Knuckle Puck – 20/20 – Rise Records

Knuckle Puck – 20/20 – Rise Records

Il nostro Koppo ha sentito il nuovo dei Knuckle Puck e da buon vecchiaccio si lancia in una disquisizione filosofica sulla nuova ondata del pop punk-punk rock

La carriera oramai decennale dei Knuckle Puck consiste in un numero cospicuo di EP (sei, tra cui lo split del 2014 con i Neck Deep ), mentre ‘20/20’ è il loro terzo full-lenght.
La curiosità è dunque tanta, dato che all’interno della “nuova scena” punk-rock mondiale il combo di Chicago sta via via ritagliandosi numerosi consensi e una posizione di rilievo.
L’album, che esce per Rise Records, ci presenta una band senza dubbio in ottima forma, che alterna sapientemente pezzi iper-orecchiabili (‘Sidechain’) a simil-ballad dal retrogusto di fine anni ’90 (‘Earthquake’ potrebbe benissimo uscire dalla soundtrack di American Pie 2), sempre con una formula melodica infallibile, fatta di chitarrine ammiccanti, cori piazzati ovunque ma mai a sproposito.

Tutti i pezzi hanno un imprinting chiaro, puro e semplice, scorrono via piacevolmente e l’album arriva alla conclusiva ‘Miles Away’ davvero velocemente… molto velocemente… forse… troppo velocemente.

Mi spiego: quale può essere il punto a sfavore di questo disco/questa band?
La mancanza di una spiccata personalità probabilmente, almeno a mio modesto parere.
Allora, chi scrive queste righe arriva dal punk anni ’90, dove (lo ammetto) in mezzo ai vari mostri sacri (dai, non fatemeli ripetere ogni volta, sappiamo tutti chi erano) sbucavano ogni due per tre delle vere e proprie “one hit wonder” che entravano nel calderone e ci rimanevano senza magari brillare di luce propria, ma andavano avanti nella loro nicchia per anni con dischi anche onesti… ma senza mai arrivare allo status degli storici ispiratori.

Questa cosa si sta (secondo me) ripetendo a livello esponenziale nel pop-punk/punk-rock americano dell’ultima decade: abbiamo i maestri, intoccabili (o quasi) e abbiamo gli allievi, che studiano la lezione, la imparano e la applicano ma… quanto hanno copiato e quanto ci hanno messo di proprio?

Intendiamoci: a me questo disco è piaciuto, ma non riesco a negare che difficilmente, se mi venisse voglia di ascoltare queste sonorità a breve, andrei a cercare i Knuckle Puck schiacciando il piede sull’acceleratore… i pezzi di ‘20/20′, se finissero in un mixtape, sarebbero difficili da distinguere da quelli degli State Champs , per fare un esempio. E’ un discorso che mi si potrebbe ritorcere contro, ripeto, se mi trovassi davanti un fan della band dell’Illinois a rinfacciarmi la stessa cosa per i No Fun At All o i Pennywise… e avrebbe anche ragione!

Forse la verità (o almeno una delle verità) sta nel mezzo, ovvero che i tempi sono cambiati e se questo punk-melodico è l’attuale trend, allora sarà ovvio che ci saranno decine di band come i Knuckle Puck a avere un’esposizione o un appeal maggiore rispetto ad altre band.
E’ una questione di tempi ma anche di gusto e gusti… questo disco non ha niente che non vada, ma sarà difficile che diventi un “classico” del genere e sebbene sia forse uno dei loro migliori lavori, manca “quel qualcosa” che lo porti al di sopra della media.
Ora che ho finito di ascoltarlo per la terza volta, dopo averlo promosso (seppur non a pieni voti), ve lo consiglio.
Io intanto vado a riascoltarmi “Punk-O-Rama 3”.

Koppo

TRACKLIST:
1. 20/20
2. Tune You Out
3. Side Chain
4. Earthquake
5. RVSP
6. Breathe
7. What Took You So Long ?
8. Into The Blue
9. Green Eyes
10. True North
11. Miles Away

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