce chiave per comprendere il concept dell’album. L’idea venne al cantante Pat Kennedy (vera mente della band): lavorando in una pizzeria che si trova vicino a un cimitero, si è soffermato a pensare al fatto che quando qualcuno muore, il dolore è solo di chi conosce quella persona mentre per tutti gli altri il giorno del funerale è un giorno come tutti gli altri. Allora la canzone è una sorta riflessione sul senso della vita e sul tentativo di trovare una ragione per farci ricordare.

Le successive How Are YouShould Have BeenBottle Rocket (anche questa accompagnata da un video) e Burning In My Blood (primo singolo dell’album) sono tutte molto belle e condividono un po’ la stessa idea di fondo: crescendo si comprende di più cosa è importante nella vita ed è giusto concentrarsi il più possibile su queste cose.

Afterlife si rivela essere un album maledettamente personale e scritto e prodotto molto bene, a partire dalla copertina che, a mio avviso, propone un’ottima grafica che invita all’ascolto.

Bella scoperta questi Light Years! Speriamo di vederli prima o poi in Italia!

Frankie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *